Il fratello di David Rossi a Fanpage: “Per dire che è un omicidio bastava guardare le foto di 13 anni fa”
La direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze, da qualche mese, ha aperto un fascicolo d'indagine per omicidio sul caso di David Rossi, l'ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena morto il 6 marzo 2013 a Siena, in seguito all'esposto presentato dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e la figlia della donna, Carolina Orlandi.
La notizia è però trapelata ieri, mercoledì 28 ottobre, probabilmente anche a seguito degli atti acquisiti dalla commissione parlamentare d'inchiesta istituita per far luce sull'accaduto. Intervistato da Fanpage.it, il fratello di David, Ranieri Rossi, ha accolto la notizia con soddisfazione: "Finalmente", ha infatti affermato.
"Alcuni giorni fa (prima della notizia dell'indagine della Dda, ndr) avevo ribadito che la commissione aveva reso pubblici i suoi risultati, quelli più importanti, a dicembre dello scorso anno. Quindi già allora la Procura di Siena o quella di Firenze, che è stata coinvolta con la Dda probabilmente perché ci sono implicazioni di altro tipo, aveva tutti i dati. Avevo quindi espresso qualche perplessità sul fatto che non si stesse muovendo niente. Mi era parso un pochino strano che una commissione si fosse messa a lavorare e fosse arrivata a conclusioni evidenti, ma dall'altra parte nessuna procura si stesse muovendo", ha spiegato Ranieri Rossi.
La Commissione, attraverso le perizie svolte dai Ris, sostiene che Rossi sia stato aggredito e che abbia provato a difendersi. Ha quindi escluso l'ipotesi suicidio confermando quanto da anni afferma la famiglia: "Lo avevo già detto dieci anni fa in un'intervista. Avevo spiegato che, per risolvere questo caso, bastava semplicemente guardare le fotografie dell'autopsia, della scientifica e guardare i filmati. Questa storia è iniziata con una prima archiviazione. In quella prima indagine, non è stato fatto assolutamente niente. Hanno archiviato sulla base di prove ridicole. Sono bastati un paio di articoli e una puntata di Report, per portare la stessa procura a riaprire l'inchiesta".
I dubbi sulle ferite
"A quel punto – ha raccontato ancora Ranieri – era il 2015/2016. Ci sentivamo abbastanza fiduciosi perché è stato chiamato il Ris e la professoressa Cristina Cattaneo. La fiducia è terminata quando abbiamo visto le simulazioni fatte dal Ris. La Procura aveva infatti chiesto di aiutarli a capire come fosse caduto David. Hanno quindi riunito tutti noi in Procura. Il procuratore Andrea Boni, che ai tempi si occupava dell'inchiesta, ci ha spiegato come si sarebbe svolta la simulazione. Una volta riesumato il corpo di David, fatta una Tac per stabilire esattamente le dimensioni del corpo, avrebbero costruito un manichino che avrebbero poi provato a lanciare dalla finestra. Avrebbero filmato così da ricostruire questa caduta strana di spalle, a candela, molto vicina al muro, del tutto anomala. In questo modo si sarebbe potuto ricostruire la posizione di partenza".
"Il giorno della simulazione – ha spiegato ancora il fratello di David – ci hanno chiamato e noi ci aspettavamo di vedere il manichino. Quando siamo arrivati lì, ci hanno detto che costava troppo e che non lo avevano fatto. Ma come costava troppo? Una vita forse costa di più. A quel punto hanno scelto un volontario, un vigile del fuoco che era anche piuttosto alto, a cui, con tutta l'imbracatura, gli hanno chiesto di uscire dalla finestra e rimanere appeso alla sbarra. Questa è stata la simulazione. Ho detto: "Ma stiamo scherzando?". E in questo modo, hanno concluso che David si era buttato in quel modo. Non si è capito con quale ragionamento, siano arrivati a dirci questo".
