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Cosa succede a Alberto Trentini ora che altri italiani sono stati liberati in Venezuela

Giorgia Meloni ha detto di essere “fiduciosa” sulla liberazione di Alberto Trentini. Il cooperante italiano è in carcere a Caracas da oltre 400 giorni, senza un’accusa a suo carico. L’Italia, dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e il cambio di governo, starebbe tentando diverse strade per arrivare alla liberazione.
A cura di Luca Pons
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Sono giorni che potrebbero rivelarsi decisivi per il futuro di Alberto Trentini, cooperante veneto di 46 anni incarcerato in Venezuela dal novembre del 2024. Nei suoi confronti non c'è nessuna accusa formale e circostanziata, eppure l'italiano si trova nel carcere di El Rodeo, a Caracas, da più di 400 giorni. Ora che la situazione politica nel Paese è instabile, l'Italia ha fatto delle ulteriori mosse per arrivare alla liberazione di Trentini e di Mario Burlò, imprenditore torinese che si trova nella stessa prigione e secondo i familiari è detenuto senza motivo.

Un segnale incoraggiante è arrivato giovedì, con la liberazione di alcuni prigionieri stranieri dalle carceri venezuelane. Si ritiene che siano circa mille le persone incarcerate in modo arbitrario, nel Paese. Di queste, poco meno di trenta sono italiane. In settimana il governo di Caracas ha approvato un provvedimento di scarcerazione che ha riguardato anche l'imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri.

L'apertura diplomatica: governo Meloni riconosce Rodriguez come presidente venezuelana

Il timore era che, dopo gli attacchi militari degli Stati Uniti e la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, l'instabilità politica rendesse impossibile parlare della liberazione dei prigionieri. Invece la vice di Maduro, Delcy Rodriguez, dopo aver giurato come presidente ad interim ha iniziato a cercare di rafforzare i rapporti internazionali.

Su questo piano, il governo italiano si è mostrato disponibile. Ieri è arrivata un'apertura che con Maduro non c'era mai stata: la presidente del Consiglio Meloni, in una nota, ha ringraziato la "presidente Delcy Rodriguez". È un riconoscimento diretto, che sul piano diplomatico ha un peso importante.

L'Italia, insomma, guarda ufficialmente a Rodriguez come alla legittima leader venezuelana. Nonostante sia una storica alleata di Maduro ha il sostegno di Donald Trump, per il momento, e tanto basta. Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno ha ribadito: "Il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo, penso che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela".

La lista di prigionieri da liberare

Il nuovo, inatteso disgelo (almeno parziale e iniziale) nei rapporti italo-venezuelani, quindi, potrebbe essere il primo tassello per la liberazione di Trentini e Burlò. Sul come arrivarci concretamente ci sarebbe un piano in lavorazione, anche se nulla è ancora confermato.

In Venezuela sono detenuti anche diversi cittadini statunitensi. E Washington, dopo aver di fatto instaurato Rodriguez come presidente, ha intenzione di chiederne la liberazione in tempi rapidi. Ci sarebbe una lista di prigionieri da scarcerare, e l'Italia starebbe lavorando per farci rientrare anche Trentini e Burlò. Anche perché la lista riguarderebbe i detenuti a El Rodeo, dove i due italiani si trovano.

Gli sforzi politici, diplomatici e di intelligence sarebbero ancora in corso. Troppo presto per capire se i due saranno inseriti nell'elenco, e nel caso quando potrebbe avvenire davvero la scarcerazione. Nel frattempo il governo venezuelano valuta come muoversi, sul piano formale, per la liberazione di persone che non hanno nemmeno un'accusa a loro carico: l'ipotesi è quella di un'amnistia generale, così da non dover riportare dettagli specifici per ciascun caso.

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