
Bisogna tornare con la mente al 2005, sulle spiagge bianche di St.Barts, per trovare l'origine del terremoto che oggi sta facendo crollare i palazzi del potere londinese. Esiste una fotografia di quel periodo, rimasta a prendere polvere per due decenni, che ritrae Peter Mandelson e Jeffrey Epstein seduti l'uno accanto all'altro con il blu cristallino del mare caraibico a fare da sfondo, come due vecchi compagni di università in vacanza. Mandelson, ex Commissario europeo per il commercio, l'architetto del New Labour, l'uomo che sussurrava a Tony Blair; Epstein, il finanziere che stava già costruendo il suo impero di ricatti e abusi. Quell'immagine non è solo un ricordo sbiadito, ma la prova che il "filone britannico" del caso Epstein non è un'appendice della storia americana, ma un capitolo autonomo, viscerale e devastante.
Mentre nelle scorse settimane abbiamo analizzato come Epstein cercasse di influenzare la politica italiana attraverso la lente sovranista di Steve Bannon, oggi dobbiamo varcare la Manica. Se in Italia Epstein cercava influenza, nel Regno Unito cercava cittadinanza nei circoli più esclusivi del pianeta. E l'ha ottenuta. Questa è la cronaca di una primavera di sangue e inchieste che sta portando la Corona a decisioni estreme e il governo di Keir Starmer sull'orlo di una caduta che pare ormai inevitabile.
Il 19 febbraio 2026: il giorno in cui Sandringham ha tremato

Il calendario della monarchia britannica è fatto di tradizioni immutabili, ma la data del 19 febbraio 2026 verrà ricordata per lo strappo definitivo. All'alba di quel giorno, le pattuglie della polizia hanno varcato i cancelli della tenuta di Sandringham con un mandato senza precedenti. L'obiettivo era Andrea, Duca di York. Non si trattava più delle vecchie accuse di Virginia Giuffre, che il Principe aveva tentato di liquidare con interviste disastrose alla BBC; questa volta le accuse erano circostanziate e documentate dai nuovi Epstein Files: abuso d'ufficio e condotta illecita nella gestione di informazioni riservate messe a disposizione del finanziere. Andrea, secondo le carte, avrebbe agito come un facilitatore per gli interessi di Epstein, mescolando diplomazia reale e affari privati in una zona grigia che oggi la giustizia inglese chiama reato.
L'interrogatorio di dodici ore a cui è stato sottoposto il fratello del Re ha segnato il punto di non ritorno. Re Carlo III, con una freddezza necessaria alla sopravvivenza stessa dell'istituzione, ha compiuto l'atto più doloroso del suo regno: Andrea è stato sfrattato dalla Royal Lodge, privato del titolo di Altezza Reale e allontanato da ogni incarico pubblico. Oggi, a Westminster, si discute persino una legge per cancellare definitivamente il suo nome dalla linea di successione. Andrea è insomma ora un uomo isolato, un reietto della "Firm" che racconta perfettamente come la ragnatela di Epstein sia riuscita a penetrare fin dentro le stanze più private della Corona. Ma il Duca era solo uno dei nodi di una struttura logistica molto più vasta e inquietante.
La logistica dell'abuso: Kensington, Chelsea e il pendolo dell'Eurostar
Le ultime rivelazioni della BBC hanno infatti squarciato il velo sulla presenza stabile di Epstein nella capitale. Londra non era una tappa di passaggio, ma un vero e proprio hub operativo. Gli inquirenti hanno messo i sigilli a quattro appartamenti situati nei quartieri più inaccessibili: Kensington e Chelsea. In quegli interni eleganti, tra camini in marmo e pavimenti in parquet, la realtà era brutale. I messaggi recuperati dai server di Epstein descrivono case trasformate in dormitori per giovani donne reclutate nell'Europa dell'Est. Epstein si muoveva come un padrone di casa feudale. In una chat Skype del 2019 con una ragazza russa, scriveva con un'arroganza che oggi appare profetica: "Sono il tuo padrone di casa. Ma a differenza degli altri, io pago invece di riscuotere". Pagava tutto: le rette dei corsi di inglese, le bollette, persino le posate e i mobili. Ma era una generosità tossica. In cambio, le ragazze venivano costrette a "lavorare" per lui, individuando altre potenziali vittime tra le giovani modelle londinesi.
A confermare questa frenetica attività sul suolo britannico non ci sono però solo le chat, ma i documenti ufficiali del U.S. Customs and Border Protection (CBP). I manifesti di volo desegretati del suo jet privato, il famigerato N212JE (noto alle cronache come Lolita Express), rivelano una serie di rotte costanti verso gli aeroporti privati che servono Londra. Incrociando questi registri con le date dei messaggi, gli investigatori hanno ricostruito come il finanziere utilizzasse la capitale britannica come una base sicura per accogliere i suoi ospiti di alto livello, garantendo loro una riservatezza che solo i grandi hub privati potevano offrire.

