Caso Roggero: perché la magistratura gli ha bloccato 50mila euro su un conto in Tunisia

C'è una storia che si è consumata nelle aule di tribunale, tra i comizi della politica e i video pubblicati sui social network. E poi c'è una vicenda parallela, fatta di bonifici riservati, visure catastali e depositi bancari oltreconfine. Mentre l'opinione pubblica si divideva sulla legittima difesa e migliaia di sostenitori versavano somme di solidarietà, Mario Roggero, condannato in via definitiva per il doppio omicidio dei due rapinatori in fuga, avrebbe orchestrato, secondo gli inquirenti, una complessa manovra finanziaria per mettere al sicuro i propri beni.
Oggi la posizione penale del gioielliere di Grinzane Cavour è definita da una sentenza irrevocabile della Cassazione che lo riconosce, a tutti gli effetti di legge, come autore di un duplice omicidio. Ma dietro il verdetto di carcerazione si nasconde un secondo fronte giudiziario e patrimoniale, portato alla luce da quotidiani come La Stampa e Il Giornale sulla base degli atti d'indagine: quello che ha spinto i magistrati a disporre il sequestro conservativo di un patrimonio stimato in oltre 1,17 milioni di euro, compreso un conto corrente aperto in Tunisia.
I debiti di giustizia e il dovere dei risarcimenti
Come ricostruito dagli atti della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Torino, la condanna definitiva per omicidio porta con sé l'obbligo di risarcire interamente il danno cagionato alle vittime. I giudici hanno infatti fissato una provvisionale immediatamente esecutiva di 480 mila euro destinata ai familiari dei due uomini uccisi e al terzo rapinatore rimasto ferito. A questa cifra si aggiungeranno le spese processuali e le somme ulteriori che verranno quantificate dai futuri giudizi civili. Per la legge, l'intero patrimonio del condannato costituisce la garanzia fondamentale su cui le parti offese e lo Stato possono rivalersi.
Il bonifico in Tunisia secondo la Guardia di Finanza
È proprio su questa garanzia che sarebbero scattati i controlli della Guardia di Finanza. Secondo le ricostruzioni delle Fiamme Gialle riportate dalle testate giornalistiche, nel settembre del 2024 Roggero avrebbe chiesto alla propria filiale bancaria piemontese di eseguire un bonifico estero da 50 mila euro diretto verso un conto corrente aperto in Tunisia, cointestato a lui e alla moglie. Quei fondi, in base a quanto emerso dalle indagini, derivavano in larga misura dalle donazioni raccolte tra i sostenitori del gioielliere per aiutare l'uomo a sostenere i costi dei processi. Tuttavia, come si legge nell'ordinanza giudiziaria, la Corte d'Assise d'Appello ha ritenuto che lo spostamento di denaro verso un Paese extra-UE non fosse affatto destinato alla difesa legali, ma rappresentasse piuttosto: "Il pervicace e reiterato tentativo dello stesso di sottrarre la disponibilità di denaro a lui facente capo alle garanzie dei creditori." Spostare il capitale in Nord Africa, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe infatti reso quelle somme quasi del tutto inaccessibili ai pignoramenti e alle esecuzioni della giustizia italiana.
La presunta cessione fittizia dei beni immobili alla moglie
Il conto estero non sarebbe stato però un episodio isolato. Pochi mesi prima del bonifico, a marzo del 2024, il gioielliere si sarebbe infatti presentato davanti a un notaio per cedere alla consorte le sue quote di quattro fabbricati situati a La Morra, nel Cuneese. Nelle ordinanze citate dalle cronache giudiziarie, i magistrati parlano espressamente di un'intestazione fittizia: una manovra che, secondo l'ipotesi d'accusa, avrebbe avuto l'unico scopo di spogliare formalmente il condannato delle proprie ricchezze, mantenendone la disponibilità in ambito familiare ed evitando che venissero pignorate dai parenti delle vittime.
Il pericolo nel ritardo e il congelamento del patrimonio
Di fronte al concreto rischio di una dispersione totale dei beni (il cosiddetto periculum in mora), la magistratura ha quindi deciso di intervenire d'urgenza con il sequestro conservativo. Come riportato nei resoconti giudiziari, la misura ha posto i sigilli a tutti i beni immobili e ai depositi bancari riconducibili al gioielliere fino alla concorrenza del credito stimato, congelando anche la somma di 50 mila euro destinata alla Tunisia. Un blocco scattato per impedire che l'autore del delitto potesse vanificare i risarcimenti stabiliti dalla legge prima di varcare le porte del carcere.