La sorella della fonte sul caso David Rossi: “Sentito con l’inganno dalla Commissione, visite continue in carcere”
"Il detenuto ha subito visite continue e insistenti rifiutandole tutte. Una volta compreso il tentativo di inganno, mio fratello è immediatamente rientrato nella sua cella". Parla la sorella di Renan William Vilanova Correa, ovvero un detenuto ritenuto una delle due fonti della Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi. Nella conferenza stampa dello scorso 19 ottobre, il presidente della Commissione Gianluca Vinci ha svelato quanto scoperto nel lavoro degli ultimi mesi: ha spiegato di aver sentito due detenuto che gli avrebbero rivelato che David Rossi venne ucciso la sera del 6 marzo 2016 durante una intimidazione finita male.
Per la prima volta in 13 anni vennero fatti due nomi: quello di Gabriele Ceccherelli, ex capitano della squadra di calcio storico fiorentino, e Giuseppe Mussari, ex presidente di Monte dei Paschi di Siena. Il primo – secondo quanto svelato dalla Commissione – avrebbe organizzato la violenza nei confronti di David Rossi (poi eseguita da altri due calcianti del calcio storico) mentre il secondo sarebbe il mandante delle intimidazioni. Secondo una ricostruzione della Commissione, l'intenzione degli aggressori infatti non era quello di ucciderlo ma di intimidirlo: volevano spaventarlo per impedirgli di svelare certi affari illeciti e di non diventare così bersaglio della criminalità organizzata. Alla fine però David Rossi morì precipitando dalla finestra del suo ufficio a Siena. Come la Commissione avrebbe saputo queste informazioni? Parlando con due detenuti, ovvero Renan William Vilanova Correa e Saverio Giampà.
Già in questi giorni a Fanpage.it l'avvocato di Correa, Roberto Nesticò, aveva messo in dubbio i modi utilizzati dalla Commissione nell'ottenere un incontro con il suo assistito in carcere. L'incontro è avvenuto lo scorso 13 luglio: i membri della Commissione si sarebbero presentati alla polizia penitenziaria come parenti del detenuto. Cosa che però la Commissione nega. "Su quell'incontro la Commissione non ha rilasciato al detenuto nessun verbale, nessun documento e, ovviamente io ne sono rimasto all'oscuro", ha precisato l'avvocato. Oggi lo ha ribadito la sorella di Renan, Francielli Vilanova Correa.
Ecco cosa scrive in una nota inviata a Fanpage.it: "Ritengo fondamentale che vengano portati all'attenzione pubblica due aspetti di gravissima scorrettezza che stanno caratterizzando questa vicenda. La prima è la totale scorrettezza procedurale: le informazioni e le dichiarazioni del detenuto sono state raccolte su semplici fogli di appunti, in modo del tutto informale, senza che sia mai stato rilasciato un verbale ufficiale né al detenuto stesso, né successivamente al suo legale difensore. La seconda sono le pressioni e l'insistenza ingiustificata: il detenuto ha subito visite continue e insistenti rifiutandole tutte. In un'occasione specifica, una guardia carceraria ha chiamato Renan dicendogli che giù ad aspettarlo c'era la sua famiglia.Di questo specifico episodio sono testimone diretta. In quella circostanza Renan ha infatti telefonato a me, sua sorella, per verificare se fossi davvero lì, dal momento che i colloqui con i familiari si svolgono esclusivamente la mattina (dalle 08:30 alle 12:00) e mai di pomeriggio". La sorella precisa che ci sono stati più incontri e parla di tentativi di inganno.
Francielli Vilanova Correa scrive anche così nella sua nota: "Una volta compreso il tentativo di inganno, mio fratello è immediatamente rientrato nella sua cella. Anche il giorno in cui sono stati presi i sopra citati appunti informali, Renan aveva espresso il chiaro desiderio di non voler incontrare nessuno; tuttavia, l'insistenza del personale lo ha di fatto costretto a scendere, provocandogli un forte stato di stress. Sotto una simile pressione psicologica, chiunque pur di far cessare quell'insistenza asfissiante e liberarsi di una situazione insostenibile avrebbe finito per cedere, dicendo o facendo qualunque cosa pur di essere lasciato in pace".
E infine conclude: "Trovo che questi comportamenti siano inaccettabili. Mio fratello sta già pagando per i propri errori, ma ciò che è stato fatto a Renan William Vilanova Correa è ingiustificabile. Ritengo che la commissione abbia commesso un grave errore; d'altronde, se non hanno un testimone, come fanno a portare avanti una tesi? Lo hanno semplicemente usato. Non serve essere un nome noto della cronaca locale, o una persona della banca per avere diritto a un trattamento equo e al rispetto delle regole; prima di ogni altra cosa, parliamo di esseri umani". Resta ora da capire se la Procura di Siena deciderà di riaprire il caso sulla morte di David Rossi.