Nel decimo anniversario della nascita del Movimento 5 Stelle a una settimana dalla kermesse Italia 5 Stelle, che si terrà a Napoli, i dissidenti grillini fanno la loro mossa, pubblicando la “Carta di Firenze 2019”. Si tratta di un compendio di proposte e richieste che un gruppo di attivisti, tra cui spicca Davide Barillari, consigliere regionale in Lazio, ha elaborato nel corso dell’appuntamento della scorsa settimana nel capoluogo toscano. L’obiettivo è chiaro: “Riportare il M5S al pieno rispetto dei suoi valori e principi identitari”, tra cui spiccherebbe la “lotta per la ricostruzione di uno stato sociale massacrato da trent’anni di neoliberismo fino alla battaglia per la conquista della piena sovranità nazionale”.

Nella lettura dei dissidenti, l’esperienza di governo ha ridotto una “identitaria pulsione anti-sistema a effimero sfogo anti-casta, volto per giunta a tagliare il numero dei privilegiati senza intaccare gli intollerabili privilegi”, dunque l’unico modo per tornare a crescere è il recupero “della nostra connotazione etica e politica grazie alla quale abbiamo ottenuto il consapevole voto di milioni di italiani”.

Le proposte degli attivisti si articolano in cinque ambiti: trasparenza e democrazia interna, coerenza e rispetto dei principi non trattabili, riorganizzazione dal basso, processi partecipativi, candidature, nomine e valutazione dei portavoce. Tra le richieste, spiccano:

  • revisione dello Statuto e superamento della figura del capo politico mediante l’introduzione di organi elettivi e collegiali a livello nazionale, regionale e provinciale;
  • miglioramento di “Tirendiconto” per aver maggiore trasparenza sulle spese dei portavoce;
  • rispetto dei principi etici fondamentali;
  • creazione di strumenti interni, in qualsiasi modo si dimostrerà utile, che consentano agli iscritti di avviare;
  • consultazioni referendarie e interrogazioni agli organi di vertice del MoVimento;
  • riformulazione di criteri univoci, oggettivi e democratici per le candidature e le nomine all’interno del M5S, che premino l’esperienza, la competenza e il comprovato attivismo sui territori;
  • apertura alla discussione di nuovi strumenti di valutazione degli eletti.