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Cosa ha fatto concretamente Silvia Salis come sindaca di Genova: il bilancio

A un anno dall’elezione, Silvia Salis muove Genova tra riforme identitarie e nodi strutturali. Tra il risanamento di AMT e le tensioni sulle infrastrutture, ecco il bilancio tra promesse e realtà.
A cura di Francesca Moriero
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Di Silvia Salis si scrive spesso per i dettagli che ne compongono l'immagine: i mocassini, il taglio dei capelli o la naturalezza nel muoversi tra i salotti istituzionali e le piazze techno che la borghesia genovese osserva con un misto di curiosità e sospetto. Ma a quasi un anno dal trionfo elettorale di maggio 2025, la cronaca del costume dovrebbe forse cedere il passo a una domanda più urgente: cosa sta diventando Genova sotto la guida della prima martellista che Palazzo Tursi abbia mai ospitato? Oltre la proiezione di "anti-Meloni" costruita sui media internazionali, resta infatti da capire quanto della Genova "giusta e vivibile" sia oggi realtà delibata e quanto sia invece rimasto incagliato nelle secche di una macchina burocratica storicamente ostile ai cambiamenti.

Lo spartito dei diritti e la nuova laicità

Se il mandato di Salis dovesse essere riassunto in un singolo fotogramma, sarebbe quello del 25 giugno 2025: il riconoscimento dei primi 11 figli di coppie omogenitoriali nati all'estero tramite procreazione medicalmente assistita. È stato l'inizio di una serie di provvedimenti identitari, culminati con l'apertura di uffici dedicati ai diritti LGBTQIA+ e percorsi di formazione per i dipendenti pubblici. Salis ha trasformato Genova in un manifesto di laicità applicata, portando la città tra le prime in Italia a riconoscere ufficialmente le nuove forme di famiglia. Laicità che si spinge oltre i confini comunali, toccando la politica internazionale: la sindaca non ha infatti esitato a scendere in piazza per Gaza, rivendicando apertamente l'uso di parole come "genocidio" per definire gli orrori e i massacri dell'esercito israeliano nella Striscia e in Cisgiordania, o definendo il fascismo, durante il 25 aprile di quest'anno, come qualcosa che "ha fatto schifo". Un linguaggio diretto, che rompe chiaramente con la felpata diplomazia dei suoi predecessori.

Educazione affettiva dai tre anni

Oltre agli uffici per i diritti, l'amministrazione Salis ha forzato la mano su un terreno storicamente scivoloso per gli enti locali: l'introduzione dell'educazione sesso-affettiva nelle scuole dell'infanzia comunali. Il progetto sperimentale, lanciato simbolicamente durante la Giornata contro la violenza sulle donne, coinvolge circa 300 bambini tra i 3 e i 6 anni in quattro istituti (Sampierdarena, Castelletto, Lagaccio e Centro Storico). Nonostante le polemiche politiche, la sindaca ha rivendicato la scelta come un atto di responsabilità dello Stato, definendola un segnale necessario per "scardinare il populismo" e offrire un'alternativa culturale alla violenza di genere.

Il fronte del lavoro: dal salario minimo alla trincea dell'Ex Ilva

Sul piano del lavoro, la strategia di Salis si è mossa per ora su due binari paralleli anche se diversi. Da un lato c'è l'intervento normativo: l'introduzione del salario minimo a 9 euro in tutti gli appalti comunali. Una mossa chirurgica per contrastare il lavoro povero nei servizi in appalto, che funge da esperimento pilota per il centrosinistra nazionale. Dall'altro lato c'è il posizionamento politico sul campo. Salis ha scelto di non restare spettatrice della crisi industriale del Ponente, portando la fascia tricolore tra i caschi blu dell'Ex Ilva di Cornigliano. Sostenendo apertamente la mobilitazione degli operai contro il disimpegno della proprietà, la sindaca ha ribadito più volte che la sua amministrazione "non è neutrale di fronte alla minaccia di smantellamento del cuore produttivo della città".

Le nuove generazioni: dalle aule del mare ai palchi techno

Sul fronte generazionale, l'azione di Silvia Salis si è posta l'obiettivo di invertire la demografia di un centro storicamente percepito come una città per pensionati, cercando di trasformarlo in un polo capace di offrire reali prospettive di stanzialità. Una visione che ha trovato una prima declinazione concreta nella creazione della Scuola delle Professioni del Mare: un'operazione che tenta di saldare il debito strutturale tra la città e il suo asset economico principale, il porto. L'offerta di percorsi formativi diretti all'occupazione nel settore nautico rappresenta un tentativo pragmatico di arginare la fuga di competenze verso i poli logistici del Nord Europa, sebbene l'impatto reale sull'occupazione giovanile complessiva resti un dato da monitorare sul lungo periodo. Parallelamente, la giunta ha utilizzato lo sport come leva di rigenerazione urbana e riappropriazione dello spazio pubblico: l'inaugurazione dei campi da volley e basket nel quartiere di Quinto si inserisce proprio in questa strategia di offerta di luoghi di aggregazione gratuita.

