Coppa Italia, Napolitano: “Non bisogna trattare coi facinorosi”
UPDATE: Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in serata è tornato sulla vicenda della finale di Coppa Italia e, nel corso di Porta a Porta, ha detto: "Non facciamoci prendere dall'onda delle emozioni, facciamo finire il campionato. Poi il governo interverrà. Il calcio non lo lasceremo a quelle persone, non lo lasceremo ai vari Genny ‘a Carogna. Lo ridaremo alle famiglie". "Parlare con gli ultrà è stato un errore – ha detto – ma è vergognoso usare questi temi a fini elettorali. Diciamolo con forza perché lo Stato c'è. Speziale non è libero, Speziale sta in galera perché ha ucciso un uomo. I delinquenti non stanno negli stadi, stanno in galere". Infine l'annuncio: "Tra giugno, luglio e agosto convocheremo le società e porteremo un principio fondamentale: le società dovranno anche prendersi cura del pagamento dell'ordine pubblico, non voglio che paghino i cittadini".
Giorgio Napolitano ha commentato gli episodi di violenza di sabato a Roma, in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Il Capo dello Stato, intervenuto durante la presentazione della mostra "La Nazionale tra emozioni e storia" all'Auditorium della Capitale, ha detto: "Ho sentito molti propositi e forti affermazioni da parte del presidente del Consiglio e il ministro dell'Interno ha detto che non bisogna trattare con i facinorosi. Questo è vero, deve essere vero e anche le società calcistiche devono rompere i legami con questi aggregati che vengono chiamate tifoserie e che perfino esprimono dei loro presunti capi che si pongono nel mondo della criminalità e dell'illegalità. Vogliamo tornare a immaginarci un mondo del calcio quale è e come deve essere, uno sport, un gioco, una competizione ma anche un grande spettacolo, è questo il mio augurio, che si facciano i passi necessari".
Napolitano ha quindi aggiunto: "Quello di sabato non è il vero calcio e per affrontare la situazione che si è creata occorrerà molta severità e interventi su vari piani. Il calcio deve tornare a essere sport, competizione, spettacolo e rito collettivo. Quello che abbiamo visto ha a che vedere con altro, con il peggio degli odi fra squadre che competono, con la violenza che sfocia nella criminalità. Bisogna trattarlo come cosa diversa. E' il segno di una crisi di morale, di valori e di comportamenti che rappresenta anche un pezzo della nostra società".
