Caso Delmastro-Caroccia

Chat Delmastro-Caroccia, Dori presenta ricorso alla Consulta e riapre il caso per conflitto di attribuzioni

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A fine luglio il presidente della Camera Fontana aveva negato ai parlamentari della Giunta per le autorizzazioni la possibilità di visionare il contenuto delle chat tra l’ex sottosegretario Delmastro (Fdi) e il prestanome dei Senese Caroccia. Ora il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, ha depositato un ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la decisione di Fontana.

Ieri il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori (Avs), ha depositato un ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la decisione del presidente della Camera Lorenzo Fontana di impedire all'organo di Montecitorio l'accesso alle chat tra l'ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e l'utilizzo delle chat tra l'esponente di Fdi e l'ex prestanome dei Senese Mauro Caroccia, nell'ambito dell'inchiesta sulla ‘Bisteccheria d'Italia’. Il ricorso alla Consulta era stato preannunciato prima della pausa estiva.

Cos'è successo sull'accesso alle chat tra Delmastro e Caroccia

Breve riassunto delle puntate precedenti: lo scorso 31 luglio gli uffici di Montecitorio avevano impedito a Dori e a cinque deputati di opposizione di visionare quelle chat. Davanti al no imposto dalla presidenza della Camera, i deputati avevano protestato occupando la sala della Giunta. Successivamente, il 5 agosto, il voto della Camera aveva negato (con 206 sì e 133 no a scrutinio segreto), l'acquisizione di quelle conversazioni che la procura di Roma considera "necessarie".

La notizia che ha mandato in fibrillazione diversi esponenti di maggioranza. "È grave che i componenti della Giunta per le autorizzazioni non siano stati informati del ricorspo per conflitto di attribuzione presentato individualmente dal presidente Devis Dori di Avs contro il presidente della Camera Lorenzo Fontana", ha commentato la deputata della Lega Laura Cavandoli, capogruppo del Carroccio in Giunta. "Una violazione delle più elementari regole di rappresentanza degli organi collegiali, oltre che di correttezza istituzionale".

"Chiederemo che il ricorso, di cui abbiamo avuto notizia solo dalla stampa, venga messo a disposizione dei componenti per valutarne contenuti e presupposti giuridici. Pare però evidente che il presidente Dori non possa più garantire l'imparzialità richiesta dal suo ruolo. La fiducia è un presupposto fondamentale per esercitare un incarico di garanzia: se viene meno, è legittimo interrogarsi sulle condizioni per proseguire il mandato”, ha aggiunto.

"Evidentemente non si aspettavano questa iniziativa che il presidente della Giunta per le autorizzazioni Devis Dori ha preso esclusivamente per salvaguardare l’autonomia dell’organismo che guida. Evidentemente non è chiaro alla destra che il presidente di una Giunta non rappresenta la maggioranza parlamentare, è espressione delle opposizioni proprio per garantire una linea di neutralità rispetto alle scelte di maggioranza. Sarebbe auspicabile maggiore serenità in attesa che la Consulta decida se accogliere il ricorso", ha replicato la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella.

Cosa dice il ricorso che riapre il caso delle chat su Delmastro

"Si rende necessario l'intervento" della Corte, si legge nel testo del ricorso, perché "ripristini la legalità costituzionale violata" sulla visione delle chat tra lo stesso Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia da parte dei componenti della Giunta per le autorizzazioni, visione ‘stoppata' dall'intervento dello stesso Fontana. Dori chiede alla Corte costituzionale di "dichiarare che non spettava al Presidente della Camera dei Deputati – tramite direttiva ai funzionari della Camera – impedire al ricorrente di prendere visione del materiale trasmesso" dalla Procura di Roma, quindi delle chat Delmastro-Caroccia, e anche di "annullare le lettere del Presidente della Camera": quella con cui il 30 luglio 2026 ha ordinato "ai servizi amministrativi" di Montecitorio di "non ammettere" lo stesso Dori alla "visione della documentazione" riguardante l'ex sottosegretario e quella successiva del 31 luglio, con cui si ribadisce l'operato della Presidenza e dei funzionari.

Il ricorso inoltre chiede  l'annullamento "del parere della giunta del Regolamento nella parte in cui rimette ad una votazione a maggioranza della giunta per le autorizzazioni la possibilità che" i suoi "membri possano prendere visione di specifici materiali inviati dall'autorità competente".

"Il presente conflitto – si spiega – denuncia la menomazione, grave e manifesta delle attribuzioni che individualmente competono all'onorevole Dori sia in quanto deputato e membro della giunta per le autorizzazioni, sia come presidente della stessa".

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