Cosa sappiamo della PEC obbligatoria per chi ha un’auto o una moto: il chiarimento di Salvini

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A cura di Luca Pons
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Il testo base della riforma del Codice della strada prevede l’obbligo di avere un indirizzo PEC (Posta elettronica certificata) per svolgere una serie di operazioni con l’auto o la moto: immatricolazione, revisione, passaggio di proprietà, tra le altre. La riforma non è ancora in vigore e il testo può cambiare: dal 13 settembre il ministero dovrà stilare il testo definitivo, e Matteo Salvini si è impegnato a non includere il nuovo obbligo.

Nel testo base del nuovo Codice della strada c'è anche l'obbligo, per gli automobilisti e i motociclisti, di dotarsi di un indirizzo PEC registrato nell'INAD (Indice nazionale domicili digitali) per effettuare alcune operazioni fondamentali: la revisione, l'immatricolazione e anche il passaggio di proprietà, per esempio. La riforma per adesso è ancora nella prima fase, quella della proposta. E la possibile novità ha creato così tanta preoccupazione tra i proprietari di auto che il ministro dei Trasporti è intervenuto. Matteo Salvini ha dichiarato che la proposta "non sarà inserita nel nuovo Codice della strada". Al momento, comunque, c'è ancora più di un mese per discutere e modificare il testo in questione.

Cosa diventerebbe obbligatorio per automobilisti e motociclisti

La riforma del Codice della strada, nella sua forma attuale, introduce l'obbligo di avere un domicilio digitale, ovvero un indirizzo PEC (Posta elettronica certificata) per svolgere numerose operazioni. Per dotarsi di una PEC è necessario acquistare il servizio da uno dei numerosi gestori esistenti sul mercato. Il costo è piuttosto ridotto, può andare da 4-5 euro fino ad alcune decine di euro (per servizi professionali più elevati) all'anno.

Al di là del prezzo da pagare, il passaggio potrebbe essere complicato per chi non ha confidenza con gli strumenti digitali. La PEC è utile anche al di fuori dell'eventuale riforma del Codice della strada – ad esempio, il domicilio digitale si può utilizzare per ricevere più rapidamente comunicazioni dell'Agenzia delle Entrate, e per inviare corrispondenza in una modalità che permette di accertare, legalmente, quando è stata mandata e quando è stata ricevuta. Oggi però sono obbligati a dotarsi di un indirizzo PEC solamente i professionisti iscritti ad albi ed elenchi e le imprese, mentre per i privati cittadini è una scelta.

L'intenzione alla base della riforma proposta era di aiutare la diffusione dei domicili digitali, per semplificare in ottica futura – ad esempio – molte altre procedure. Un passaggio non molto diverso da quello effettuato negli scorsi anni, quando lo SPID o la Carta d'identità elettronica diventarono obbligatori per richiedere alcune prestazioni all'INPS. Uno degli ambiti in cui la PEC potrebbe essere usata regolamente è quello delle multe. Le sanzioni possono essere inviate via posta elettronica certificata, un metodo più rapido, sicuro e meno dispendioso della lettera cartacea. Come detto, però, dal ministro Salvini è arrivata una marcia indietro.

Quanto sarebbe previsto l'obbligo di PEC

La PEC, per la proposta è formulata nel testo base della riforma del Codice della strada, sarebbe stata obbligatoria in molte situazioni:

  • La revisione dell'auto, che va fatta quattro anni dopo l'immatricolazione e poi ogni due anni
  • L'acquisto di un'auto nuova
  • Il passaggio di proprietà di un'auto usata
  • La reimmatricolazione, se la targa è stata rubata o smarrita
  • La registrazione di un'auto con targa straniera per l'utilizzo in Italia

La PEC non sarebbe quindi obbligatoria per il semplice fatto di possedere un veicolo. Non andrebbe per forza creata immediatamente da chiunque abbia un'automobile o una moto. Ma, nel giro di pochi anni, quasi tutti se ne dovrebbero dotare.

L'impegno di Salvini: "Niente obbligo di PEC"

Come detto, la riforma non è definitiva. Il testo base è stato inviato agli operatori del settore, che hanno tempo fino al 13 settembre per far avere i loro pareri al ministero. Stando ai termini della legge delega, poi, il ministero dei Trasporti ha tempo fino al 14 ottobre per varare il testo definitivo.

Proprio perché il testo non è definitivo, è importante la presa di posizione arrivata dal ministro Matteo Salvini: "La proposta di vincolare le richieste di rilascio, rinnovo della patente, immatricolazione o revisione di un veicolo alla comunicazione di un domicilio digitale, con una Pec obbligatoria, non sarà inserita nel nuovo Codice della strada", ha fatto sapere in una nota. "Lavoriamo per semplificare le procedure e la vita dei cittadini, e soprattutto per garantire a tutti più sicurezza sulle strade italiane".

La certezza definitiva sul testo della riforma arriverà solo quando sarà messa nero su bianco. Per adesso, le dichiarazioni di Salvini non hanno ancora un riscontro ufficiale, per forza di cose. Nelle prossime settimane diventerà chiaro se la promessa è stata mantenuta.

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