David Rossi, dall’aggressione agli affari con la ‘Ndrangheta: gli elementi per l’ipotesi omicidio
Sono passati 13 anni dalla morte di David Rossi e per la prima volta la Commissione d'inchiesta sul caso ha fatto i nomi di due persone che potrebbero essere coinvolte in quanto accaduto al capo della comunicazione il 6 marzo 2013 a Siena. Sono quelli di Gabriele Ceccherelli, ex capitano della squadra di calcio storico fiorentino, e di Giuseppe Mussari, ex presidente della Monte dei Paschi di Siena. In questi anni, e per due volte, la Procura ha archiviato il caso per suicidio, mentre la Commissione d'inchiesta ha sempre creduto che si sia trattato di omicidio. Nel dettaglio, in una conferenza stampa dello scorso 19 ottobre, ha svelato che Gabriele Ceccherelli avrebbe organizzato la presunta violenza affidandola ad alcuni sui fedelissimi, mentre Giuseppe Mussari sarebbe stato ritenuto il presunto mandante di intimidazioni nei confronti di Rossi.
Il sospetto della Commissione d'inchiesta infatti è che l'intenzione di base non fosse quella di uccidere David Rossi ma "solo" di fargli paura, impedendogli di rivelare e di opporsi ad alcuni affari tra ‘ndrangheta e Mps. Quella sera però l'intimidazione sarebbe sfuggita di mano e David Rossi sarebbe fatto cadere dalla finestra. Tutto dovrà essere accertato in un eventuale processo. Né Ceccherelli e né Mussari sono (e non sono mai stati) indagati per il caso di David Rossi. Ora non indaga solo la Commissione. La Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze ha riaperto il fascicolo per omicidio anche dopo un esposto della famiglia di Rossi. La Procura di Firenze indaga su quanto accaduto la sera della tragedia. Il fascicolo è stato aperto anche dalla direzione distrettuale antimafia di Brescia, che indagava anche su affari tra Mps e ‘ndrangheta. Certo è che i processi che portano a una verità giudiziaria li fa la magistratura e non la politica.
Questo accaduto in questa Commissione è la prima volta nella storia che vengano fatto i nomi di presunte persone coinvolte in un omicidio. Non era mai successo. La commissione in conferenza stampa ha precisato che è loro dovere risalire alla verità e andranno avanti quindi con i loro accertamenti anche nei prossimi mesi. Inoltre la commissione ha fatto sapere di avere inviato tutti i loro documenti in Procura. Ma facciamo un passo indietro e ricapitoliamo cosa è successo il giorno della tragedia.
È il 6 marzo del 2013 quando David Rossi precipita dalla finestra del suo ufficio nel vicolo di Monte Pio: le telecamere della zona mostrano la fase finale della caduta e cosa accadde in quel vicolo a partire dalle ore 20:04. David Rossi rimase in agonia per 20 minuti poi morì. Si aprirono subito le indagini della Procura concluse per suicidio: i magistrati esclusero sia l’istigazione al suicidio che l’omicidio. La tesi della magistratura era supportata dal fatto che Rossi aveva avuto ferite sui polsi ottenute per autolesionismo e per quei tre biglietti di addio scritti a mano con tanto di scuse alla moglie per "l’ultima cazzata". Perché si sarebbe suicidato? La Procura lo spiega per le pressioni e lo stress che stava subendo dal momento che la Monte dei Paschi di Siena era al centro di indagini e inchieste giudiziarie. Stress che secondo gli investigatori sarebbe aumentato dopo che le forze dell’ordine il 19 febbraio 2013 vennero a perquisire il suo ufficio. Questo perché tra il 2012 e il 2013 era stato reso pubblico lo scandalo legato alla Monte dei Paschi di Siena e alla sua complessa crisi finanziaria e ai tentativi di mascherare enormi perdite di bilancio. Ma per la famiglia cosa non torna sul caso?