E poi c'era il trasporto "di linea": l'Eurostar veniva usato come un nastro trasportatore silenzioso. Cinquantatré biglietti documentati tra il 2011 e il 2019, molti dei quali con tariffa "Youth" per under 25, per spostare le vittime verso Parigi o altre destinazioni europee. L'ultimo viaggio è avvenuto appena sedici giorni prima del suo arresto definitivo. Tutto questo accadeva sotto gli occhi di una Metropolitan Police che, per anni, ha preferito girarsi dall'altra parte, sostenendo che "altre autorità internazionali fossero in una posizione migliore per procedere". Un rimpallo di responsabilità che oggi, alla luce dei manifesti di volo del CBP e dei file del DOJ, viene riletto come una scelta deliberata di non disturbare il potere.
Il "Migliore Amico" a Washington: la caduta di Peter Mandelson

Ma se il caso di Andrea scuote il sentimento popolare, quello che coinvolge Mandelson, sta facendo a pezzi le istituzioni democratiche. Mandelson e Epstein erano intimi, di un'intimità documentata da mail che oggi suonano come una condanna. "Jeffrey, ti vogliamo bene", "Sei il mio migliore amico", scriveva l'ex ministro al finanziere anche dopo la condanna di quest'ultimo per pedofilia nel 2008. Ma il sentimento non era l'unica moneta di scambio.
I file pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano rivelano infatti che nel 2009, mentre Mandelson era Segretario di Stato per il Business durante la crisi finanziaria, agiva quasi come una talpa interna per il finanziere. I documenti mostrano promemoria riservati sul fondo di salvataggio dell'UE da 500 miliardi inviati a Epstein prima ancora che fossero ufficiali. Mandelson suggeriva tempistiche, indicava come "minacciare leggermente" il Cancelliere Alistair Darling sulla tassa ai bonus dei banchieri, forniva dettagli strategici sul quantitative easing della Banca d'Inghilterra. Mentre il Regno Unito affogava nella recessione e chiedeva sacrifici ai cittadini, Epstein aveva un accesso privilegiato alla sala macchine dell'economia britannica. Per questo, quando Keir Starmer lo ha nominato ambasciatore a Washington nel dicembre 2024, ignorando ogni segnale d'allarme, è scoppiato l'inferno politico.
Il labirinto di Downing Street: pressioni, segreti e capri espiatori
La nomina di Mandelson doveva essere la mossa magistrale di Starmer per gestire il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Serviva un peso massimo che conoscesse i corridoi repubblicani dai tempi dell'amministrazione Bush. Ma il Premier ha sottovalutato il potere dei dossier. Sir Olly Robbins, l'ex segretario generale del Foreign Office, ha testimoniato davanti alla Commissione Esteri descrivendo un clima di "pressioni ossessive" esercitate direttamente da Downing Street. Per tutto gennaio 2025, lo staff di Starmer chiamava quotidianamente il ministero degli Esteri per forzare il nulla osta di sicurezza (vetting), nonostante i servizi segreti avessero sollevato "red flags" inquietanti sui legami di Mandelson con la Russia e con Epstein. "Non ho mai riscontrato interesse sul ‘se' la persona fosse sicura, ma solo sul ‘quando' avrebbe avuto il timbro", ha dichiarato Robbins ai parlamentari. La nomina era già un fatto compiuto, firmata dal Re e inviata a Washington, prima ancora che i controlli fossero finiti. Quando lo scandalo è deflagrato con l'uscita degli Epstein Files nel 2026, Starmer ha reagito silurando Robbins, additandolo come l'unico responsabile del mancato allarme. Ma l'opposizione, guidata da Kemi Badenoch, non accetta il sacrificio: ha parlato di "scudo umano" e di "menzogne deliberate al Parlamento". Il sospetto è che Starmer sapesse tutto e che abbia scelto di autorizzare l'accesso a documenti classificati a un uomo ritenuto inidoneo dai suoi stessi servizi segreti.
Dollari, osteopatia e il silenzio dei complici
Oltre ai grandi segreti di Stato, i nuovi Files analizzati dal Financial Times rivelano una contabilità minuta e sistematica del favore. Tra il 2003 e il 2004, Epstein ha versato almeno 75mila dollari (divisi in tre tranche da 25mila) su conti legati a Mandelson. Documenti della JPMorgan Private Bank mostrano come i fondi transitassero verso conti Barclays e HSBC: in un caso, il beneficiario indicato è il compagno di Mandelson, Reinaldo Avila da Silva, ma con la dicitura "BEN" (Beneficiary) riferita chiaramente al politico.