In questo solco si inseriscono anche provvedimenti dal forte valore simbolico e normativo, come l'equiparazione dei compensi tra gli equipaggi maschili e femminili della Regata delle Antiche Repubbliche Marinare. La scommessa sull'attrattività è passata inevitabilmente anche attraverso la riapertura della città ai grandi flussi del divertimento e della musica internazionale. Dai concerti allo stadio Ferraris agli eventi di piazza dal respiro globale, come il dj-set di Charlotte de Witte, Palazzo Tursi ha cercato di riposizionare Genova sui radar della cultura pop europea. Ma se da un lato il marketing territoriale ha prodotto un indotto immediato e un cambio d'immagine per Genova, la sfida per il resto del mandato resta quella di evitare la cristallizzazione di una "città a due velocità".

Il piano delle 78mila pattuglie: la sicurezza vista da sinistra

Contrariamente alla narrazione tradizionale che vede la sicurezza come un tema esclusivo della destra, Salis ha poi fatto del controllo del territorio una priorità progressista. A febbraio 2026, il piano di sicurezza urbana ha segnato un potenziamento senza precedenti della Polizia Locale: oltre 78.900 pattuglie l'anno, con una media di 216 interventi giornalieri concentrati soprattutto nel centro storico. L'obiettivo dichiarato è la "polizia di prossimità": raddoppiare la presenza fisica tra i carruggi per restituire alle famiglie una percezione di sicurezza reale, sottraendo così il tema alla propaganda e riportandolo alla gestione quotidiana.

Il rebus dei conti: AMT e lo scontro con i "potenti"

La vera prova del fuoco amministrativa è arrivata però dai binari del trasporto pubblico. Salis si è infatti trovata a gestire l'eredità di un debito AMT (la società per azioni a totale partecipazione pubblica che gestisce la mobilità cittadina) da 280 milioni di euro che rischiava di mandare l'azienda in fallimento. La risposta è stata una manovra fiscale decisamente impopolare: ha aumentato l'Irpef (esentando i redditi sotto i 15mila euro) e introdotto una tassa di sbarco sui crocieristi. Tradotto: un contributo di soggiorno applicato a ogni passeggero che sbarca dalle navi da crociera nel porto cittadino, una leva fiscale utilizzata per far contribuire il turismo di massa alla manutenzione e ai costi dei servizi pubblici locali. Una scelta che ha scardinato l'immagine di una sindaca funzionale agli interessi del comparto portuale, attirandole invece le critiche dirette di armatori e industriali. Resta tuttavia da monitorare se il gettito generato verrà effettivamente convertito in un potenziamento del servizio o se servirà esclusivamente a ripianare i disavanzi strutturali dell'azienda e coprire falle gestionali passate.

Il caso Val Bisagno e la scommessa delle "Zone 30"

Sul piano della trasformazione urbana, il passaggio dalle promesse elettorali alla messa a terra dei cantieri ha rivelato invece le prime, profonde crepe nel modello della partecipazione condivisa. La rinuncia allo "Skymetro" in Val Bisagno (pilastro della campagna di Salis, rivendicato come atto di coerenza ambientale contro quella che veniva definita una "cicatrice di cemento") ha lasciato il posto alla proposta di una cabinovia sopraelevata basata su uno studio del Politecnico di Milano. Il tentativo di declassare l'idea a semplice "studio scientifico di un soggetto terzo" non ha evitato il corto circuito con il territorio: per i comitati locali e parte della stessa base ambientalista, infatti, il cambio di mezzo non ha mitigato l'impatto visivo e strutturale dell'opera, dando vita all'accusa di aver sostituito un progetto sgradito con una sua versione "light" altrettanto invasiva.

Parallelamente, la transizione verso una Genova "a misura d'uomo" prosegue attraverso l'implementazione capillare delle "Zone 30", con il nodo di Sampierdarena (tra Villa Scassi e via Cantore) a fare da apripista. Se l'obiettivo dichiarato è la drastica riduzione dell'incidentalità stradale e del rumore, la realtà quotidiana sconta i tempi lunghi dei cantieri e lo scetticismo diffuso di chi vive nelle vallate. Per molti residenti, la riduzione della velocità e la limitazione del traffico privato vengono sostanzialmente percepite più come un ostacolo alla già complessa mobilità cittadina che come un reale miglioramento della qualità della vita, alimentando il sospetto che la "città dei 15 minuti" resti, per ora, un privilegio del centro città difficilmente esportabile nelle periferie geografiche e sociali della Superba.

Cosa resta in sospeso: rifiuti e rigenerazione

Restano poi ancora aperti i grandi dossier ambientali. La gestione del ciclo dei rifiuti e il futuro dell'inceneritore regionale rimangono temi su cui la sindaca mantiene infatti una cautela diplomatica, stretta tra le necessità tecniche e la sensibilità ecologista della sua larga coalizione. Sebbene sia stata lanciata la "Rete delle Città Circolari" e avviato il recupero di 30 aree dismesse tra Valpolcevera e Ponente, la trasformazione strutturale di queste "ferite" industriali è ancora nella fase embrionale delle delibere.

La riuscita del mandato si giocherà, insomma, sulla capacità di trasformare i simboli in infrastrutture materiali. La vera scommessa resta cioè quella di tradurre le battaglie di civiltà in un modello sociale solido, capace di ricucire le fratture storiche di una città che non può più permettersi di viaggiare a due velocità. Se Silvia Salis riuscirà a portare i benefici della sua "nuova Genova" fin dove finisce l'asfalto delle periferie, allora la sua non sarà stata solo una parentesi mediatica, ma una reale svolta storica.

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