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Aumenti busta paga per straordinari, lavoro notturno e rinnovi contratto: la nuova circolare delle Entrate

Ci sono due misure introdotte per portare aumenti in busta paga ai lavoratori dipendenti: uno sconto fiscale per i rinnovi di contratto, un altro per i turni di notte o nei giorni festivi o di riposo. Per entrambi, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso una circolare che chiarisce diversi dettagli sui beneficiari e le somme su cui si può applicare il bonus.
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A cura di Luca Pons
Immagine di repertorio
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Con la legge di bilancio 2026, il governo Meloni ha introdotto due sconti fiscali pensati per portare un aumento nelle buste paga dei dipendenti con redditi medio-bassi. Il primo fa pagare meno tasse a chi riceve un aumento di stipendio dovuto a un rinnovo del contratto collettivo: invece di versare l'Irpef, si paga un'imposta del 5%, e il resto rimane come somma netta nello stipendio. Ne può approfittare chi ha un reddito complessivo al di sotto dei 33mila euro.

Il secondo sconto fiscale prevede invece di versare solo il 15% (invece dell'Irpef normale) sulle somme incassate come indennità per il lavoro notturno, gli straordinari e il lavoro nei giorni di riposo. Per ottenerlo bisogna avere un reddito complessivo sotto i 40mila euro, e lo sconto comunque può portare a un guadagno massimo di 1.500 euro in un anno.

L'Agenzia delle Entrate, per rispondere ai dubbi su questi bonus fiscali, ha diffuso una nuova circolare con indicazioni e regole precise. Tra le altre cose, il Fisco ha chiarito che nessuna delle agevolazioni si può ottenere se il datore di lavoro non applica nessun contratto collettivo nazionale. In più, ha specificato che i bonus in busta paga possono essere erogati anche ai lavoratori impatriati e ai docenti o ricercatori che tornano in Italia dall'estero: tuttavia, la tassa da pagare (il 5% o il 15%) si calcola comunque sulla somma intera che spetta loro, prima delle ulteriori agevolazioni.

Chi ottiene l'aumento in busta paga per i rinnovi di contratto

Lo sconto sui rinnovi contrattuali permette di pagare solamente il 5% di tasse sugli aumenti in busta paga che derivano da un rinnovo del contratto. Il rinnovo può essere arrivato nel 2024, nel 2025 o nel 2026. Lo sconto fiscale spetta a chi, nel 2025, aveva un reddito da lavoro dipendente che non ha superato i 33mila euro.

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito una serie di informazioni specifiche. Ad esempio, la tassa ridotta al 5% si applica non solo allo stipendio in sé, ma anche a tutte le indennità che vengono pagate su base mensile e che sono collegate direttamente alla mansione svolta. Ad esempio, l'indennità di cassa per chi maneggia regolarmente denaro contante e le indennità variabili.

I rinnovi arrivati nel periodo 2024-2026 sono validi anche se gli aumenti sono riferiti a periodi precedenti (ad esempio, il 2023). L'importante è che questi aumenti vengano erogati in busta paga tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026. Non sono mai validi, invece, gli aumenti ‘una tantum' previsti dai rinnovi del contratto collettivo.

Se gli incrementi del nuovo contratto assorbono il superminimo, sia che questo fosse stato concordato a livello aziendale, sia che questo fosse frutto di un accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente. Infine, gli aumenti di stipendio previsti per i giorni di ferie ricevono la stessa tassazione agevolata.

Sconto fiscale per lavoro notturno, festivo o nei giorni di riposo

L'imposta sostitutiva per lavoro notturno, festivo e nei giorni di riposo vale il 15%. La può ricevere chi nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40mila euro. Nel complesso, questo sconto fiscale può portare a un aumento complessivo in busta paga da non oltre 1.500 euro all'anno. Superata questa soglia, si torna all'Irpef normale.

L'agevolazione si applica alla maggiorazione prevista per il lavoro di domenica. Non importa se la domenica sia effettivamente il giorno di riposo previsto da contratto. Per quanto riguarda il part time verticale, invece, la tassa ridotta al 15% riguarda il lavoro effettuato nei giorni di riposo concordati, e non importa se questi coincidano o meno con la domenica.

Per il lavoro effettuato nei turni dei giorni festivi, oppure nei turni di lavoro notturno, c'è un chiarimento importante: la tassa ridotta si applica su tutta la retribuzione per quei turni, non solo sulla maggiorazione prevista. Infine, per quei lavori che prevedono una indennità di reperibilità o di pernottamento, il Fisco toglie ogni dubbi: lo sconto fiscale va utilizzato anche se il lavoro non ha effettivamente svolto attività lavorativa, perché il punto di queste indennità è proprio compensare il fatto che il dipendente è disponibile in turni di notte, in giorni festivi e così via.

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