La famiglia di David Rossi non ha mai creduto al suicidio. I suoi dubbi si erano concentrati sul fatto che sembrava strano che queste lettere d’addio fossero cestinate e accartocciate. Che nn ci fossero segni chiari sulla finestra e che invece ci fossero strani segni sul corpo. Le indagini vennero archiviate anche una seconda volta nel 2017. Ancora una volta la Procura confermò il suicidio e ribadì che Rossi aveva forte stress di perdere il lavoro per l’inchesta sulla Mps e dopo la perquisizione del 19 febbraio nei suoi uffici. Non solo: i magistrati ricordano che il 4 marzo Rossi aveva inviato un’email all’allora amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola con scritto “Stasera mi suicidio sul serio, aiutatemi”. Ma c’è di più, le indagini non avevano svelato nessuna traccia o il profilo genetico di altre persone nel suo ufficio. Ufficio che era in ordine. Insomma, ancora una volta, non si parlò di omicidio. Ma allora perché tutto cambia? Cosa si scoprì di nuovo?
Tutto risalirebbe al numero 4099099 che è stato ritrovato sul cellulare di David Rossi. Gli inquirenti avevano associato quel numero a una deviazione automatica del servizio “sos ricarica Tim”. Ma negli anni si è scoperto ben altro: si tratterebbe del numero di certificato di un deposito ordinario a tasso fisso al portatore (quindi non un tradizionale conto corrente intestato a una persona), con scadenza 31 agosto 2013 e rilasciato dalla filiale di banca di Viadana, un piccolo paesino in provincia di Mantova. Sia chiaro, non una banca qualsiasi. Aveva parlato di questa banca già il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese, ex esponente di ‘ndrangheta e sentito in questi mesi dalla Commissione d’inchiesta. Ecco cosa aveva detto ai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nel 2009, cioè 4 anni dopo la morte di David Rossi:
Pino Giglio (anche lui poi diventato collaboratore di giustizia per il caso di David Rossi) mi fece conoscere un direttore della banca di Viadana, proprio il direttore, gli chiama al telefono, preparami 100mila euro, vanno e si prendono 100mila euro, proprio sono intimi, li portano anche ai locali, vanno a mangiare insieme e tutto, hanno parecchi direttori loro che sono proprio così, perché hanno un grosso giro d'affari ormai loro, sono diventati proprio… e allora vogliono tranquillità sia a Reggio Emilia, a Gualtieri, e sia in Calabria perché sanno che se loro sbagliano vengono toccati sia a Gualtieri, perché non ci vuole niente, che hanno tutti i camion e tutte cose varie, e sia in Calabria perché ci sono i familiari, hanno anche case in Calabria.
Insomma, quella banca di Viadana era diventata la cassaforte della ‘ndrangheta. Adesso questa banca non c’è più, ma lo scorso settembre Cortese, insieme ai membri della Commissione, era tornato a fare un sopralluogo sul posto confermando gli affari che la criminalità organizzata faceva proprio con quella banca di Viadana. Ad oggi bisogna chiedersi: cosa c’entra la ‘ndrangheta con la morte di David Rossi? E qui arriviamo ora a spiegare quanto emerso dalle ultime indagini della Commissione d’inchiesta e lo facciamo come sempre leggendo le carte che ci hanno consegnato. Come ci si è arrivati ai nomi di Ceccherelli e di Mussari?
La Commissione ha spiegato di aver parlato con due detenuti (senza rivelare i nomi) che sapevano quello che accadde il 6 marzo 2013. Durante l'incontro con una delle due fonti, la Commissione ha fatto questa domanda: "Lei ha parlato del coinvolgimento di tale Gabriele Ceccherelli. Può riferire che cosa abbia materialmente fatto la sera dell'evento della dipartita del dottor Rossi?". E Il detenuto-fonte avrebbe risposto così: "Mi è stato riferito evidentemente dopo l'evento che il Ceccherelli non è salito nell'ufficio di David Rossi, ma sono saliti altri due calcianti della squadra azzurra del calcio storico fiorentino, di cui il Ceccherelli era stato capitano. Preciso di non conoscere l'identità dei calcianti che sono saliti nell'ufficio di David Rossi".
Quindi il detenuto spiega che non è stato Ceccherelli l’esecutore materiale, ma che avrebbe mandato nell’ufficio di Rossi altri due calcianti del calcio fiorentino. Quindi due suoi fedelissimi. Ma perché salite e intimidire Rossi? Quale sarebbe il movente? Ecco come la fonte della Commissione ha spiegato il movente: "Specifico, inoltre, che sia il Ceccherelli sia il Mussari avevano paura che l'altro potesse parlare, dato che il proposito iniziale era solo quello di fare paura al Rossi e poi, fatalmente, le cose erano degenerate in un omicidio". Insomma volevano intimidirlo, non ucciderlo.
