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Bonaccini a Fanpage: “Governo taglia 1,2 miliardi per gli ospedali. A Meloni non interessa la sanità pubblica”

Le Regioni hanno denunciato un taglio da parte del governo di 1,2 miliardi, destinati all’ammodernamento degli ospedali, nell’ambito della revisione del Pnrr. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini attacca: “C’è il rischio concreto di bloccare i cantieri per il potenziamento e la messa in sicurezza delle strutture sanitarie”. E accusa Meloni: “I suoi annunci sugli investimenti in sanità non hanno riscontro nella realtà”. Nell’intervista con Fanpage.it, Bonaccini fa anche il punto sulla ricostruzione post alluvione. Poi, nel suo ruolo di presidente del Pd, fa un appello per l’unità del campo largo, dopo le polemiche delle ultime ore in Basilicata.
A cura di Marco Billeci
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La Conferenza delle Regioni ha approvato all'unanimità un documento, per denunciare un taglio da parte del Governo Meloni di 1,2 miliardi di euro, destinati all'ammodernamento degli ospedali, nell'ambito del processo di revisione del Pnrr. L'operazione riguarda in particolare il Piano Nazionale Complementare (Pnc),  alimentato da risorse nazionali, creato per integrare gli interventi del piano europeo.  In parlamento, il ministro con la delega al Pnrr Raffaele Fitto ha negato che ci sia stato un taglio, sostenendo che sia stato solo cambiato il canale di finanziamento di progetti, in ritardo rispettato le scadenze del Pnc. Questi interventi – ha argomentato Fitto – potranno ora essere pagati, utilizzando il fondo già esistente per l'edilizia sanitaria. Le Regioni però contestano la posizione di Fitto e hanno chiesto al Governo un incontro urgente sul tema. Di questo e di altro abbiamo parlato con Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna e presidente del Partito Democratico.

Presidente Bonaccini, sulla questione dei fondi per l'ammodernamento degli ospedali, come stanno le cose, dal suo punto di vista?

Non esiste un mio punto di vista, esiste la realtà, tanto che il tema è stato sollevato da tutte le Regioni, al di là del colore politico: insieme abbiamo denunciato il fatto che il Governo ha tagliato 1,2 miliardi di euro di risorse destinate ad opere che sono o in cantiere o comunque cantierabili a breve, in molti casi con le gare per la realizzazione dei lavori già aggiudicate. E lo ha fatto senza alcun confronto. La copertura sostitutiva di cui parla il Governo è sempre con risorse già destinate alle Regioni, quindi si tratta di un taglio. Dopodiché, anche dal punto di vista tecnico e giuridico, le Regioni stanno dicendo che questa cosa non sta in piedi, perché la fonte di finanziamento non è immediatamente esigibile. Quindi, stiamo parlando del rischio serissimo di bloccare cantieri in corso o opere già aggiudicate. A questo punto faccio una domanda: alla destra al Governo interessa rafforzare la sanità pubblica migliorando ospedali e strutture sanitarie? Mi pare proprio di no.

Ci spiega a cosa servono nella pratica queste risorse e quindi che tipo di interventi sono messi a rischio se vengono a mancare?

Bisogna proprio dirlo con chiarezza ai cittadini: il Governo sta bloccando e tagliando opere che riguardano il potenziamento ospedaliero e la messa in sicurezza sismica delle nostre strutture sanitarie. E questo, se pensiamo solo all’Emilia-Romagna, in una regione che ha avuto un terremoto devastante nel 2012 e che ha destinato le risorse necessarie a realizzare i piani di ammodernamento strutturale e di antisismico.

Lo stesso problema  rischia di riproporsi anche per il finanziamento delle parte di Case e degli Ospedali di Comunità, stralciati dal Pnrr?

Il rischio c’è se il decreto non viene ritirato o cambiato. Mi auguro che il Governo, ritirando questo decreto che ci taglia 1,2 miliardi, impari anche a confrontarsi con le Regioni ogni qualvolta vi siano da prendere decisioni che riguardano la programmazione di investimenti regionali. E dico questo da una Regione che non è certo rimasta con le mani in mano. Nella sola Emilia-Romagna sono attive da tempo circa 130 Case della Salute (si chiameranno di Comunità), su poco più di 500 presenti a livello nazionale. Dunque circa un quarto! Il nostro obiettivo è di proseguire su questa strada, raggiungendo un totale di 170 Case attive entro il 2030. Noi ci siamo messi avanti col lavoro, avendo scelto per tempo di investire sulla sanità di territorio. Ma il sistema sanitario pubblico e universalistico è un patrimonio che va salvaguardato e rafforzato in tutto il Paese: il Governo investa, non tagli.

Meloni però rivendica che, dall’ultima legge di bilancio in giù, il Governo ha investito nella sanità pubblica cifre che non si vedevano da anni

Anche i numeri non sono una opinione ed impossibile raccontare ciò che non è. Intanto, nel 2023 il ministro Schillaci aveva promesso altri quattro miliardi di euro aggiuntivi e ne abbiamo visti zero. Mentre, per il 2024, il Governo ha messo tre miliardi di euro in più sul Fondo sanitario nazionale, ma di questi 2,5 sono destinati all’aumento contrattuale del personale dipendente. E  in Finanziaria ha inserito un aumento del tetto di spesa per la farmaceutica, che sottrae alle Regioni altri 500 milioni di euro. La manovra Meloni è quindi una manovra tecnicamente a saldo zero. In termini reali, però, le cose sono molto peggiori: l’inflazione è cresciuta molto di più e il rapporto tra spesa sanitaria e Pil, già diminuito quest’anno, scenderà ancora. Basta chiedere ai cittadini se stiamo meglio o peggio, se le liste d’attesa stanno diminuendo o aumentando. Il Governo dice cose che non hanno riscontro nella realtà e nella vita concreta delle persone.

l, processo di revisione del Pnrr ha messo a disposizione 1,2 miliardi per la ricostruzione post alluvione del maggio 2023. Sappiamo che nei mesi scorsi c’è stato un certo attrito tra la Regione Emilia Romagna e il  Governo, sul totale dell'ammontare dei fondi da stanziare e su quanto effettivamente garantito. Grazie anche a questa iniezione di fondi europei, ci sono ora tutte le risorse necessarie o no?

