Manovra 2027

Fisco, il governo vuole bloccare le compensazioni per cartelle sopra i 30mila euro: cosa cambia in Manovra

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A cura di Luca Pons
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Il governo Meloni punta a recuperare fondi dall’evasione per la manovra 2027. Così, la soglia oltre cui non si possono più effettuare compensazioni fiscali potrebbe abbassarsi dagli attuali 50mila euro a 30mila euro. Ecco cosa cambierebbe per i contribuenti.

Oggi, chi ha dei crediti nei confronti del Fisco può usarli per compensare il pagamento di imposte. Il meccanismo è semplice: se lo Stato mi deve dei soldi, e io devo dei soldi allo Stato, anche se si tratta di imposte diverse, le due cose si annullano a vicenda e il contribuente evita l'esborso diretto. Ma il governo Meloni intende mettere un limite a questo sistema di compensazioni fiscali, vietandolo a tutti coloro che hanno accumulato almeno 30mila euro di debiti non pagati nei confronti dell'Erario.

Oggi la soglia è fissata a 50mila euro, mentre fino all'anno scorso era di 100mila euro. Il governo ha bisogno di risorse per varare la legge di bilancio 2027, già messa in difficoltà dalla situazione economica e dalle trattative con l'Europa, e in questo modo potrebbe recuperare ulteriori fondi.

Come funziona la compensazione fiscale delle tasse

Il meccanismo esiste da tempo: era previsto già dalle norme sugli adempimenti fiscali entrate in vigore nel 1997. In linea di principio, si prevede semplicemente che chi deve fare un versamento all'Agenzia delle Entrate lo possa ‘compensare' con un credito che può vantare nei confronti della stessa pubblica amministrazione, anche nel caso in cui le due imposte (quella per cui è in debito e quella che vuole compensare) siano di natura diversa. Ad esempio, invece di incassare un bonus edilizio lo si può usare per saldare un debito riguardante l'Iva.

Tuttavia, la legge prevede un limite. Per chi ha una storia di debiti accumulati con il Fisco da tempo, e mai saldati, non è possibile approfittare della compensazione. Fino al 2025, l'utilizzo dei crediti d'imposta era vietato per chi aveva oltre 100mila euro di debiti. Dal 1° gennaio 2026, la soglia si è dimezzata: 50mila euro. Nella manovra 2027, il governo Meloni vorrebbe abbassarla a 30mila euro, secondo quanto riportato dal Sole 24 ore.

Per raggiungere la soglia di 30mila euro si tengono in conto i debiti legati a:

  • Imposte dirette (Irpef, Ires, Imu…)
  • Iva e altre imposte indirette
  • Irap
  • Sanzioni, interessi, oneri di riscossione e mora collegati alle cartelle

I debiti vengono calcolati se i termini per il pagamento sono scaduti e non ci sono provvedimenti di sospensione o piani di pagamento a rate. Per intendersi, se un contribuente ha aderito a una rottamazione e sta saldando il dovuto a rate, a patto che sia in regola con le rate, il suo debito non viene conteggiato. Sono esclusi anche tutti i cosiddetti "crediti non erariali", ovvero quelli che riguardano tributi locali, i debiti con l'Inps (contributi previdenziali e assistenziali) e quelli con l'Inail.

Il blocco è assoluto, senza eccezioni, per chi supera la soglia di debito prevista per legge. Si può superare il blocco solamente restituendo allo Stato una somma tale da portare il proprio debito sotto la soglia. Ad esempio, oggi, chi ha debiti per 55mila euro potrebbe ottenere la compensazione versando più di 5mila euro e scendendo sotto i 50mila. Con la riforma in lavorazione da parte del governo Meloni, invece, dal 2027 dovrebbe versare circa 25mila euro per scendere sotto la soglia dei 30mila.

Cosa cambia per i contribuenti con la soglia a 30mila euro in Manovra 2027

Ridurre il tetto di debito da 50mila a 30mila euro non avrebbe effetto per i contribuenti che sono in regola con i pagamenti. Loro potranno continuare ad approfittare del meccanismo di compensazione, se hanno dei crediti fiscali da usare per evitare di versare direttamente le imposte. È un sistema ampiamente utilizzato: quest'anno, da gennaio ad agosto, è avvenuto per oltre 36 miliardi di euro di imposte complessivamente.

La novità riguarderebbe chi ha già alcune decine di migliaia di euro di debiti ‘consolidati'. Contro questa fascia di contribuenti il governo Meloni vuole muoversi, per evitare che possano aggirare il pagamento delle nuove tasse mentre ancora non hanno saldato quelle vecchie. Abbassando la soglia di debito, naturalmente, il divieto si estende a una platea decisamente più ampia.

Nella legge di bilancio varata a dicembre dello scorso anno, al comma 116, l'esecutivo aveva già provveduto a un primo taglio, da 100mila a 50mila euro, dicendo che era per attuare la "riforma dell'amministrazione fiscale" prevista dal Pnrr. La relazione tecnica della manovra aveva chiarito che il provvedimento avrebbe portato "207 milioni di euro annui a partire da 2026″ nelle casse dello Stato, perché una certa quantità di crediti non sarebbe più stata usata per compensare le imposte. Non è ancora noto quanti soldi porterebbe abbassare il tetto a 30mila euro, ma potrebbe aiutare almeno in parte per la prossima legge di bilancio.

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