Ma come è stato ucciso David Rossi? Il detenuto racconta così la dinamica della tragedia: "Per quanto sia di mia diretta conoscenza la dinamica sarebbe stata la seguente: per far paura al Rossi le persone presenti all'interno dell'ufficio prima lo malmenarono lievemente, poi lo sbatterono con la faccia sul davanzale facendogli vedere la strada, sottolineando che se il Rossi non avesse fatto ciò che gli era stato detto di fare, lo avrebbero buttato giù. A questo punto, il Rossi mostrava di non piegarsi alla minaccia. Pertanto i due, al fine di portare a termine il lavoro, ovvero di persuadere il Rossi a fare quanto gli veniva chiesto, lo misero a testa in giù fuori dalla finestra, prendendolo per i piedi. Il Rossi, a questo punto, si divincolava e successivamente, dopo essere sfuggito dalle mani dei suoi assalitori, cadeva nel vuoto".
Poi il detenuto ha aggiunto: "Vorrei precisare che la dinamica è quella per cui gli assalitori, per mettere il Rossi fuori dalla finestra, inevitabilmente, lo presero dall'orlo basso dei pantaloni. Successivamente, dato che il Rossi continuava a divincolarsi, uno degli assalitori lo prendeva per le braccia, l'altro continuava a tenerlo per i piedi spingendolo verso fuori, ad un certo punto la posizione del corpo del Rossi si invertiva. Quindi il Rossi rimase appeso fuori dalla finestra per le braccia e successivamente cadde".
Insomma, secondo la fonte della Commissione David Rossi era stato messo a testa in giù fuori dalla finestra per impaurirlo, per convincerlo a non opporsi a certi affari e a non svelare nulla alle autorità giudiziarie. Ed ecco che ritorniamo alla criminalità organizzata: ci sarebbero stati legami tra esponenti della Monte dei Paschi di Siena ed esponenti della ‘ndrangheta. E non esponenti qualsiasi: primo tra tutti Nicolino Grande Aracri, il boss di ‘ndrangheta a capo della provincia di Crotone e il capo indiscusso della criminalità organizzata calabrese che gestiva tutti gli affari e il territorio dell’emilia romagna e dintorni. Nicolino Grande Aracri è stato al centro di importanti inchieste antimafia e ha collezionato diverse condanne. Cosa c’entra con il caso David Rossi? Un’altra fonte della commissione d’inchiesta lo spiega così:
Domanda: "Lei ha parlato di un affare della consistenza di decine di milioni di euro che doveva essere concluso dalla persona di Nicolino Grande Aracri e/o di persone a lui vicine. Può dettagliare tale aspetto?"
Risposta: "Mussari ha detto che stava intervenendo Grande Aracri in quanto il MPS aveva bloccato lo stanziamento dei soldi ad una società sportiva in quanto David Rossi, tra le altre, avrebbe riscontrato delle anomalie sul caso del finanziamento."
Domanda: "Perché Nicolino Grande Aracri e/o le persone a lui vicine era/erano interessate a questo stanziamento nei confronti di società sportiva?".
Risposta: "Perché Nicolino Grande Aracri e le persone a lui vicine avevano una quota dell'affare"
Domanda: "Si ricorda la ragione sociale della società sportiva o qualunque altro dettaglio dell'affare".
Risposta: "No, ma vaghi ricordi che possa essere stata una società di pallacanestro"
Domanda: "Si ricorda i nominativi delle persone vicine a Nicolino Grande Aracri in questo specifico affare presso MPS e all'epoca dei fatti?"
Risposta: "All'epoca dei fatti Nicolino GRANDE ARACRI era Capo Crimine della Provincia di Crotone e della Provincia di Reggio Emilia (preciso che viveva a Reggio Emilia); non ricordo i nominativi delle persone a lui vicine per l'affare MPS, ma posso dire che ci dovrebbe essere stato un certo Roberto; per quanto riguarda le persone a lui vicine all'epoca dei fatti c'erano: i fratelli Sarcone di Cutro (tra cui vi era Nicolino, che viveva a Reggio Emilia), anche apparenti imprenditori come i Vrenna, che vivevano a Crotone; sostenevano Nicolino Grande Aracri anche i Giampà di Cutro.
