In un'intervista su Repubblica Piercamillo Davigo, ex pm di Mani pulite ed ex presidente dell'Anm ha parlato della figura dell'agente provocatore e dell'agente infiltrato, che andrebbe introdotta nel nostro ordinamento, per dare una svolta alla lotta alla corruzione: "Di Napoli non parlo, perché l'inchiesta è in corso, ma sulle operazioni sotto copertura non ho dubbi. Se l'Italia vuole uscire dalla corruzione deve ammetterle anche per questi reati".

Sul contenuto e sugli esiti dell'inchiesta Bloody Money, su rifiuti affari e politica, di cui è uscita mercoledì sera un'anticipazione della quarta puntata, andata in onda su la7 a "Bersaglio Mobile", Davigo preferisce non esprimersi. Ma ribadisce che, come già avviene per la lotta alla criminalità organizzata, sarebbe necessario utilizzare questo strumento: "Agente provocatore significa, né più né meno, quello che significa operazioni sotto copertura, solo che chi è in collera con le operazioni sotto copertura chiama chi le fa agente provocatore".

E spiega il perché: "Prendiamo l'esempio degli acquisti simulati di stupefacente, che oggi sono consentiti dalla legge. Un ufficiale di polizia giudiziaria che acquista droga per arrestare un trafficante lo induce all'evidenza a vendergliela. E infatti la legge dice che non è punibile perché lo fa al fine di arrestarlo" – ha sottolinea Davigo – "Perché tutti quelli che strillano per le operazioni sotto copertura in materia di corruzione non strillano per le stesse operazioni in materia di stupefacenti, armi, criminalità organizzata, terrorismo, pedopornofilia? Quale sarebbe la differenza? Non ce ne è nessuna". Davigo propone di cambiare la legge "attuando la convenzione Onu di Merida sulla corruzione che risale al 2003. Quindi consentendo le operazioni sotto copertura anche per i reati di corruzione e di turbativa d'asta. Se si vuole uscire dalla corruzione, è una via obbligata, altrimenti si finisce per diventare come gli stati gravemente corrotti".

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