Ci sono cose che, fortunatamente, il consenso non può ancora comprare. Non le sentenze della Cassazione che ha rigettato il ricorso della procura di Agrigento, che si era opposta alla decisione del gip di non convalidare l’arresto di Carola Rackete in seguito alla forzatura del blocco imposto dalle autorità italiane nel giugno scorso. Non le sentenze della Corte Costituzionale, che ha giudicato inammissibile la richiesta di referendum sulla legge elettorale avanzata dalla Lega, c0sì come nel 2015 giudicò illegittimo il referendum contro la legge Fornero. E nemmeno i pronunciamenti della giunta per l’immunità parlamentare, che deciderà dell’autorizzazione a procedere a Matteo Salvini  per il Caso Gregoretti, salvo colpi di scena, il prossimo 20 gennaio.

Zero a tre e palla al centro, per il capitano leghista. I cui propositi e le cui promesse continuano a infrangersi contro il muro della realtà, a dispetto della sicumera di chi è convinto che col consenso può tutto. No, caro Matteo, non può tutto. Avere il 30% dei consensi nei sondaggi non può magicamente permettere di incarcerare chi si oppone al proprio disegno politico, né può permettere di modificare la legge elettorale a proprio piacimento senza una maggioranza parlamentare, né di sfuggire a un processo – peraltro già scampato nel caso Diciotti – se c’è la possibilità che sia stata infranta, a suo tempo, la legge.

Zero a tre, e Salvini può pure invocare aule di tribunali grandi abbastanza per contenere la “stragrande maggioranza” della popolazione italiana, ma tre su dieci è a malapena maggioranza relativa: la matematica, al pari della legge, non la sconfiggi né con la Bestia, né con le piazze piene. Così come del resto, non puoi sconfiggere i numeri dello spread che si impenna ogni volta che il Capitano e i suoi sodali anti-Euro Borghi e Bagnai si avvicinano a Palazzo Chigi, né tantomeno quelli del debito pubblico e delle clausole di salvaguardia da disinnescare: vincoli che nemmeno il cuore immacolato di Maria può sciogliere, così come del resto non può cambiare le leggi e i trattati internazionali che non permettono di chiudere i porti di fronte a chi sta naufragando.

Alla fine, il problema di Salvini, la sua maledizione, è tutto qua: che vince grazie a promesse (o minacce) che si infrangono puntualmente contro la realtà, sia essa quella della legge dello Stato, delle leggi del mare, delle regole democratiche, della matematica finanziaria. E che per far dimenticare i suoi fallimenti e mantenere il proprio consenso è costretto ogni volta a spararle ancora più grosse. E a dover mettere la pezza a fallimenti ancora maggiori. Finché gli italiani non se ne accorgono, nessun pericolo per lui. Quando se ne accorgeranno, racconteremo dell’ennesimo leader che ha ballato una sola canzone.