Rincari fino all’80% in un mese per melanzane e pomodori: la parmigiana rischia di sparire dalle tavole

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Pomodori, zucchine e melanzane registrano rincari record, fino all’80%. Clima, trasporti e carburanti spingono in alto i prezzi, ma aumentano anche quelli di pesce e carni.

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Tra qualche anno il vero lusso potrebbe essere mettere a tavola pomodori, lattughe, melanzane, zucchine. Gli ortaggi sono stati considerati a lungo un alimento povero da mettere in tavola quando c'era poco altro, ma con il passare del tempo quello ortofrutticolo è diventato il comparto con i prezzi con maggiore crescita. Anche più delle carni e dei formaggi che invece restano stabili.

Secondo le rilevazioni della Borsa Merci Telematica Italiana relative al mese di settembre, il pomodoro da insalata registra i rincari più elevati, con un aumento di quasi l'80% rispetto ad agosto. Seguono melanzane (+39,6%), zucchine (+35,5%) e cetrioli (+20,9%). Piatti tipici della nostra dieta come la parmigiana di melanzane o l'insalata di pomodori potrebbero diventare cibi riservati alle occasioni speciali a causa dell'aumento dei prezzi. La tendenza, infatti, sembra destinata a non cambiare

Perché i prezzi degli ortaggi aumentano più degli altri

Settembre più che mai ha messo in evidenza diffusi rialzi per i prezzi all’ingrosso delle coltivazioni orticole, complice la scarsa disponibilità di prodotto a causa delle avversità climatiche estive, a fronte di un aumento della domanda. E il peggio potrebbe ancora venire: l'80% dell'ortofrutticolo viaggia su gomma, e lo sciopero degli autotrasportatori causato dall'impennata dei prezzi dei carburanti ha influito sulla disponibilità, con il conseguente svuotamento dei piccoli e grandi punti vendita. Nonostante i blocchi dei camionisti siano stati rimossi, i banchi di frutta e verdura non sono ancora tornati ai livelli pre-emergenza, perché l'emergenza carburanti non è ancora rientrata, così come le dinamiche che la hanno innescata.

Senza voler scomodare Trump e la guerra in Iran, la ridotta disponibilità di carburante ha causato l'aumento del costo dei trasporti e questo in molti casi viene scaricato sul consumatore finale. Se a questa dinamica economica aggiungiamo gli eventi atmosferici avversi di questa estate, ecco che abbiamo la ricetta per un disastro assicurato.

Il risultato infatti è un valore medio, per gli ortaggi, superiore del +50% rispetto a settembre dell’anno passato. I volumi di prodotto nazionale sono contenuti e nei mercati si trovano principalmente quote di merce di provenienza olandese e tedesca.

Sensibili aumenti si registrano anche tra gli ortaggi a media conservazione: +33,8% per i cavolfiori, presenti in questo mese con scarse quantità di prodotto nazionale di montagna e di importazione (Francia, Germania, Polonia).

Sale di quasi il +50% anche il prezzo dei finocchi rispetto al mese precedente: le quantità sono limitate e la qualità non ottimale, condizionata dal clima torrido anche nel Fucino. Aumento anche per il sedano (+27,8%).

Andamento invece piuttosto stabile per il comparto degli ortaggi a lunga conservazione (-1,1%): l'unica oscillazione significativa riguarda le verze (+17,4%); lieve aumento per le patate rispetto al mese precedente (+5,6%), che presentano comunque un valore di quasi il +35% superiore rispetto a settembre dell'anno scorso. Le ridotte quantità e l'avvio delle nuove produzioni di cicoria e spinaci spingono al rialzo i prezzi di questi ortaggi a foglia da cottura, con quotazioni in aumento di oltre il +30% rispetto al mese scorso.

A rischio anche il pescato: le spatole aumentano del 121,6%

Anche il pescato non se la passa meglio. A settembre, i prezzi all’ingrosso dei prodotti della pesca sono stati condizionati dal fermo pesca che ha interessato l’intero mese il litorale adriatico meridionale e, fino al 15 settembre, quello settentrionale.  Su base annua (rispetto a settembre dello scorso anno): il picco più elevato riguarda le spatole fresche di pescata, con un incremento del +121,6%.

Su base mensile, la categoria dei pesci freschi di mare registra forti rialzi per sogliole, spigole, orate e sarde.

In aumento le carni bovine e le carni di pollo

Non registrano in proporzione l'aumento degli ortaggi, ma a settembre prosegue la crescita dei prezzi all'ingrosso delle carni, che registrano un +4,3% rispetto ad agosto, sostenuto principalmente dai rincari delle carni bovine.

Si restringe ulteriormente il divario su base annua, passando dal -6,7% di agosto al -2,8%. Decisa accelerazione per le quotazioni della carne di vitellone, in aumento dell'8,3% su base mensile, sulla scia dei rialzi dei quarti anteriori. Ancora più accentuata la crescita della carne di vitello (+13,4%), favorita dal recupero dei prezzi dei tagli delle “selle sgrassate” dopo una prolungata fase ribassista.

Il confronto con lo scorso anno resta tuttavia negativo per entrambe le categorie, rispettivamente del -5,8% e del -4,3%. Si interrompono invece i rincari della carne suina, che dopo il forte aumento di agosto registra una flessione del -6,6%, risentendo dell'indebolimento della domanda legato alla fine della stagione estiva. Si ridimensiona comunque il calo tendenziale, attestato al -2,5%. Tra le altre carni, aumentano i prezzi del pollo (+4,4%) e del coniglio (+8,8%), mentre il tacchino rimane stabile.

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