Stiamo aspettando il decreto attuativo. Solo lì si capirà se si tratta di fondi realmente aggiuntivi e quindi di un miliardo e 200 milioni di euro in più coi quali realizzare la ricostruzione delle infrastrutture pubbliche e la messa in sicurezza del territorio. Non abbiamo dubbi che sarà così, perché in caso contrario si tratterebbe di una presa in giro.

Lei anche in questi giorni sta incontrando le diverse comunità locali per confrontarsi sui ristori e sulla ricostruzione. A che punto siamo?

Noi stiamo lavorando bene con il Commissario Figliuolo, ma al momento famiglie e imprese non hanno ricevuto alcun rimborso. Insieme alle parti sociali e all’intero sistema regionale nel Patto per il Lavoro e per il Clima, abbiamo condiviso richieste già presentate alla Struttura commissariale di Governo, dopo aver incontrato i Comitati dei cittadini alluvionati. Vanno dall’ampliamento del credito di imposta alla semplificazione delle procedure di rimborso, oltre all’inserimento dei beni mobili fra quelli da risarcire. Incredibilmente, infatti, tuttora non è possibile richiedere contributi per riacquistare arredi, elettrodomestici e mobili spazzati via dall’alluvione: il Governo continua a non prevederli fra i beni coperti. È  chiaro però che servono risposte e un cambio di passo, perché è passato quasi un anno. Noi non arretreremo di un centimetro, fino a quando i danni non saranno risarciti al 100 percento, come la presidente Meloni e il Governo si sono impegnati a fare. Nel frattempo, vogliamo continuare a essere al fianco delle persone e delle comunità colpite.

In che modo, concretamente?

I soli soldi arrivati fino ad ora ai cittadini sono il contributo di primo sostegno, fino a 5 mila euro, che attivammo come Regione, insieme al Dipartimento nazionale di Protezione civile. Ammontano a quasi 100 milioni di euro i contributi che abbiamo stanziato, per più di 20mila famiglie alluvionate. Si aggiungono poi le risorse della raccolta fondi che avviammo come Regione: 27 milioni di euro li abbiamo subito destinati a coloro che hanno dovuto riacquistare o aggiustare l’auto o il motociclo rottamati o danneggiati e 5 milioni ai Comuni per il sostegno ai più fragili, alle persone e ai nuclei in difficoltà. Adesso, d’accordo coi comitati degli alluvionati, stanziamo ulteriori 15 milioni di euro per famiglie (10 milioni) e imprese (5 milioni), anche per la realizzazione di sistemi di protezione come paratie e barriere, e altri fondi andranno alle infrastrutture sportive e ai luoghi della cultura. Stiamo cercando di fare la nostra parte, fino in fondo.

La sconfitta in Abruzzo sembra aver spento tutto l’entusiasmo generato nel centrosinistra dalla vittoria in Sardegna e rimesso in discussione i passi avanti verso la costruzione del cosiddetto campo largo. Cosa deve fare adesso il Pd, per non ripartire daccapo?

Partivamo da un 4 a 0 per la destra e abbiamo vinto in Sardegna. In Abruzzo abbiamo perso ma il centrosinistra ha giocato una partita ,che solo pochi mesi prima sembrava chiusa, partendo da 20 punti percentuali indietro. Lo ha fatto grazie a una coalizione larga e a un bravo candidato. È la strada giusta, che dobbiamo continuare a percorrere, nei territori e a livello nazionale, per vincere la prossima volta che si tornerà a votare e tornare al governo del Paese, con una piattaforma nettamente alternativa a quella della destra. Per questo, il Pd deve lavorare a unire tutte le forze di opposizione, dalla sinistra ai moderati, chiedendo a tutti di mettere da parte la competizione interna, i veti e i personalismi. E dobbiamo farlo su proposte chiare ed efficaci su lavoro, crescita sostenibile, sanità e scuole pubbliche, transizione ecologica e digitale, parlando a tutti gli italiani. Se scegliamo l’unità, la destra si può battere.

In Basilicata in particolare in queste ore sembra regnare il caos, fra accuse incrociate tra Azione e M5S e i dubbi sulla candidatura di Lacerenza. C’è ancora spazio per risolvere la situazione e in che modo?

In Basilicata, se si leggono i risultati delle ultime elezioni politiche, si può comprendere come la destra sia più debole che in Abruzzo e in Sardegna. Dunque, più che dedicarsi alla ricerca di colpe e responsabilità, penso che si debbano usare le prossime ore per chiedere uno sforzo di unità, perché mi sembra chiara quale sia la priorità: il centrosinistra deve trovare le basi di un programma. Chiedo a tutti uno sforzo di responsabilità per cercare di ripartire a trovare le ragioni per stare uniti.

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