News sulla morte di David Rossi

L’avvocato della famiglia di David Rossi: “Ora si attivi la magistratura, altrimenti nessuno pagherà”

Immagine
“Non vogliamo una sentenza mediatica, ma chiediamo una ricostruzione processuale che arrivi a sentenza oltre ogni ragionevole dubbio”: a dirlo a Fanpage.it è l’avvocato Carmelo Miceli, che assiste Antonella.

"È la prima volta che nella storia repubblicana accade una cosa simile": a dirlo a Fanpage.it è l'avvocato Carmelo Miceli, che assiste Antonella Tognazzi, moglie di David Rossi, e la figlia Carolina Orlandi. Il legale commenta quanto accaduto oggi, lunedì 19 ottobre, quando la Commissione parlamentare d'inchiesta – istituita per far luce sulla morte dell'ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena avvenuta il 6 marzo 2013 – ha tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato che il decesso sia stato conseguenza di un'attività intimidatoria.

In particolare sarebbero stati fatti due nomi: quello di Gabriele Ceccherelli, soprannominato Lo Zena, figura leggendaria del calcio storico fiorentino, che avrebbe organizzato affidando poi questo compito a un gruppo di fedelissimi; e quello di Giuseppe Mussari, l'ex presidente di Mps, che sarebbe stato il presunto mandante di presunte intimidazioni. L'uomo avrebbe voluto fermare Rossi da sporgere denunce alle autorità giudiziarie. Nessuno dei due è al momento indagato da alcuna Procura.

"Abbiamo appreso a mezzo stampa che qualcuno avrebbe parlato di un'intimidazione su mandato. Qualcuno si sarebbe affidato a un altro soggetto, che a sua volta avrebbe deciso le modalità esecutive in autonomia, modalità che avrebbero portato alla morte", ha affermato l'avvocato Miceli precisando che "l’unica cosa che per noi rileva è che la notizia di reato dell’omicidio del dottor Rossi non è coperta da prescrizione e che è compito dell’Aurorita giudiziaria, e non di altri, individuare e perseguire i responsabili di questo omicidio, nel rispetto delle prerogative sancite dalla Costituzione".

Ovviamente, ribadisce l'avvocato a Fanpage.it, adesso è necessario verificare la fondatezza di quanto emerso oltre che l'attendibilità dei teste. Diventa quindi fondamentale ricostruire tutto: "La ricostruzione dell’accaduto può e deve servirsi di quanto raccolto dall’Autorità politica ma non compete a questa, bensì a quella giudiziaria. Noi non possiamo far altro che ringraziare la commissione per il lavoro tecnico e scientifico che ha svolto perché ha consentito di dimostrare quanto diceva la difesa e cioè che David è stato ucciso".

"Noi pretendiamo che i responsabili siano individuati e perseguiti nel pieno rispetto della Costituzione, così da poter arrivare a giudizi che non siano perdite di tempo o buche nell’acqua a causa di vizi di inutizzabilità di possibili prove. A noi non interessa un processo per un'assoluzione tra 7 anni, ma un'indagine corposa che porti al rinvio a giudizio. Ci interessa che l'accusa in giudizio regga perché basata su prove convergenti, univoche e utilizzabili. Tutto questo passa anche dal rispetto delle prerogative costituzionali previste per gli indagati. Dal rispetto di queste prerogative, deriva la graniticità dell'accusa", ha precisato il legale.

"La sede processuale, inoltre, è quella in cui noi siamo messi nelle condizioni di poter riferire i nostri spunti investigativi, le nostre riflessioni, nel pieno rispetto del contraddittorio di tutte le parti coinvolte anche soprattutto delle persone offese che, se ci sarà un giudizio si costituiranno parte civile", ha ancora continuato.

Un aspetto che rimbalza subito agli occhi è che dai racconti dei due detenuti, che hanno portato alle accuse formulate dalla Commissione, emergerebbero però alcune contraddizioni non solo sulla dinamica, ma anche sul profilo della vittima. Un detenuto, come si evince dal verbale che Fanpage.it ha potuto visionare, ha affermato che Rossi avrebbe gestito alcuni conti correnti per Nicolino Grande Aracri e persone a lui vicine. Nell'altro verbale invece emerge che Grande Aracri "stava intervenendo" in quanto Monte dei Paschi di Siena aveva bloccato lo stanziamento dei soldi a una società sportiva "in quanto Rossi", tra le altre persone, "avrebbe riscontrato delle anomalie sul caso del finanziamento".  E infatti Miceli ha sottolineato: "Delle due l'una: o David era un uomo in affari con la ‘ndrangheta o lamentava un utilizzo improprio delle sponsorizzazioni".

Sempre l'avvocato, precisando che non intendono uscire dall'alveo della Costituzione, afferma che lui e le sue assistite pretendono giustizia: "Pretendiamo serietà, pretendiamo atti conformi alla legge. Non vogliamo un processo mediatico, ma un processo costituzionalmente orientato. Non vogliamo una sentenza mediatica, ma chiediamo una ricostruzione processuale che arrivi a sentenza oltre ogni ragionevole dubbio".

Il legale, che ha spiegato di non aver ricevuto alcuna convocazione, ha poi inoltrato una richiesta d'istanza di visione dei verbali nella parte leggibile. Si riserveranno poi di decidere quali azioni e valutazioni intraprendere.

"Il primo step per noi era quello che venisse riconosciuto, oltre ogni ragionevole dubbio, che la morte del dottor Rossi fosse stata provocata da terzi e che non fosse un suicidio. Superata questa prima fase, abbiamo sempre detto che avremmo chiesto, e lo facciamo anche ora, che fossero esplorate tutte le piste possibili. All'esito di questa fase esplorativa, auspichiamo che possano essere trovati elementi precisi, concordanti, univoci. Prove a tutti gli effetti che possono portare a un risultato. Se ci saranno riscontri a queste dichiarazioni rese da questi soggetti, noi saremo lì a chiedere giustizia. Se non ci saranno riscontri, saremo lì a chiedere giustizia. Per noi si tratterà sempre di un omicidio".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views