Ma i documenti del Dipartimento di Giustizia non contengono solo numeri. Tra i 3 milioni di file sono spuntate anche fotografie private che ritraggono Mandelson in situazioni informali, tra cui uno scatto (descritto dal FT) che lo vede parzialmente svestito accanto a una donna, parte dell'archivio personale che Epstein conservava con cura ossessiva. Non ci sono accuse di illeciti sessuali contro il Lord, ma l'immagine restituisce il senso di una promiscuità che oggi imbarazza profondamente il Labour.

Non è tutto: tra il 2009 e il 2010, altri pagamenti per migliaia di sterline sono stati inviati da Epstein per coprire spese personali, incluso un corso di osteopatia per da Silva. Sono dettagli (il pagamento di una fattura domestica, il finanziamento di un corso professionale) che danno la misura della sottomissione economica in cui Epstein teneva i suoi interlocutori. Mandelson ha dichiarato di "non avere memoria" di tali pagamenti, ma per il Segretario alla Casa Steve Reed esiste ormai un "obbligo morale" per il Lord di testimoniare davanti al Congresso americano. Kemi Badenoch, leader dei Tory, è stata ancora più dura, invocando la sospensione immediata di Mandelson dal partito: "Se Keir Starmer avesse una spina dorsale, agirebbe. Questo è uno scandalo internazionale e la copertura deve finire".
Chi aiutava Epstein in questo radicamento londinese? La BBC ha rintracciato le ombre che si muovevano intorno a lui e Ghislaine Maxwell. Un autista che oggi blocca chiunque su WhatsApp, un'assistente di Maxwell la cui casa è stata svuotata in tutta fretta pochi giorni fa. E poi ci sono le vittime, come Lisa Phillips, che oggi chiedono un'inchiesta pubblica denunciando che "tante donne si erano fatte avanti con la polizia locale, ma sono state ignorate". Kevin Hyland, ex commissario anti-schiavitù, è stato lapidario: "Sarebbe bastato monitorare i biglietti dell'Eurostar e gli indirizzi IP delle prenotazioni per fermarlo. Chi ha deciso di non farlo?".
La crisi del Labour e il fantasma del 7 maggio
Ma la crisi di Starmer va ben oltre il caso Mandelson. È una crisi di gestione interna, di un team guidato da Morgan McSweeney (grande amico di Mandelson e stratega della vittoria elettorale del 2024) giudicato oggi arrogante e divisivo. Si sussurra nei corridoi di Westminster che Starmer avesse persino chiesto a Oliver Robbins di trovare "accomodation" diplomatiche per altri suoi fedelissimi in uscita, come l'ex manager della comunicazione Matthew Doyle, raccomandandogli la massima segretezza per non allertare i servizi di sicurezza.
In questo scenario, la politica estera resta l'unico appiglio per il Premier. La sua capacità di muoversi sullo scacchiere europeo, riavvicinando Londra a Bruxelles, e di gestire la crisi mediorientale lo rende, per ora, "indispensabile" agli occhi di un partito che non ha successori pronti a prendersi la responsabilità del governo. Ma il 7 maggio si avvicina. Le elezioni amministrative locali si preannunciano come un "bagno di sangue": le proiezioni danno il Labour in perdita di oltre 1.500 seggi a favore dei Verdi e di Reform UK. Se il tracollo sarà confermato, il partito potrebbe decidere di sacrificare Starmer per salvare la legislatura, cercando un leader che non sia contaminato dal fango di Kensington e dalle mail compromettenti di Mandelson.
Il padrone di casa paga sempre il conto
Insomma, la vicenda di Jeffrey Epstein non è mai stata solo una storia di sesso e depravazione. È stata una storia di infrastrutture. Infrastrutture immobiliari a Londra, infrastrutture ferroviarie verso Parigi, infrastrutture di potere a Westminster. Come quel "padrone di casa" che pagava l'affitto alle sue vittime per tenerle in pugno, Epstein ha pagato per anni l'accesso alla classe dirigente britannica. Ma i pagamenti di Epstein non erano regali: erano investimenti in silenzio e complicità. Oggi, mentre la polizia scientifica analizza gli appartamenti di Kensington e le commissioni parlamentari torchiano i funzionari, il Regno Unito scopre di essere stato, per anni, il giardino di casa di un predatore. La ragnatela è stata scoperta, ma il danno alle istituzioni (dalla Corona al Numero 10) è così profondo che ci vorranno generazioni per ripararlo. Se mai sarà possibile.