Un altro punto su cui i familiari si sono sempre opposti alla lettura offerta dai tecnici incaricati dalla Procura è quello sulle ferite sul corpo di David Rossi: "La dottoressa Cattaneo, con un ragionamento piuttosto articolato, è arrivata a dire che le ferite nella parte anteriore del corpo, che ovviamente non possono essere derivate dalla caduta perché David è caduto di schiena, sono state causate da uno battersi e strisciarsi nella parte anteriore della finestra. Una cosa molto generica. Io ho dovuto scrivere un libro e mettere tutte le immagini dell'autopsia, ovviamente quelle che si potevano far vedere, per far vedere alle persone se fosse possibile una cosa del genere".
"C'è la foto del palmo della mano di David con del sangue. E come l'ha refertato e considerato la dottoressa Cattaneo? Ha detto che si trattava di una vecchia ferita perché nell'autopsia il sangue – che era stato lavato – non si vedeva. Si vedeva però dalla foto della Scientifica. Loro hanno detto che probabilmente era una vecchia ferita, che magari si era fatto a casa prendendo in mano qualcosa. Ci sono delle cose che evidentemente non si potevano spiegare e non hanno spiegato. Come quella dell'orologio".
I bigliettini nel cestino e i segni lasciati dall'orologio
C'è poi la questione dei bigliettini ritrovati nel cestino di Rossi, in cui l'uomo si rivolgeva alla moglie dicendole di aver fatto una cazzata. Quei testi, sono stati considerati dalla Procura come messaggi d'addio. Nella perizia di cui parla Ranieri Rossi, i tecnici ne hanno fatto riferimento, ne hanno dato un ordine preciso e hanno sostenuto che indubbiamente fossero di quel giorno perché, considerato il ruolo ricoperto da David, quel cestino sicuramente veniva svuotato tutti i giorni. Questi punti sono stati contestati dall'avvocato Paolo Pirani, che assiste Ranieri, il quale ha sottolineato su quale base sia stato dato un ordine e soprattutto come è possibile sostenere che il cestino venisse svuotato ogni giorno considerato che non è mai stato ascoltato alcun addetto alle pulizie. La famiglia non sa nemmeno chi, una volta entrato in ufficio dopo la morte di David, abbia svuotato il cestino.
"Noi in 13 anni, non sappiamo chi ha svuotato il cestino e nemmeno il perché. Quando si entra in un ufficio dove c'è stato un morto, la procedura normale sarebbe quella di sigillare tutto, aspettare la scientifica e fare le foto. Lì, invece, sono arrivati e hanno messo a soqquadro l'ufficio. Non è stata proprio una procedura corretta. Non voglio accusare nessuno. Magari c'è stata un po' di leggerezza, ma poi la leggerezza finisce e deve avere un limite".
C'è poi il tema orologio. "Ci sono stati degli esperti che, analizzando delle ferite come quella dell'orologio, mi hanno detto che, quando è caduto, l'orologio ha lasciato uno stampo sul polso. Peccato che sia stato trovato staccato dal cinturino e con la cassa molto lontana. Quando è finito di là? Oltretutto nella parte destra quando lui lo portava sulla sinistra. Le ferite sul polso inoltre sono due nella parte dorsale esterna del polso e c'è poi una strisciata sanguinante lenta nella parte interna del polso. Questa strisciata interna, chi gliel'ha fatta se non qualcuno che gli ha strappato l'orologi tirandolo per la camicia? Ma lo avrebbe capito anche un cieco che è stato preso per i polsi".
"La commissione ha detto che in ambedue i polsi, c'è il segno anche della camicia. Quando uno prende una persona, la camicia gli lascia un segno evidente su tutte e due le braccia. Ci sono così tante evidenze – ha proseguito Ranieri – che è stato strattonato, maltrattato e picchiato che nessuno poteva dire il contrario. E in questi anni, lo hanno detto. Bastava però guardare le foto. Mi chiedo anche come mai sono intervenute queste persone, che sono arrivate a queste conclusioni".
"Hanno detto che è stato un suicidio senza dimostrarlo"
"C'è qualcuno che dice che anche la prima commissione, alla fine, ha affermato che fosse suicidio. Sì, è vero. Nella prima commissione c'è stato il Ris che, ricostruendo la dinamica della caduta, ha capito che era suicidio. Lo hanno detto in una comunicazione alla stampa, alla fine del loro lavoro, perché era finita la legislatura per cui dovevano fare in fretta, e hanno preteso di parlare per primi, non avendo domande. Hanno detto che, secondo le loro analisi, facendo una ricostruzione con un software e con l'aiuto dei professori dell'Università della Sapienza del dipartimento di Ingegneria Aeronautica, hanno stabilito che David Rossi si fosse suicidato".
