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21 Novembre 2022
11:36

Bonus matrimoni religiosi, la Lega fa retromarcia dopo le critiche di opposizione e Chiesa

La proposta leghista di un bonus matrimoni per chi si sposa in chiesa ha portato a critiche dall’opposizione, la presa di distanza del governo e anche un parere negativo dell’arcivescovo Paglia. Il deputato che l’ha proposta ha detto, quindi, che l’idea era di allargarlo a tutti i matrimoni.
A cura di Luca Pons
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La proposta di un ‘bonus matrimonio' presentata alla Camera dalla Lega ha interrotto per alcune ore il dibattito sui contenuti della prossima legge di bilancio, che verrà discussa oggi in Consiglio dei ministri. Il bonus, che potrebbe arrivare fino a 20mila euro di detrazioni fiscali coprendo il 20% delle spese della celebrazione, nella proposta è previsto solo per i matrimoni religiosi.

Il primo firmatario del disegno di legge è Domenico Furgiuele, vice-capogruppo della Lega alla Camera, che ieri ha chiarito – dopo le polemiche – che la proposta è "volta a incentivare il settore del wedding" e che prevede "un bonus destinato ai soli matrimoni religiosi" solo a causa di "questioni di oneri". Nelle intenzioni dichiarate ora da Furgiuele, però, "durante il dibattito parlamentare sarà naturalmente allargata a tutti i matrimoni, indipendentemente che vengano celebrati in chiesa oppure no".

Tra gli altri criteri previsti ci sarebbe l'età degli sposi (under 35) e la fascia di Isee, che dovrebbe essere complessivamente sotto i 23mila euro. Ma anche la cittadinanza italiana da almeno 10 anni. Il bonus potrebbe coprire tutte le spese, incluse quelle per "i fiori e i libretti" in chiesa e quelle per la festa, quindi ristorazione, bomboniere, acconciatura e servizio fotografico. La spesa prevista sarebbe di 716 milioni di euro per 5 anni.

A firmare il ddl sono stati anche i deputati Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto. La proposta parte da un dato Istat, che rileva un calo maggiore dei matrimoni religiosi rispetto a quelli civili, e suggerisce che uno dei motivi sia il fatto che "il matrimonio civile è di per sé una celebrazione meno onerosa rispetto al matrimonio religioso". Per questo, si intende "agevolare le giovani coppie che intendono celebrare il matrimonio religioso".

L'impostazione, quindi, sembrerebbe diretta esattamente ai matrimoni religiosi rispetto a quelli civili, nonostante le rassicurazioni arrivate da Furgiuele in risposta alle critiche di molte parti politiche. Carlo Calenda, leader di Azione, ha commentato scrivendo che "al di là della probabile incostituzionalità, si conferma che la Lega di Salvini è letteralmente fuori controllo".

Sempre da Azione, la neoeletta presidente del partito Mara Carfagna ha dichiarato: "Altro che ‘libera Chiesa in libero Stato', qui siamo ancora al Papa Re". Alessandra Moretti, parlamentare europea del Partito democratico, ha scritto che la proposta di legge "denota una cialtroneria rara e l'assoluta distanza dai problemi reali del Paese".

"Roba da mercanti del tempio", ha detto il senatore Pd Enrico Borghi. Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa, ha affermato che "la detrazione delle spese sostenute per i matrimoni solo in chiesa si inserisce nel filone dei bonus per qualsiasi cosa ma, a qualificarla nel solco reazionario della destra sovranista, è il fatto che il beneficio andrebbe riservato a italiane e italiani da almeno dieci anni e che scelgono il matrimonio religioso, ovviamente rigorosamente etero: una perla di analfabetismo costituzionale".

Le critiche non sono arrivate solo da parti politiche: l'arcivescovo Vincenzo Paglia ha commentato sul Corriere della Sera che "davanti alla crisi dei matrimoni religiosi e civili, è opportuno pensare ad un sistema per sostenere le unioni stabili. Se lo Stato vuole aiutare le famiglie ben venga, ma tutte le famiglie". Anche il governo ha preso le distanze, sottolineando che si tratta di "un'iniziativa parlamentare" e che "non è allo studio del governo", perché l'esecutivo punta a "sostenere la famiglia con misure concrete e realizzabili".

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