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Bonus Genitori Separati 2026, perché i fondi sono ancora bloccati: i requisiti e come funziona

A più di sei mesi dall’approvazione dell’ultima Manovra Finanziaria, il contributo economico destinato a sostenere le spese di locazione dei genitori separati rimane bloccato in un limbo burocratico. Per l’attivazione effettiva si attende il provvedimento ministeriale congiunto. Ecco il quadro completo delle disposizioni previste, dei criteri di assegnazione e delle incertezze da risolvere.
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L'ultima Legge di Bilancio ha introdotto un pacchetto di interventi volti a tutelare i nuclei familiari in condizioni di potenziale vulnerabilità economica. Tra questi, spicca una misura specifica di sostegno abitativo pensata per i genitori che, a seguito della fine del rapporto coniugale o di convivenza, si trovano ad affrontare l'improvviso raddoppio delle spese per l'alloggio. Nonostante lo stanziamento formale delle risorse all'interno della cornice normativa nazionale, l'agevolazione non è però ancora operativa. L'assenza del decreto attuativo impedisce così ai potenziali beneficiari di inoltrare le domande, lasciando circa 15mila famiglie in attesa di indicazioni chiare sulle tempistiche di erogazione e sulle modalità di accesso.

Perché i fondi sono ancora bloccati

Capiamo per prima cosa perché i fondi risultino ancora fermi. L'impasse burocratica è dovuta esclusivamente all'assenza del decreto attuativo. La Legge di Bilancio ha infatti definito solo l'inquadramento generale, demandando al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministero dell'Economia, la stesura delle regole pratiche (come i limiti ISEE e la predisposizione delle piattaforme per l'invio delle domande), senza le quali i fondi restano di fatto "congelati".

Che cos'è il bonus locazione per genitori separati

Si tratta di un sussidio economico che avrebbe l'obiettivo di alleviare l'impatto finanziario derivante dalla necessità di reperire una nuova sistemazione immobiliare sul mercato privato. La misura si rivolge espressamente al genitore che, in esecuzione di un provvedimento di separazione, cessazione della convivenza o divorzio, ha dovuto abbandonare la residenza familiare precedentemente condivisa con l'ex partner e i figli (casa che, nella maggior parte dei casi, viene assegnata al genitore collocatario della prole).

L'obiettivo del legislatore è prevenire il rischio di impoverimento del genitore non assegnatario della casa coniugale, garantendo al contempo la continuità e la dignità del contesto abitativo in cui si accolgono i figli minori o economicamente non autosufficienti durante i periodi di permanenza concordati. Pur essendo legata politicamente al più ampio "Piano Casa", la misura gode di un capitolo di spesa autonomo.

Chi può richiederlo: i requisiti d'accesso e i nodi interpretativi

La platea dei beneficiari è delimitata da precisi paletti normativi, legati sia alla situazione contrattuale sia alla composizione del nucleo familiare. I criteri preliminari noti includono:

  • Regolarità contrattuale: Il richiedente deve risultare intestatario esclusivo o co-intestatario di un regolare contratto di locazione ad uso abitativo, debitamente registrato presso l'Agenzia delle Entrate. L'affitto deve essere interamente tracciabile.
  • Esclusioni patrimoniali: È espressamente prevista l'esclusione per tutti coloro che risultano già assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica (le cosiddette case popolari).
  • Criterio anagrafico della prole: L'aiuto economico è vincolato alla presenza di figli a carico, fissando un limite d'età massimo al compimento del ventunesimo anno (21 anni).
  • Il nodo dei "figli a carico": Il testo della Legge di Bilancio (ai commi 234 e 235) presenta un vuoto definitorio: non specifica esplicitamente i parametri giuridici della nozione di "figlio a carico". Gli orientamenti prevalenti tra gli esperti di diritto tributario suggeriscono che si farà riferimento alla nozione di "figlio fiscalmente a carico" (legata a precisi limiti di reddito personale del ragazzo), ma la certezza definitiva sui tetti ISEE interni arriverà solo con il testo del decreto.

A quanto ammonta il contributo economico e quante sono le risorse

Sebbene le cifre definitive debbano essere formalizzate nei modelli di domanda, i prospetti tecnici allegati alla Manovra indicano un importo mensile stimato tra i 400 e i 500 euro. Il sussidio verrà corrisposto per una durata massima di 12 mesi, determinando un valore complessivo annuale pro capite compreso tra i 4.800 e i 6mila euro. A livello macroeconomico, lo stanziamento finanziario complessivo ammonta a 60 milioni di euro, distribuiti equamente sul triennio 2026, 2027 e 2028 (circa 20 milioni di euro all'anno). Tale plafond coprirà una platea stimata di circa 15.000 beneficiari. Data la natura limitata del fondo, l'accesso non sarà universale: si ricorrerà a graduatorie basate sull'indicatore ISEE per definire l'ordine di precedenza dei richiedenti.

Quali spese sono ammesse nel sussidio per la casa

La finalità del fondo è strettamente vincolata e monitorata. Le somme erogate non costituiscono un assegno assistenziale generico, ma devono coprire i costi vivi della nuova sistemazione:

  • Il canone mensile: La quota principale copre l'importo netto dell'affitto dovuto al proprietario dell'immobile.
  • Le spese accessorie d'avvio: La copertura finanziaria statale dovrebbe estendersi anche agli oneri iniziali che gravano su chi avvia una locazione, come le somme versate a titolo di caparra confirmatoria (deposito cauzionale) e i costi di registrazione del contratto (imposte di registro e bolli).

Come funzionano i controlli sul mantenimento e l'assegnazione

Per scongiurare condotte elusive o abusi, l'architettura della misura prevede un incrocio automatizzato dei flussi informativi tra diverse banche dati pubbliche (INPS, Agenzia delle Entrate e Ministero della Giustizia).

Chi presenta l'istanza dovrà dimostrare la piena regolarità della propria posizione contributiva e relazionale: sarà necessario provare il regolare versamento dell'assegno di mantenimento a favore dei figli, secondo quanto stabilito dal giudice civile nelle sentenze di separazione o nei verbali di omologa. L'aiuto non potrà inoltre essere percepito da soggetti che abbiano riportato condanne penali definitive o che abbiano in corso procedimenti penali per reati considerati ostativi all'ottenimento di benefici statali.

Quando arriva e come fare domanda

Allo stato attuale, non è possibile presentare alcuna richiesta. L'avvio operativo della misura è totalmente subordinato alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), che gestisce il fondo, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). Una volta emanato il decreto, verranno chiariti i seguenti aspetti pratici:

  • I tetti massimi ISEE per entrare in graduatoria.
  • I canali telematici per l'invio della domanda (presumibilmente tramite una sezione dedicata del Portale della Famiglia INPS o una piattaforma del MIT).
  • La documentazione da allegare (sentenze di separazione, ricevute dei bonifici di mantenimento, copia del contratto registrato).

I tempi tecnici per l'adeguamento dei sistemi informatici degli enti previdenziali richiederanno, realisticamente, qualche settimana aggiuntiva dalla firma del decreto prima dell'apertura effettiva del portale per i cittadini.

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