È cambiato ancora una volta il modulo di autocertificazione da esibire alle forze dell'ordine per giustificare gli spostamenti durante l'emergenza coronavirus. Si tratta della quarta versione del documento: "Sono state fatte ironie, ma cambiano le disposizioni e noi dobbiamo aggiornare il modulo, anche per intercettare i quesiti che arrivano dai cittadini", ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, rispondendo alle critiche sui continui aggiornamenti del modulo. Ad ogni modo, visti i cambiamenti, sono molte le incertezze dei cittadini a riguardo: proviamo a fare un po' di chiarezza per capire quali sono state le novità nel corso delle settimane e che cosa prevede l'ultima versione dell'autocertificazione attualmente in vigore.

Quattro versioni di autodichiarazione: cosa è cambiato

Il primo modulo di autocertificazione è stato emesso il 10 marzo, un giorno dopo il Dpcm con cui il governo limitava gli spostamenti su tutto il territorio nazionale. In questo primo documento si doveva dichiarare la ragione del proprio spostamento, per lavoro, salute, necessità primarie o per rientrare al proprio domicilio. Dopo un settimana, il 17 marzo, è arrivata una seconda versione, in cui si doveva anche attestare di non essere positivi al Covid-19, e di conseguenza di non essere sottoposti a quarantena, per cui nessuno spostamento era ed è ammissibile. Nella terza versione, pubblicata sul sito del ministero dell'Interno lo scorso 23 marzo, è scomparsa la possibilità di rientrare presso il proprio domicilio: con un ulteriore stretta sugli spostamenti consentiti, il governo ha vietato ai cittadini di muoversi da un Comune all'altro, a meno che non sia per necessità indifferibili.

Infine, nell'ultima versione aggiornata il 26 marzo vengono rimarcati i motivi per cui i cittadini siano legittimati ad uscire di casa, tra cui il lavoro, la salute o urgenze primarie come fare la spesa o andare in farmacia. Il nuovo documento risponde all'ultimo decreto del governo, quello del 25 marzo, in cui sono state introdotte ulteriori misure di contenimento e inasprite le sanzioni contro chi non rispetta le disposizioni contro il coronavirus. Inoltre, nella nuova versione si deve dichiarare di essere a conoscenza non solo dei provvedimenti presi dal governo centrale, ma anche di quelli emanati dalle Regioni, che potrebbero aver reso alcune norme ancora più severe in ragione di uno stato particolarmente grave dell'emergenza epidemiologica.

Le novità dell'ultimo modulo di autodichiarazione

"C‘è un'altra battaglia che vede impegnati i nostri uomini, quella di spezzare la catena del contagio, perseguendo i furbi, chi con comportamenti sbagliati introduce un vulnus al sistema che può vanificare gli sforzi che si stanno facendo. Fino al 24 marzo su due milioni e mezzo di cittadini controllati ci sono stati 110 mila denunciati", ha detto il capo della Polizia ricordando che chi non rispetta le misure emanate dal governo rischia una multa fino ai 3mila euro.

In particolare, rispetto alle versioni precedenti, alla voce in cui il cittadino dichiara di non essere risultato positivo a tampone e di non essere quindi in quarantena, si aggiunge: "Fatti salvi gli spostamenti disposti dalle Autorità sanitarie". Come menzionato, bisogna specificare di essere a conoscenza anche delle "ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente della Regione", e indicare sia la Regione di partenza che quella di arrivo, affermando che lo spostamento rientra nei casi consentiti dai provvedimenti. Vengono aggiunte delle specificazioni per quanto riguarda gli spostamenti per necessità primarie, come quelle "all’interno dello stesso comune o che rivestono carattere di quotidianità o che, comunque, siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere".

Inoltre, si legge: "Devo effettuare una visita medica, urgente assistenza a congiunti o a persone con disabilità, o esecuzioni di interventi assistenziali in favore di persone in grave stato di necessità, obblighi di affidamento di minori, denunce di reati, rientro dall’estero, lavoro, altri motivi particolari». Si ricorda infine che chi non dispone di una stampante potrà compilare il modulo direttamente nel momento del controllo, in quanto le forze dell'ordine dispongono del documento in forma cartacea.

I servizi di car sharing non si fermano

Specialmente per chi vive in città sono frequenti gli spostamenti tramite servizi di car sharing, ma con l'entrata in vigore delle misure restrittive molti cittadini non sanno più se possono ricorrervi. Ma l'Aniasa, l'associazione che all'interno di Confindustria rappresenta le attività di autonoleggio, conferma in un comunicato che il car sharing non si ferma.

"Secondo quanto indicato nell’ultimo Decreto firmato dal Presidente del Consiglio, che aumenta la stretta sulle attività produttive ritenute non strettamente necessarie, le attività di noleggio veicoli restano aperte", si legge. L'Aniasa precisa che nel testo finale del decreto "non  venga indicato esplicitamente il noleggio veicoli tra le categorie esentate dallo stop esclusivamente perché già autorizzato dal precedente provvedimento firmato dal Presidente Conte".  Rassicurando che le imprese hanno rafforzato ulteriormente le procedure di igienizzazione del veicolo tra un noleggio e l'altro, il comunicato conclude: "In questa fase di emergenza, nel rispetto di tutte le indicazioni necessarie per contenere la diffusione dell’epidemia, le aziende del settore continuano quindi a offrire i propri servizi per assicurare la mobilità di quanti necessitano, in queste fasi critiche, di spostarsi per improrogabili motivi di lavoro. Ricordiamo, inoltre, il ruolo svolto in particolare dai numerosi furgoni in noleggio che garantiscono l’ultimo miglio per la distribuzione di prodotti alimentari, farmaceutici e di prima necessità".