Un piano anti-pandemia obsoleto, che non ha tenuto conto degli aggiornamenti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Così l'Italia si è fatta trovare impreparata, e il virus ha potuto fare più danni. La relazione di 65 pagine pubblicata oggi sul Il Giornale di Brescia e su il Guardian, scritta dal generale dell'Esercito in pensione Pier Paolo Lunelli, lancia accuse molte gravi al governo italiano. Secondo il dossier diecimila, delle oltre 35mila morti in Italia a causa del coronavirus si sarebbero potute evitare, se il nostro Paese avesse aggiornato il proprio piano anti-pandemie, secondo le linee guida indicate negli anni scorsi dall'Oms e dall'Ecdc.

Il rapporto verrà presentato ai magistrati che indagano sui presunti errori commessi dalle autorità italiane, che disponevano solamente di un "piano vecchio e inadeguato" che "non fa alcun riferimento a scenari e ipotesi di pianificazione". Lunelli è stato comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica e ha contribuito a scrivere i protocolli contro le pandemie per alcuni Paesi, tra i quali l'Italia.

L'Italia non ha aggiornato il proprio piano anti-pandemie nel 2017, quando l'Oms e l'Ecdc indicarono nuove linee guida. "È dal 2013 che gli Stati europei, e quindi l'Italia, sono giuridicamente vincolati a mantenere costantemente aggiornata la pianificazione pandemica in aderenza alle linee guida dell'Oms e del Centro europeo per il controllo delle malattie. Il piano pandemico nazionale invece non è mai stato costantemente aggiornato a partire dal 2010, o forse anche da prima", dice Lunelli.

Un "piano per la pandemia da influenza" pubblicato sul sito del ministero della Salute indica che l‘ultimo aggiornamento risale addirittura al 15 dicembre 2016. Tuttavia, le proprietà del documento Pdf indicano che la creazione del documento stesso risale al gennaio del 2006. "Quando si modifica un documento, se ne dovrebbe anche modificare il titolo", spiega Lunelli al Guardian. "Potrebbe essere che l'Italia non aggiorna il proprio piano dal 2006", è l'accusa.

"L'Italia possiede un piano nazionale obsoleto, inadeguato e incoerente sia con le linee guida della commissione europea del novembre 2005 e del gennaio 2009 sia con le decisioni del Parlamento europeo del 2013, sia con le linee guida dell'Oms nel maggio 2017, gennaio 2018, marzo 2018, giugno 2018 e settembre 2018, sia con quella del Centro europeo di prevenzione delle malattie del novembre 2017".

Questi ritardi hanno "reso l'Italia disarmata e indifesa di fronte alla minaccia del Covid che è dilagata nel nord del paese", scrive ancora nel report l'ex generale.

Secondo Lunelli vi sarebbero "gravi responsabilità del Ministero della salute che ha smesso di aggiornare il proprio piano pandemico, cosa che non ha consentito alle regioni italiane e alle aziende sanitarie nazionali di fare altrettanto al loro livello". "Potevamo ridurre – si chiede – il tasso di mortalità, in altre parole subire meno vittime? Probabilmente sì, se avessimo potuto fare conto su un sistema di piani pandemici coordinati a livello centrale, regionale o locale, e per approntarli sono necessari mesi di lavoro. Germania e Svizzera ne sono la testimonianza sul campo".

Il generale in pensione, che ha contribuito a scrivere e predisporre i protocolli anti pandemici di alcuni Stati Europei, sottolinea che "il 31 gennaio 2020 quando è stato dichiarato lo stato di emergenza pandemia, mancavano piani di emergenza a livello statale e di conseguenza a livello regionale e locale che si potessero chiamare tali, tanto è vero che per le sue decisioni il Governo sembra si sia basato su un testo redatto sul momento e poi stranamente secretato".

Nel dossier in pratica Lunelli mette a confronto il piano anti-pandemie italiano a quelli di altri Paesi europei. "Non siamo gli unici con un piano vecchio – spiega – la differenza è che siamo stati il primo Paese europeo colpito dal virus, laddove altri hanno avuto il tempo di pianificare" la loro risposta.

Avere dei piani aggiornati avrebbe fatto scattare numerosi campanelli d'allarme. Avrebbe per esempio avvertito per tempo il governo sulla mancanza di posti in terapia intensiva e sul fatto che bisognava raddoppiarli per poter affrontare un'emergenza, "che dovevamo avere scorte di almeno 3-4 mesi di dispositivi di protezione per i sanitari impegnati in prima linea, che avremmo dovuto avere mascherine di protezione per tutti i ricoverati in ospedale, che avremmo dovuto disporre di un sistema efficiente di comando e controllo per la gestione della pandemia".

Per Lunelli, che si dice pronto ad incontrare i magistrati, la mancanza di un piano efficace ha avuto gravi conseguenze sul numero di vittime e sull'economia. "Affrontare una pandemia senza un buon piano, con insufficienti capacità di terapie intensive e scarse scorte di materiali protettivi è come guidare un autobus su una strada di montagna in mezzo a un'improvvisa e forte nevicata, senza catene da neve".

"Sfortunatamente – scrive l'ex generale nel rapporto – l'autobus italiano è finito fuori strada con gravi conseguenze in termini di vittime dirette e indirette, così come per la ricaduta economica su alcune regione che maggiormente contribuiscono al pil nazionale".

Comitato ‘Noi denunceremo' attacca le autorità italiane

Il comitato ‘Noi denunceremo', formato dai familiari delle vittime del coronavirus, che ha già presentato oltre 150 denunce alla magistratura, presenterà delle denunce anche contro tutti i presidenti del Consiglio e i ministri della Sanità italiani a partire dal 2013, per il mancato aggiornamento del piano anti-pandemie.

"Il dossier del Gen. Lunelli getta prepotentemente luce sul menefreghismo dimostrato dalle autorità politiche italiane nel corso dell'ultimo decennio – sostiene Stefano Fusco, vice-presidente del comitato – Depositeremo in Procura le quasi mille pagine di documentazione riconducibili alla relazione del Gen. Lunelli e chiederemo ci vengano date risposte urgenti sul motivo per cui si siano ignorate direttive chiare provenienti della Commissione Europea circa la preparazione di un piano pandemico. Da quel documento sembra emergere che chi doveva fare non ha fatto, con conseguenze disastrose che hanno portato a dover piangere più di 35.000 morti. 10.000 dei quali (almeno), stando ai dati del Generale, potevano salvarsi se solo le istituzioni politiche avessero fatto ciò che veniva loro chiesto".

Alle sue dichiarazioni si aggiungono quelle di Consuelo Locati, la legale del comitato ‘Noi denunceremo': "La pandemia non doveva coglierci impreparati. Dal 2005, passando al 2013 e via via fino al 2017 e 2018, l'OMS e la Comunità Europea, passando dal Parlamento Europeo, avevano messo guardia ogni Paese dell'Unione riferendo la possibilità che si verificasse una nuova pandemia. L'obbligo, nelle specifico dell'Italia, era quello di adeguare il proprio piano pandemico, ormai obsoleto perché risalente al 2006-2010, al fine di predisporre ogni mezzo ed ogni attività, coordinata con le Regioni, perché si fosse pronti nell'eventualità di una pandemia".