Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è presentato questa mattina alla Camera per tenere il suo discorso programmatico e ottenere la fiducia dall'Aula. In uno dei passaggi il premier ha annunciato quale sarà il primo atto del governo Conte bis: "Il primo, immediato, intervento sarà sugli asili nido", ha promesso Conte. Il governo giallo rosso pensa a un sostegno per le famiglie con reddito basso, per livellare il più possibile quelle disuguaglianze che si formano già nei primi anni di vita di un bambino."Rafforzare l'offerta dell'educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della nostra società perché combatte le diseguaglianze sociali, che purtroppo si manifestano sin nei primissimi anni di vita, e favorisce una più completa integrazione delle donne nella nostra comunità di vita sociale e lavorativa", sono state le sue parole. E questo è possibile solo azzerando totalmente le rette per la frequenza degli asili nido, che al momento non sono alla portata di tutti. Secondo le associazioni si dovrebbe agire innanzi tutto aumentando l'offerta pubblica e riducendo la spesa a carico delle famiglie.

In particolare, ha spiegato, "Questo Governo, quale prima misura di intervento a favore delle famiglie con redditi bassi e medi, si adopererà, con le Regioni, per azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall'anno scolastico 2020-2021 e per ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno. È una delle varie misure che introdurremo anche al fine di sostenere la natalità e contrastare così il declino demografico". 

Forti differenze territoriali

Perché l'esecutivo giallo rosso ha sollevato proprio il tema degli asili? La situazione d'emergenza è stata più volte evidenziata da diverse associazioni. Come ha spiegato il Codacons per una famiglia media con Isee al di sotto di 20mila euro, mandare un figlio all'asilo, compreso il servizio mensa, costa quasi 400 euro al mese.  Secondo i dati in possesso dell'associazione solo 1 bambino su 4 trova posto in tali strutture (24% dei bambini sotto i 3 anni, dati Istat), numeri lontani dall'obiettivo minimo fissato dall'Ue in tale ambito (33% dei bambini). Rimangono fortissime le differenze a livello territoriale: la copertura garantita dal servizio pubblico che è quasi assente in regioni come Calabria (2,6%) e Campania (3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con il 5,9%, a fronte delle più virtuose Valle d’Aosta (28%), Provincia autonoma di Trento (26,7%), Emilia Romagna (26,6%) e Toscana (19,6%). Vanno meglio le cose con l'accesso alla scuola dell’infanzia, che in Italia accoglie il 92,6% dei bambini dai 3 ai 6 anni, superando pertanto l’obiettivo europeo del 90% di copertura.

Per quanto riguarda il capitolo dei costi a carico delle famiglie, mediamente in Italia un nucleo di tre persone con reddito inferiore ai 20mila euro annui spende circa 300 euro al mese per mandare il proprio figlio all'asilo, cui vanno aggiunti circa 80 euro di servizio mensa. Anche in questo caso c'è un forte divario di costi sul territorio: la regione più economica è la Calabria (160 euro al mese), mentre quella più costosa è il Trentino Alto Adige (470 euro circa). "Attendiamo ora le prossime mosse del Governo, per vedere se le intenzioni di Conte rimarranno solo parole", ha commentato il presidente Carlo Rienzi.

Diritto d'asilo negato per un milione di bimbi

Secondo un report della Funzione Pubblica Cgil, sul territorio nazionale si contano 13.147 servizi socio-educativi per l'infanzia, tra pubblici e privati, di cui 11.017 sono asili nido. Un'offerta bastevole per 354mila bambine e bambini, in poco più della metà dei casi allocati in posti pubblici, e di cui 320mila nei nidi. Numeri che corrispondono al 24% del potenziale bacino di utenza, cioè 24 posti ogni 100 bambini, ancora ben al di sotto da quel 33% fissato dall'Unione Europea nella (passata) strategia di Lisbona che prevedeva entro il 2010 una copertura pari al 33%. Si parla di e 1 milione di bambine e bambini senza ‘diritto d'asilo', una cifra che si evince "dal totale dei bambini tra 0 e 3 anni presenti sul territorio nazionale nel 2016, ovvero 1.492.020. Nel dettaglio tra 0 e 1 anno erano 479.611; tra 1 e 2 anni 500.649; infine tra 2 e 3 anni 511.760. Essendo i posti disponibili tra nidi pubblici e privati 320.286, le bambine e i bambini senza un posto, fuori dal circuito nidi, sono oltre un milione, per la precisione 1.171.724".

L'indagine di Save The Children

L'allarme era stato già lanciato nei giorni scorsi da Save The Children. Il rapporto ‘Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita' diffuso da Save the Children, ha raccolto i risultati di un'indagine condotta su 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo, ai quali sono stati sottoposti i quesiti dello strumento IDELA (International Development and Early Learning Assessment, sviluppato da Save the Children International nel 2014 e utilizzato in più di 40 Paesi al mondo) che opera una valutazione su quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. Dal rapporto è emerso che i bambini che hanno frequentato l'asilo nido hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio.

E il gap si fa ancora più marcato per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico. Tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno reagito appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bambini che non lo hanno frequentato. Per quanto riguarda l'ambito matematico, ad esempio, i bambini tra i tre anni e mezzo e i quattro anni e mezzo in condizioni di svantaggio socio-economico che non hanno riconosciuto alcun numero sono stati il 44% tra coloro che sono andati al nido, percentuale che arriva al 50% per i bambini che non lo hanno frequentato. Allo stesso modo, se più del 14% dei bambini che hanno frequentato il nido riconosce tra 6 e 10 numeri, la percentuale scende al 9,6% per chi non ci è andato. Inoltre, l’indagine dice che i bambini in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido riconoscono più lettere rispetto agli altri: quasi il 25% dei primi, infatti, ha riconosciuto tra 1 e 5 lettere a fronte di quasi il 20% di quelli che non hanno frequentato il nido.

Anche la durata della frequenza dell’asilo nido ha un impatto decisivo sullo sviluppo dei bimbi. Quelli appartenenti a famiglie in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido per tre anni, infatti, hanno risposto appropriatamente al 50% delle domande, a fronte del 42,5% di coloro che hanno frequentato il nido tra i 12 e i 24 mesi e del 38%che lo ha frequentato per un solo anno o meno.