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Ci risiamo, comunque. Ogni volta che c’è un fatto di cronaca – nera, bianca, interna, estera, di costume: tutto fa brodo – c’è la destra che ci si avventa addosso come fosse uno sciacallo a digiuno da mesi. È un talento naturale, forse il migliore che hanno: quello di prendere ogni piccolo o grande caso e di farne lo strumento per alimentare paura, suscitare indignazione, accendere la rabbia. Di generalizzare, sempre o comunque, per finalità di propaganda. O, se preferite, per fare di tutta l’erba un fascio.
È una tattica che affonda le sue radici ai tempi della ruggente stagione della famigerata Bestia di Luca Morisi, social media manager a servizio permanente di Matteo Salvini, che a partire dal 2016 scandagliava le testate online locali alla ricerca di un reato qualunque commesso da uno straniero, per darlo in pasto ai social del Capitano leghista che commentava arguto: “Un'altra risorsa della Boldrini”, oppure “Ruspa!”, oppure “Tutti a casa”, seguito da un immancabile “Che ne pensate, amici?”
Erano gli anni, pure degli attentati dell’ISIS in Europa e ogni occasione era buona per l'allora prode eurodeputato Salvini per sparare a palle incatenate contro l’Europa che si fa islamizzare senza combattere e che accoglie i terroristi – e pazienza se moltissimi di loro vivevano in Europa da anni. La colpa degli attentati? Non del risentimento nei confronti dei disastri americani in Medio Oriente, dallAfghanistan, all’Iraq, fino alla Siria. Ovviamente, della sinistra buonista e accogliona.
Strategia che vince non cambia, così ecco arrivare il caso di Bibbiano, annus domini 2019, con Salvini e Giorgia Meloni sempre loro, che si muovono verso la piccola città dell’Appennino reggiano, per difendere i bambini dagli psicologi e dagli assistenti sociali che – questa era l’accusa – pareva li togliessero ai genitori inventandosi storie di molestie e abusi. “Parlateci di Bibbiano”, diceva Salvini rivolgendosi al PD, ai suoi occhi chiaramente connivente, perché Bibbiano era amministrata dal centro sinistra. “Siamo stati i primi ad arrivare e saremo gli ultimi ad andarcene”, ribadiva Meloni, che non voleva essere il secondo sciacallo di nessuno. Poi buona parte degli imputati sono stati assolti e l’impianto accusatorio quasi totalmente smontato. Ma gli sciacalli erano già pronti alla prossima preda.
Siamo al 22 gennaio 2020, quando Matteo Salvini, durante la campagna elettorale per le elezioni in Emilia Romagna citofona a casa di un cittadino tunisino nel quartiere Pilastro a Bologna, per chiedergli serafico “Scusi, lei spaccia?”, ovviamente a favore di telecamere e di gogna social.
E poi arriva il Covid e sempre Salvini, è il 10 settembre del 2021, si lancia a dire che la varianti del Covid nascono come reazione al vaccino. Sarà smentito in tempo zero dalla comunità scientifica, ma intanto si sarà guadagnato la sempiterna stima dei No Vax e dei No Green Pass.
Il resto è cronaca. Basta che scatti la lama di un coltello e partono i cori sull’emergenza maranza, e sull’uso dei coltelli che "appartengono solo a certe etnie", come disse il sindaco di destra di La Spezia, dimenticandosi che la vittima dell’accoltellamento era pure lui un ragazzo di origine straniera.
E poi c’è il poliziotto malmenato dai manifestanti del centro sociale Askatasuna, che Meloni va a incontrare a favore di telegiornali, senza esprimere alcuna solidarietà ai manifestanti malmenati dalla polizia, mentre il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, accusa i partiti di opposizione di offrire ai manifestanti violenti "coperture politiche ben identificabili” .
E poi ci sono tutte le volte in cui si può ribadire l’affetto e la vicinanza alla polizia “senza se e senza ma”, salvo cadere in qualche improvvido sfondone, come quando Matteo Salvini, lo scorso 26 gennaio, finirà per offrire la sua solidarietà a Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia che poi si scoprirà aver inscenato una finta aggressione per giustificare l’omicidio del pusher ventottenne Abderrahim Mansouri.
Nel frattempo, Salvini e La Russa si erano presi a cuore il caso dei coniugi Trevallion, la cosiddetta famiglia nel bosco cui erano stati levati i figli tenuti forzatamente isolati da ogni relazione coi coetanei, storia perfetta per attaccare la magistratura e il pensiero unico della sinistra. Mentre Meloni urlava "mai più un'altra Garlasco" dal palco di Atreyu, come se la separazione delle carriere c'entrasse qualcosa con l'omicidio di Chiara Poggi.
Un colpo d’ali ed eccoci arrivati a noi, e al gioielliere Mario Roggero di Grinzane Cavour condannato per avere ucciso due rapinatori e per aver provato a ucciderne un terzo mentre stavano scappando a gambe levate dalla sua gioielleria. Mentre Meloni chiede per lui la grazia, non si capisce bene perché, Salvini gli offre un posto in Parlamento, giusto per spararla più alta.
Già, perché da qualche settimana c’è un nuovo sciacallo in città, pronto a sbranare ogni caso di cronaca gli si presenti davanti per sparare la sua massima e proporre la sua ricetta draconiana. Si chiama Roberto Vannacci e dietro di lui ha una sporca dozzina di sciacalli pronti a tutto.
La caccia è aperta. E il problema, visto l’impegno, è che forse da qui alle elezioni non ci saranno abbastanza casi di cronaca da strumentalizzare per tutti e tre.