In Consiglio dei ministri arriva oggi il decreto Ristori bis, contenente nuove misure di sostegno economico per i settori e le attività commerciali colpite dalle nuove restrizioni. Il governo pensa a una base di aiuti validi su tutto il territorio nazionale, accompagnata da interventi più incisivi nelle zone rosse, tornate di fatto a un lockdown. In questi territori si prevedono indennizzi che, ad esempio nel caso di bar e ristoranti costretti a chiudere, potrebbero arrivare fino al 200% dei rimborsi già erogati con il decreto Rilancio. Previste anche norme a sostegno dei genitori lavoratori, come il congedo parentale per chi non può andare in smart working e ha un figlio a casa in quarantena, o il bonus asilo nido. Si pensa anche a rifinanziare il bonus baby sitter.

Per prima cosa, come accennato, sono previsti una serie di contributi a fondo perduto per i  commercianti e le partite Iva che devono chiudere la loro attività nella zona rossa. Nello scorso decreto Ristori il governo aveva già stanziato degli indennizzi per tutte le attività colpite dalle chiusure anticipate. Ora si aggiungono anche ulteriori risorse per i professionisti che dovranno chiudere definitivamente i battenti nelle aree di lockdown. "Oggi andiamo in Consiglio dei ministri con un decreto Ristori bis. Ci siamo resi conto che i contributi a fondo perduti erano modesti e li abbiamo moltiplicati. Chi aveva ricevuto un indennizzo nel primo lockdown ora potrà ricevere anche il 200%, lo vedrà raddoppiato. Serve liquidità, ce ne rendiamo conto", ha detto oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Chiaramente bisognerà tenere conto del fatto, nel momento in cui si andranno a stanziare le risorse, che alcune Regioni che al momento si trovano in zona gialla o arancione potrebbero passare in zona rossa nei prossimi giorni. E potrebbero quindi aumentare le attività che hanno diritto ai contributi a fondo perduto. Al momento tenendo conto di Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta, si contano all'incirca 700mila persone che possono accedere all'indennizzo. Ma queste solo aggiungendo la Campania supererebbero subito il milione. Per questo il governo pensa più a un fondo per un valore che potrebbe anche superare il miliardo e mezzo di euro dal quale attingere mano a mano a seconda delle necessità.

Per le partite Iva che avevano già chiesto i contributi a fondo perduto del decreto Rilancio i soldi arriveranno direttamente sul conto corrente. L'Agenzia delle Entrate punta a erogare le somme previste già entro 15 giorni. Coloro che non avevano fatto precedentemente richiesta, invece, dovranno presentare domanda: in questo caso, chiaramente, i tempi si allungheranno. Si prevede comunque di versare il dovuto entro il 2020. I nuovi contributi a fondo perduto per le attività colpite saranno il doppio rispetto a quelli ottenuti prima dell'estate. Bisognerà comunque rispettare il tetto massimo di 150mila euro, mentre non sarà più valido il limite massimo di fatturato a 5 milioni fissato per avere diritto al bonus. Limite che comunque era già stato cancellato nel primo decreto Ristori.