Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Andrea Sempio: “Non sto più vivendo. L’eventualità del carcere? Cerco di non pensarci”

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“La mia vita oggi è o chiuso in camera o dall’avvocato. Non si vive più”: parla Andrea Sempio, l’attuale indagato sul delitto di Garlasco, in una intervista a Porta a Porta.

"Si vive a fatica. Oggi non sto vivendo perché la mia vita oggi è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a vedere e andiamo a incontrarci coi consulenti". Parla Andrea Sempio in una intervista rilasciata a Porta a Porta e che andrà in onda nella tarda serata di oggi 6 ottobre. Le sue parole arrivano qualche giorno dopo la chiusura delle indagini lo scorso 28 settembre. Da allora – come era già successo durante il primo 415bis del 7 maggio – la difesa ha 20 giorni di tempo per presentare memorie e contro-consulenze. 

Dall'inizio del 2025 Andrea Sempio è indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, di cui il condannato in via definitiva è Alberto Stasi. In trasmissione ha spiegato che la giornata peggiore di questi due anni è stata "l'ultima volta che è andata in ospedale mia mamma". Daniela Ferrari infatti non è stata bene e gli avvocati hanno fin da subito parlato di un tentato suicidio. La donna fortunatamente si è ripresa e pochi giorni dopo è stata dimessa dall'ospedale.

Per Andrea Sempio le indagini su di lui sono inutili perché c'è già un condannato che nel 2015 è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere: "Secondo me la condanna è giusta. Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente. Alcune cose che vengono sollevate non mi convincono. Mi sembra che siano più logiche e spiegate come sono state spiegate ai tempi". Per Sempio quindi non ci sarebbe stato nessun errore giudiziario.

Eppure ora per la Procura di Pavia è lui l'assassino. Bruno Vespa durante l'intervista gli ha chiesto cosa farebbe se alla fine pm o una sentenza lo riterranno estraneo all'omicidio di Chiara Poggi: "Per il momento cerco di non interrogarmi. So che la macchia di assassino che se l'è cavata quella non te la levi. Devi vedere chi è che decide comunque di accompagnarsi con te anche a livello di amicizie. Vuoi essere legato a questa persona sapendo che magari per strada per ancora tanto tempo avrai un dito puntato? Come potrà essere dopo è una cosa cui cerco di non di non farmi domande. Per adesso è troppo in là".

L'attuale indagato poi torna a parlare di tutti quegli elementi su cui i magistrati stanno concentrando l'accusa. Per lui l'impronta 33 "non è attribuibile a nessuno" e la scarpa numero 42 "l'ho provata e non mi entrava. Tutte quelle che ho ancora in casa, anche vecchie, sono 44". Si riferisce a quella impronta parziale della mano destra che è stata trovata sulla parete destra delle scale in cui è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi e che solo in questi mesi la Procura di Pavia ha attribuito ad Andrea Sempio. Mentre l'impronta di scarpa è quella a pallini e che in questi 19 anni gli esperti hanno associato a una suola marca Frau numero 42. Questa impronta è compatibile con il piede di Alberto Stasi e ora, per i pm, anche con quello di Andrea Sempio anche se lui continua a ripetere di avere sempre avuto il numero 44 delle scarpe.

E infine Andrea Sempio precisa: "Io francamente penso che sia tutto spiegabile. Il mio unico dubbio è che ci sarà tanta tanta roba da valutare, tanti elementi diversi. Io spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi". E ancora: "Il pensiero che si possa arrivare al carcere c'è. Francamente cerco di non pensarci cerco proprio di non immaginarmi quell'eventualità".

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