"Uno rimane un po' perplesso. Abbiamo scoperto che lo hanno stabilito utilizzando un software che, a detta dello stesso proprietario di questo strumento, non poteva riprodurre corpi in movimento. Hanno fatto vedere una sorta di animazione, in cui il corpo di David è caduto in modo totalmente diverso. Io lavoro nel campo scientifico e qualsiasi cosa si dica in questo campo, va dimostrata. Noi abbiamo chiesto di darci i file e di vedere come avevano fatto questa ricostruzione. Ci hanno risposto che loro sono i Ris e che dicevano quello. Ma nel campo scientifico, neanche un premio Nobel può dire questo perché qualsiasi cosa trova, la deve dimostrare. Loro non hanno dimostrato assolutamente niente, però il giorno dopo sui telegiornali e giornali si leggeva che David Rossi si era suicidato e che lo aveva detto il Ris. Mi spiace per loro, ma è stata una pessima figura".
"Lo stesso Ris, lavorando in un altro modo, durante la seconda commissione, ha ricostruito una finestra con una stampante 3D e hanno utilizzato un manichino. Hanno anche utilizzato una persona fisica insieme a due altre persone, con cui hanno simulato l'aggressione. Oltretutto hanno visto anche l'orologio che cascava separato dal corpo pochi istanti dopo. Lo hanno fatto con una tecnica di miglioramento delle immagini. Hanno proprio visto l'orologio che si staccava e cascava. Ci sono arrivati, applicando delle tecnologie che però erano già disponibili. Potevano essere utilizzate anche prima".
L'incognita delle persone riprese nel video nel vicolo
C'è ancora un altro punto, che è quello dei filmati e delle persone presenti nel vicolo. Sempre questa seconda commissione, ha sottolineato che alcune persone sarebbero state presenti e avrebbero addirittura bloccato il vicolo per impedire l'arrivo dei soccorsi: "Anche in questo caso. Inizialmente, la magistratura ha scritto che quello che si vedeva più platealmente, fosse una persona attirata dall'accaduto. E io ho detto diverse volte, che era un reato: era omissione di soccorso. Tanto è vero, che è stata aperta un'indagine per omissione di soccorso, ma solo tre anni dopo quando l'avvocato Pirano ha detto che se la magistratura sosteneva questo, doveva aprire immediatamente un'indagine per omissione di soccorso. Lo hanno fatto dopo questa sua dichiarazione pubblica".
"Naturalmente non ha avuto alcuno esito quell'indagine. Quella persona era al telefono, ma i tabulati delle celle telefoniche, dopo due anni, vengono distrutti. Con le triangolazioni delle cellule telefoniche, si sarebbe potuti risalire a quella persona. Quindi non hanno considerato questo, non hanno considerato le ombre perché, secondo loro, erano ombre di passanti. La commissione ha provato a vedere come si producono quelle ombre e ha capito che erano di persone che stavano lì nascoste in un certo punto. Non era mica difficile fare tutto questo".
I tabulati telefonici di David Rossi mai controllati
Un altro aspetto sottolineato dall'avvocato Pirano, nelle opposizioni di archiviazioni, è quello relativo alla telefonate partite dal cellulare di David. Una per esempio, è avvenuta proprio quando il 6 marzo Rossi era a pranzo proprio con Ranieri. Si tratta di una chiamata della Guardia di Finanza di Augusta, ricevuta nell'ufficio di Rossi, che è durata 7 minuti. Nessuno sa chi abbia risposto al telefono. Così come ci sono state persone che hanno parlato con lui al telefono quel giorno, che non sono mai state ascoltate.
"La cosa più assurda nelle telefonate è quella relativa proprio all'ultima persona con cui ha parlato fuori dalla banca intorno alle 18. Loro si erano messi d'accordo per telefono. Nei tabulati, questa telefonata non risulta. Muzzi è stato anche sentito dalla commissione e gli ha detto che era disponibile a portare il telefono di allora perché la telefonata era registrata. Ancora oggi, non è stato spiegato perché non ci fosse quella telefonata nei tabulati. Io non sono un complottista – precisa Ranieri – per me basta guardare le foto per vedere cose evidenti".