Ma il primo detenuto aveva riferito una versione diversa sul profilo di Rossi? Aveva detto: "Vorrei inoltre precisare, sulla persona del ROSSI, che costui non era ‘molto pulito': sono a conoscenza del fatto che era in affari con Nicolino Grande Aracri e persone a lui vicine. Nello specifico, il Rossi gestiva dei conti correnti per le persone citate, avendo accesso diretto a tali conti: faceva fruttare i soldi, spostandoli da un conto all'altro, convertendoli in criptovalute, poi riconvertendo i bit coin in denaro contante per impedire il tracciamento di tale denaro".
Infine la domanda: "In quale area geografica precisamente il Rossi svolgeva tale attività parallela alla sua attività lavorativa ‘ordinaria'?". La fonte della Commissione ha precisato: "So che si muoveva bene nelle province di Mantova, Reggio Emilia, Bologna. Nello specifico, a Viadana so che il Rossi ha portato dei soldi all'impresa di Muto, impresa che si era aggiudicata i lavori per la ristrutturazione dello stadio (credo, ma non ne sono sicuro, che il nome di battesimo del Muto possa essere Antonio)".
E anche qui è un punto da chiarire: perché se David Rossi era d’accordo a girare tutti i soldi di Nicolino Grande Aracri poi invece si era opposto segnalando anomalie a un finanziamento di una squadra di pallacanestro? E ancora: Nicolino Grande Aracri si era arrabbiato tanto che David Rossi doveva essere intimidito, da qui gli stava vicino, perché se no rischiava un agguato della criminalità organizzata? Insomma, ci sono tanti punti da chiarire ed è necessario che si muova anche la Procura, di qualsiasi città sia.
Però c’è un particolare che si fa sempre più certo: in quel vicolo la sera del 6 marzo 2013 David Rossi non era da solo. Un recente lavoro del Ris di Roma ha spiegato che all’inizio del vicolo c’erano altre persone che sono rimaste ferme per alcuni minuti. Il Ris ha proprio analizzato quelle ombre che venivano proiettate sulla parete del vicolo, ovvero quei cambi di luminosità ripresi dalle telecamere di video sorveglianza e ottenuti dai fari delle macchine che passano in via dei Rossi. Non c’era un turista che passava di lì per caso, come sostenuto dai magistrati in tutti questi anni. Nelle carte della relazione della Commissione sul lavoro del Ris si legge: "Questa scoperta dimostra scientificamente la presenza corpi intercettanti di matrice antropomorfa (persone) nell'area cieca durante l'intervallo temporale dell’evento (20:04-20:14 del 06.03.2013). La presentazione mostrerà prima questo dato e successivamente la validazione condotta dal RIS".
Nel loro lavoro i carabinieri del Ris hanno individuato cinque possibili posizioni (chiamate stazioni A, B, C, D ed E), tutte compatibili con le ombre che sono state riprese nelle telecamere in quei minuti del 6 marzo 2013. Il lavoro del Ris ha permesso di capire in quale esatta posizione si trovassero le persone presenti all'inizio del vicolo e soprattutto se da quella posizione potevano vedere il corpo di David Rossi a terra. E sì tre su due posizioni sapevano che nel vicolo c’era cadavere. Non poteva essere dunque un turista per caso.
Che queste persone dunque si trovavano all’inizio del vicolo per impedire a qualcuno di vedere e soccorrere David Rossi? Questa ricostruzione del Ris confermerebbe le parole di un testimone del 2016 che avrebbe riferito all’avvocato della famiglia Rossi che aveva provato a entrare in quel vicolo perché aveva un appuntamento con Rossi e aveva capito quello che era accaduto. Ma era stato bloccato e spararono un colpo di pistola in aria. Questo super testimone non si trova più, non sarà utile a eventuali indagini. Quindi ritorniamo alla domanda che conta: David Rossi si è suicidato o è stato ucciso?