Luca Coletto è responsabile del dipartimento Sanità della Lega e assessore per la Salute nella giunta Tesei in Umbria. Già sottosegretario a viale Trastevere nel governo gialloverde, il suo nome è nella rosa dei papabili per una poltrona di sottogoverno nel nuovo governo Draghi. A Fanpage, Coletto spiega quali sono le proposte del partito al nuovo esecutivo per combattere il Covid-19.

La Lega ha chiesto al governo Draghi un cambio di passo nella gestione della pandemia, cosa significa?

Sarebbe opportuno avere delle linee guida definitive e uguali per tutti. E poi, investire in maniera decisa sulle cure domiciliari, per alleggerire i reparti Covid e le terapie intensive e mantenere gli ospedali per le attività sanitarie ordinarie. Inoltre, naturalmente, servono i vaccini, le dosi necessarie almeno per immunizzare tutti i pazienti fragili, oltre ai sanitari. Su questo siamo in grave ritardo.

Ma le difficoltà del piano vaccinale sono dovute solo  alla carenza di dosi o ci sono anche problemi di organizzazione?

Il problema è la mancanza di dosi, lo vivo sulla mia pelle ogni giorno. Il governo dovrebbe con più velocità aprire ad altri vaccini, come lo Sputnik, perché una volta verificata la bontà dei medicinali, si possa allargare l’approvvigionamento ad altre reti, ad altri mercati e immunizzare il più velocemente possibile tutta quanta la popolazione. Serve rapidità e qualità delle scelte, invece fino a ora siamo stati lenti in tutto.

Lei ritiene che sarebbe utile, in questo senso, togliere la competenza sulla campagna vaccinale ad Arcuri e affidarla ad altri?

Queste sono valutazioni che dovranno fare i partiti, oltre che i tecnici. Io però credo che il dottor Bertolaso abbia dimostrato la sua capacità sul campo.

Come Lega avete criticato quasi tutto della gestione di Arcuri, dalle siringhe alle primule vaccinali, fino ai banchi a rotelle. Con un giudizio così severo, per voi Arcuri può rimanere al suo posto?

Le ho già risposto, per me il dottor Bertolaso ha dimostrato la sua validità sul campo, quindi sarei decisamente per un cambio di passo in questo ambito

Voi però in Umbria avete avuto Bertolaso come consulente per la gestione della pandemia e mi sembra che le difficoltà siano rimaste.

Bertolaso è un grande organizzatore, ma come tutti ha bisogno della materia prima, cioè il vaccino. Ecco perché dico che bisogna aprire ad altri sieri, di cui la bontà altrove è già stata verificata.

Da un lato la Lega chiede di riaprire le attività, a partite delle piste da sci. Dall’altro, sono arrivate le varianti del virus, che anche da voi in Umbria hanno costretto a fare le zone rosse. Parlare di riaperture non è in contrasto con la situazione epidemiologica del Paese?

No, è possibile, ma ci devono essere dei protocolli condivisi con delle regole severe da imporre a tutti i cittadini, per permettere una vita quasi normale nel rispetto delle regole di base: mascherine, distanziamento, igiene delle mani. E poi come ho già detto, oltre ai vaccini, servono le cure a casa seriamente, non solo con i farmaci di uso comune. Noi siamo stati costretti a fare le zone rosse perché non abbiamo vaccini e non abbiamo altre armi per combattere il virus.

Lei come assessore ha avuto un rapporto con il Cts. Quale è il suo giudizio sull’azione del Comitato?

Come Regione Umbria abbiamo avuto un buon rapporto con il Cts. Per esempio, abbiamo individuato le varianti del virus chiedendo all’Iss e allo Spallanzani una rapida valutazione dei tamponi che inviamo quotidianamente. Il Cts però va integrato con esperti che hanno vissuto la pandemia sul territorio, senza nulla togliere agli scienziati che lo compongono.

Secondo i critici, i tecnici del Comitato non tengono conto delle ricadute economiche e sociali delle loro decisioni. Per questo, alcuni propongono di inserire nel Cts anche esperti di altre materie, dalla finanza al lavoro. Le sembra un’idea utile?

Per scrivere dei protocolli che permettano di convivere con il virus, servono esperti sanitari ed esperti economici. Questa integrazione è necessaria e si può fare senza sacrificare le esigenze della salute.

Insomma, nel primo mese di governo Draghi, cosa si aspetta la Lega sul fronte dell’emergenza Covid?

Più vaccini e un piano Marshall per l’economia per far ripartire le tante piccole aziende sane che ci sono sul territorio e ridare la serenità che purtroppo gli italiani iniziano a perdere.