Dopo aver annunciato l'apertura formale della crisi di governo e la chiusura dell'alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle, il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, Matteo Salvini, è andato a Pescara dove era atteso per un comizio serale. Molto atteso perché si tratta delle prime parole del leader leghista dopo aver ufficializzato la crisi e aver sancito la fine del governo guidato da Giuseppe Conte. Salvini spiega da cosa derivi la sua decisione, sostenendo di aver perso la pazienza: "Bisogna fare le cose bene, in fretta e con coraggio. Non è un momento in cui possiamo permetterci dei no. Per questo io che sono l’uomo più paziente del mondo non posso sentire dei no. C’è bisogno di sbloccare le opere pubbliche, non di ministri che le bloccano. Ce la mettiamo tutta. Pur di andare avanti siamo pronti a mettere in gioco le nostre poltrone? Sì. Quanti partiti con sette ministri sono disposti a dire andiamo a casa domani mattina?". "Oggi si è ministri, domani chissà", afferma subito dopo il vicepresidente del Consiglio. Poi è tornato sul tema dei no: "L'Italia ha bisogno di tanti sì, non dei tanti no. Piuttosto che tener fermo il Paese diamo la parola agli italiani. E non lo dico per tornare al vecchio, non ho nostalgia del passato. Se devo mettermi in gioco lo faccio tranquillo e da solo a testa alta, non ho problemi e non ho paura. Se uno è forte nelle sue idee non ha paura. Poi potremo scegliere dei compagni di viaggio…".

Salvini rivolge anche un appello agli italiani: "Noi guardiamo avanti e chiediamo agli italiani la forza di prendere per mano questo Paese e di salvarlo. Io non sono nato da servo ma da uomo libero, se devo morire devo farlo da uomo libero". "Mi piacerebbe riuscire a fare sul tema dell’economia, delle tasse e del lavoro quello che abbiamo dimostrato essere possibile su antimafia, lotta agli scafisti, migranti in quest'anno", dice ancora Salvini riferendosi ai suoi obiettivi: "Ci dicono che non si possono tagliare le tasse, vi dimostreremo, se ci darete la forza, che si può e si deve. Anche perché non possiamo distribuire a tutti quelli che passano sul lungomare il reddito di cittadinanza".

Durante il discorso di Salvini non mancano passaggi molto duri: "Questo paese ha bisogno di regole, ordine e disciplina. Chi sbaglia paga, punto. E se vuoi rompere le palle torni al tuo paese, perché di rompicoglioni ne abbiamo anche troppi". Così come gli attacchi alle Ong che operano nel Mediterraneo soccorrendo migranti, con riferimento – per esempio – alla nave Ocean Viking, battente bandiera norvegese. "Le porte sono spalancate per donne e bambini che scappano dalla guerra, però se sbarchi qua e intanto ti becco a spacciare, ti metto sul primo aereo e ti spedisco a casa tua. La guerra me la porti a casa mia, non è che scappi", aggiunge riferendosi ai migranti.

Il ministro dell'Interno parla della parlamentarizzazione della crisi, rivolgendosi a deputati e senatori e invitandoli – in maniera non proprio gentilissima – ad "alzare il culo" per andare a lavorare in Parlamento nella settimana di Ferragosto e affermando che gli esponenti leghisti lunedì saranno a Roma e che non si può aspettare ancora per aprire la crisi trascinandosi fino al 20 agosto. "Invitiamo i 900 parlamentari della Repubblica a venire in Parlamento la prossima settimana e giustificare gli stipendi", continua ancora.