Parla il fratello di David Rossi: “Non si sarebbe mai suicidato a lavoro. Le indagini? Fatte con superficialità”
"Mio fratello se voleva fare una cosa del genere, ci sta una casa in campagna, e quello vicino sta a cinque chilometri. Se mio fratello voleva fare una cosa del genere, andava lì. Figuriamoci se voleva farsi vedere in un vicolo, tra la gente e tra tutti": a dirlo è stato Filippo Rossi, fratello minore di David Rossi e cioè l'ex capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, che è stato trovato morto il 6 marzo 2013.
Per diversi anni, la sua morte è stata ritenuta causa di un suicidio. Una tesi che la famiglia – i fratelli, la madre, la moglie e la figlia di quest'ultima – ha sempre respinto con forza. Proprio per far luce sull'accaduto, è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta. A fine settembre, è arrivata una svolta: dalle valutazioni tecniche e dalle simulazioni eseguite a Roma, con l'aiuto dei Ris, necessarie per la perizia richiesta dalla Commissione, è emerso che Rossi sarebbe stato aggredito da più persone nel suo ufficio e poi sarebbe precipitato dalla finestra dopo aver cercato di difendersi.
Avrebbe provato ad aggrapparsi alla balaustra mentre gli aggressori lo trattenevano. Poi, sarebbe caduto. Questa ipotesi cambierebbe completamente lo scenario ricostruito fino a questo momento.
La Commissione sta proseguendo con i lavori e le audizioni. E oggi, dopo aver ascoltato Ivan Catana, ritenuta una persona informata sui fatti, ha audito uno dei fratelli di Rossi, Filippo. L'uomo ha affermato di aver visto il fratello per l'ultima volta la domenica, qualche giorno prima della morte: "Ho un giro obbligato per uscire con la macchina da dove abito io. Sono passato da casa sua e ho visto che stava prendendo lo scooter". I due infatti abitavano a qualche via di distanza l'uno dall'altro.
"Non so se era la mattina che andava in ospedale perché probabilmente aveva Antonella che non stava bene e la stava portando al pronto soccorso. Sicuramente era un giorno che non lavoravo". Anche l'ultimo dialogo è avvenuto qualche giorno prima dei fatti: "Il sabato successivo al 6, il 9 marzo, si doveva inaugurare con alcuni amici un vinaio che stavamo aprendo con degli amici a Siena. Inaugurazione che non si fece. Mi ricordo che eravamo lì a mettere tutto a posto e lui, qualche giorno prima, passò per vedere a che punto eravamo. Era con le cuffiette e il telefono, che aveva sempre con sé".
Filippo ha poi posto l'accento su particolari caratteriali che potrebbero aiutare a definire la personalità di David. Ha infatti riferito che era molto riservato e che difficilmente avrebbe compiuto un gesto in un luogo pubblico: "Mio fratello se voleva fare una cosa del genere, ci sta una casa in campagna, e quello vicino sta a cinque chilometri. Se mio fratello voleva fare una cosa del genere, andava lì. Figuriamoci se voleva farsi vedere in un vicolo, tra la gente e tra tutti. Poi uno dice che le persone non finisci mai di conoscerle. Se una cosa è certa è che se lui voleva fare una cosa del genere non lo faceva dove lavorava. Sarebbe stata un’altra persona, non quella che ho conosciuto per 40 anni. Sono certo di quello che dico. Non poteva fare, quello che ho fatto in un luogo pubblico. Avrebbe fatto come i gatti, andava morire dove non lo vedeva nessuno. L'ho sempre detto a tutti quello che mi conoscono".
E ha poi aggiunto che "se aveva problemi, non veniva a spiattellarli a casa. Quando ci si trovava, si parlava di altro. È una cosa che faccio anche io".
Non è mancata poi la critica al lavoro svolto dalla magistrato durante le indagini sulla morte del fratello. Specificando di essere dalla parte di Ranieri (l'altro fratello) e della moglie di David, Antonella Tognazzi, nella loro battaglia sulla riapertura del caso, ha affermato: "La magistratura diceva una cosa. Noi qualche dubbio lo abbiamo sempre avuto. Le indagini sono state fatte male. Punto. Poi perché e per come non sono in grado di stabilirlo. Chi ha sbagliato o chi no. C'è stata un po' di superficialità". E ancora: "Ci sono delle evidenze, che credo facciano riflettere non solo i familiari, credo un po' tutti".
E anche prima che venissero spenti i collegamenti e si procedesse con l'audizione segreta, il fratello ha ribadito che "la cosa che mi ha sempre fatto specie, se lui voleva veramente buttarsi dalla finestra, si butta dal suo ufficio in centro a Siena? Ma nemmeno se c'ero io e lo vedevo". E ha proseguito: "La testa non lo sai mai cosa ti dice, se c'è una certezza è che lui se lo chiamavi da lontano, quando eri fuori, già gli dava fastidio. Figurarsi se si voleva far vedere in terra, sul selciato, con la gente che guardava. Chiunque, visto che c'erano le telecamere".