Carburanti, ENI abbassa di nuovo prezzo del diesel a 2,19 euro: cosa vuole fare il governo contro i rincari

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A cura di Luca Pons
Nel fine settimana i prezzi dei carburanti sono aumentati di nuovo sotto la spinta di quotazioni ancora in rialzo, portandosi sopra 1,8 euro al litro per quanto riguarda la benzina e sopra 1,7 per il diesel.
ENI ha riportato il prezzo del diesel consigliato per i suoi distributori a 2,19 euro al litro, dopo averlo alzato a 2,25 nei giorni scorsi. La mossa viene incontro agli autisti e anche al governo Meloni, che però non ha ancora chiarito come intende muoversi: il ministro dell’Ambiente ha ipotizzato misure selettive, ma non ha dato dettagli.

ENI ha deciso di ridurre il prezzo del gasolio nei propri distributori, consigliando un tetto di 2,19 euro al litro. È la stessa soglia che era stata lanciata il 28 settembre, ma era poi salita a 2,25 euro al litro con la fine del taglio delle accise decisa dal governo Meloni. Mercoledì 7 ottobre, la soglia era stata abbassata a 2,21 euro. Oggi è tornata ufficialmente al livello indicato inizialmente, nonostante non ci sia ancora traccia di misure da parte dell'esecutivo.

Ufficialmente, il tetto fissato da ENI resta a 2,25 euro. Quello che conta di più, però, sono le indicazioni quotidiane inviate ai distributori Enilive, e sono queste a essere scese fino a 2,19 euro. In mattinata, la multinazionale ha incontrato Assopetroli-Assoenergia, l'associazione che rappresenta i rivenditori indipendenti di carburanti. Stando a una nota, ciò che è emerso è il principio di "sostenere famiglie e imprese attraverso il contenimento dei rialzi dei prezzi dei carburanti". A fine settembre, l'associazione aveva detto di valutare il ricorso all'Antitrust contro i ribassi decisi da ENI, considerati potenzialmente concorrenza sleale. Oggi, invece, c'è stato un "clima costruttivo".

Il prezzo dei carburanti resta alto, anche se si è allontanato dai picchi toccati poche settimane fa: il ministero delle Imprese ha fatto sapere che oggi il diesel, in media, costa 2,258 euro al litro fuori dall'autostrada, in calo di tre millesimi rispetto a ieri. La benzina è a 2,035 euro al litro. Il trend è di leggerissima discesa, ma si parla comunque di prezzi ampiamente sopra i due euro al litro e che, per il momento, non sembrano essere prossimi a un calo rapido.

Per adesso, il governo Meloni sembra intenzionato ad aspettare e osservare. La presidente del Consiglio aveva annunciato, a metà settembre, che dal 6 ottobre sarebbero scattate le accise mobili, ma poi l'esecutivo ha cambiato idea. Senza grandi annunci, ha evitato di pubblicare il decreto che avrebbe dato il via alle accise mobili e, così, ha rimosso tutti gli sconti sui carburanti dall'inizio della settimana. Mercoledì, sempre Meloni ha detto di essere "pronta a intervenire di nuovo", e che a settembre ci sono "170 milioni che possono essere spesi" per tagliare le accise. Si tratterebbe, comunque, di un taglio parecchio limitato.

"Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap", cioè proprio del tetto al prezzo imposto da ENI. Sembra, insomma, che l'intenzione sia evitare di investire nuovi fondi pubblici per ridurre il prezzo dei carburanti fin quando le aziende si impegneranno a evitare picchi al distributore.

Nella giornata di ieri, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e quello dell'Ambiente Pichetto Fratin hanno incontrato le imprese che si occupano di raffinazione del petrolio in Italia, e gli hanno chiesto di aumentare la produzione (soprattutto di carburante per aerei) per ridurre i costi. Oggi, Pichetto ha parlato di misure selettive, dicendo che il taglio generalizzato alle accise "costa l'ira di Dio" e "rischia di avere delle conseguenze pesantissime sull'aspetto del debito dello Stato e automaticamente sugli equilibri della finanza pubblica e sui tassi". L'idea potrebbe essere, quindi, di varare interventi rivolti a specifici settori, come avvenuto con l'agricoltura.

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