News sulla morte di David Rossi

“Il boss Grande Aracri intervenne quando David Rossi bloccò dei soldi”: gli affari tra Mps e ‘Ndrangheta

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Le fonti della Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi sono detenuti che avrebbero spiegato anche i legami tra esponenti della Monte dei Paschi di Siena ed esponenti della ‘ndrangheta. Primo tra tutti Nicolino Grande Aracri, un importante boss di ‘ndrangheta. Ecco cosa hanno detto.

Dietro la morte di David Rossi si nasconderebbero gli affari tra la Monte dei Paschi di Siena e la ‘ndrangheta. Lo ha svelato nel dettaglio la Commissione d'inchiesta sul caso che lunedì 19 ottobre ha radunato la stampa nella sua sede a Roma per dare i risultati sul loro lavoro di questi mesi. Ha anche fatto il nome di due persone coinvolte sul presunto omicidio di Rossi, ovvero del capo della comunicazione della Mps morto precipitando dalla finestra del suo ufficio a Siena il 6 marzo 2013: sarebbero Gabriele Ceccherelli, ex capitano della squadra di calcio storico fiorentino, e Giuseppe Mussari, ex presidente della Mps. Il primo avrebbe organizzato la violenza affidandola ad alcuni sui fedelissimi, mentre il secondo sarebbe stato ritenuto il presunto mandante di intimidazioni nei confronti di Rossi.

Perché il sospetto della Commissione d'inchiesta è che l'intenzione di base non era quella di ucciderlo ma "solo" di far paura a Rossi, impedendogli di rivelare e di opporsi ad alcuni affari tra ‘ndrangheta e Mps. Ed è subito necessario fare una precisazione: né Mussari né Ceccherelli sono (e non lo sono mai stati) indagati da nessuna Procura su quanto accaduto a David Rossi. Loro subito ieri, una volta che in conferenza stampa sono stati fatti i loro nomi, si sono detti estranei a quanto accaduto al capo della comunicazione della Monte dei Paschi di Siena. Intanto la Commissione ha fatto sapere di aver girato la documentazione del loro lavoro a una Procura (senza entrare nel dettaglio di quale Procura): ora i magistrati potranno decidere se riaprire o meno le indagini.

Le fonti della Commissione d'inchiesta sono stati due detenuti che avrebbero spiegato anche i legami tra esponenti della Monte dei Paschi di Siena ed esponenti della ‘ndrangheta. Sia chiaro però, non esponenti qualsiasi: primo tra tutti Nicolino Grande Aracri, il boss di ‘ndrangheta a capo della provincia di Crotone e il capo indiscusso della criminalità organizzata calabrese che gestiva tutti gli affari illeciti, non solo in Calabria, ma anche in Emilia Romagna e dintorni. Non un boss qualsiasi: Nicolino Grande Aracri è stato al centro di importanti inchieste antimafia e ha collezionato diverse condanne. Ma cosa c'entra Nicolino Grande Aracri con quanto successo a David Rossi? Un’altra fonte della commissione d’inchiesta lo spiega così. Riportiamo la conversazione completa tra fonte e Commissione d'inchiesta:

Domanda: "Lei ha parlato di un affare della consistenza di decine di milioni di euro che doveva essere concluso dalla persona di Nicolino Grande Aracri e/o di persone a lui vicine. Può dettagliare tale aspetto?"

Risposta: "Mussari ha detto che stava intervenendo Grande Aracri in quanto il MPS aveva bloccato lo stanziamento dei soldi ad una società sportiva in quanto David Rossi, tra le altre, avrebbe riscontrato delle anomalie sul caso del finanziamento."

Domanda: "Perché Nicolino Grande Aracri e/o le persone a lui vicine era/erano interessate a questo stanziamento nei confronti di società sportiva?"

Risposta: "Perché Nicolino Grande Aracri e le persone a lui vicine avevano una quota dell'affare"

Domanda: "Si ricorda la ragione sociale della società sportiva o qualunque altro dettaglio dell'affare""

Risposta: "No, ma vaghi ricordi che possa essere stata una società di pallacanestro"

Domanda: "Si ricorda i nominativi delle persone vicine a Nicolino Grande Aracri in questo specifico affare presso MPS e all'epoca dei fatti?"

Risposta: "All'epoca dei fatti Nicolino Grande Aracri era Capo Crimine della Provincia di Crotone e della Provincia di Reggio Emilia (preciso che viveva a Reggio Emilia); non ricordo i nominativi delle persone a lui vicine per l'affare MPS, ma posso dire che ci dovrebbe essere stato un certo Roberto; per quanto riguarda le persone a lui vicine all'epoca dei fatti c'erano: i fratelli Sarcone di Cutro (tra cui vi era Nicolino, che viveva a Reggio Emilia), anche apparenti imprenditori come i Vrenna, che vivevano a Crotone; sostenevano Nicolino Grande Aracri anche i Giampà di Cutro.

Ecco quindi come la ‘ndrangheta potrebbe essere collegata al movente della morte di David Rossi. Come spiegherebbe un altro detenuto della Commissione d'inchiesta: "Vorrei inoltre precisare, sulla persona del ROSSI, che costui non era "molto pulito": sono a conoscenza del fatto che era in affari con Nicolino Grande Aracri e persone a lui vicine. Nello specifico, il Rossi gestiva dei conti correnti per le persone citate, avendo accesso diretto a tali conti: faceva fruttare i soldi, spostandoli da un conto all'altro, convertendoli in criptovalute, poi riconvertendo i bit coin in denaro contante per impedire il tracciamento di tale denaro". Infine la domanda: "In quale area geografica precisamente il Rossi svolgeva tale attività parallela alla sua attività lavorativa ‘ordinaria'?". La fonte della Commissione ha precisato: "So che si muoveva bene nelle province di Mantova, Reggio Emilia, Bologna. Nello specifico, a Viadana so che il Rossi ha portato dei soldi all'impresa di Muto, impresa che si era aggiudicata i lavori per la ristrutturazione dello stadio (credo, ma non ne sono sicuro, che il nome di battesimo del Muto possa essere Antonio)".

Sia chiaro, sono tutte dichiarazioni che dovranno essere confermate eventualmente da una Procura e da un eventuale processo. Intanto sia Gabriele Ceccherelli che Giuseppe Mussari si ripetono estranei alla morte di David Rossi. Così come la famiglia della vittima non capisce perché sono stati fatti ora nome e cognomi. Ribadiscono che l'unica verità utile è quella giudiziaria.

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