"Per ora fino a ieri, per la magistratura e per tanti, si trattava di sucidio. Oggi finalmente si parla di omicidio, per cui è un primo passo. Poi andremo a vedere i dettagli e magari si troverà anche un movente e un colpevole. Questo sarebbe il massimo. Dopo 13 anni, sentire parlare di omicidio, mi sembra già essere saltato in un altro mondo".
Ranieri Rossi chiede giustizia per la morte del fratello David
Considerato quanto emerso fino a oggi e quanto accaduto in questi 13 anni, è lecito domandarsi perché alcuni aspetti non siano stati adeguatamente approfonditi: "Lavorando nella pubblica amministrazione, vedo che c'è tanto corporativismo. Si tende molto spesso a difendere l'operato dei colleghi. Anche perché poi, alla fine, tutti in qualche modo hanno scheletri nell'armadio. Ho visto anche, nelle indagini precedenti, una voglia di nascondere tutte le evidenze e, invece di calcare, di dire che era depresso, che ha parlato con uno o cosa si è detto con un altro".
"Per esempio, il fatto che abbia parlato con Muzzi, che gli abbia fatto vedere dove voleva l'home theater nella casa che stava costruendo, non mi sembra di uno che si voglia suicidare. Cioè è uscito con la cartina in mano per far vedere i progetti della nuova casa. Invece sono state riportate tutte le persone che dicevano che era un po' strano, preoccupato, aveva paura di essere licenziato, era depresso. Ma se su questo si può prendere una sfumatura invece che un'altra, sulle cose evidenti, non si può fare. Sulle foto che ci sono, non ci può essere un'interpretazione".
"Io non ho voglia di vendetta, ma ho voglia di giustizia. Quello che mi ha fatto più male, è stato sentirmi essere preso in giro. Sentirmi dire che una foto non esisteva. Nelle relazioni venivano riportate foto parziali e non venivano nemmeno considerate altre foto. Ci ha preso anche in giro, chi ha archiviato la seconda volta dicendo che noi sostenevamo che avesse segni, che tecnicamente si chiamano vibici, sulle braccia come di un afferramento. C'erano delle ditate parallele. Si vedono in un braccio e il gip, che ha archiviato, ha detto che "modestamente non le vedeva". Perché nella relazione finale, quella del Ris e della dottoressa Cattaneo, non c'erano queste foto. Perché non le hanno messe?"
"Ci si prende in giro anche quando diciamo che l'ultima persona che è andata via dalla zona degli uffici della comunicazioni, ha detto che la porta dell'ufficio di David era aperta. Ha raccontato di aver guardato dentro, come si fa per salutare una persona, che erano le 20:05 e che non c'era nessuno e di essere andata via. I primi che sono arrivati sul posto, Filippone e Carolina, hanno invece trovato la porta chiusa".
"Ora, un investigatore ci starebbe mesi a capire chi ha chiuso questa porta. Invece è stato detto che la porta è stata chiusa dal vento. Ma dico: una porta di vetro pesante di un ufficio grande, può mai essere chiusa dal vento? A parte che, quel giorno, non c'era nemmeno vento. Poi c'è bisogno, quanto meno, di due finestre aperte ai lati opposti del palazzo. Poi a chi ha questa ipotesi, ho sempre detto di prendere quella finestra, lasciarla aperta per una settimana, anche in giornate ventose e vedere se la porta interna si muove. Non si muoverà assolutamente, lo dice la fisica".
"Il gip della prima indagine, ha detto anche di peggio su quella porta. Quindi ci hanno così tanto preso in giro, che uno non ne può più. Noi accettiamo qualsiasi cosa, basta che le spiegazioni siano scientifiche e fatte bene. Si può parlare con la procura, con chi sta investigando, si può collaborare e si può fare di tutto. Però non si può partire dall'idea che chi fa le indagini, voglia comunque andare in quel solco lì", ha concluso Ranieri.
