A leggerlo così sembrerebbe che abbiamo raccolto i migliori fallocratici, conservatori e paternalisti del mondo per chiedergli di scrivere la roba più indecente di cui fossero capaci. Poi ci si calma, si legge la biografia di Simone Pillon, che ha dato il nome a questo obbrobrio e già si capiscono un paio di cose: il senatore leghista crede nella teoria del complotto sull'ideologia di genere insegnata nelle scuole (per lui i gender sono dei pericolosi animaletti extraterrestri che presto conquisteranno il mondo) e sostiene che una fantomatica lobby gay tiri le fila della politica internazionale. Pillon, anche questo va ricordato, accusò una scuola bresciana di induzione alla stregoneria perché si erano permessi di leggere alcune fiabe in cui, come tutte le fiabe, ogni tanto compariva un strega. Ecco stiamo parlando di questa cosa qui.

Ma il danno vero è il suo disegno di legge che sotto le false spoglie di una nuova parità stabilisce un intervento pubblico (piuttosto autoritario) sui rapporti familiari, di fatto attuando una compressione della libertà delle persone coinvolte e respinge le donne in una posizione di subordinazione al potere maschile.

Innanzitutto i genitori che intendono separarsi (anche nel caso delle separazioni più serene e pacifiche) hanno l'obbligo di affidarsi a un mediatore, ovviamente a pagamento, per poter dare seguito alla pratica. Che poi lo stesso Pillon sia egli stesso un mediatore sembra una bazzecola, di questi tempi. Oltre a questo viene sancito il diritto alla bigenitorialità (quindi ogni figlio avrà il dovere di stare per metà del mese con il padre e metà del mese con la madre). Evidentemente, nel cervello di Pillon non sono previste separazioni che non abbiano più di qualche centinaio di metri di distanza, altrimenti dovrebbe spiegarci come può un figlio mantenere i suoi regolari impegni settimanali. Anche il "famoso" mantenimento dovrebbe scomparire: ognuno paga il suo, l'indipendenza (sopratutto delle ex mogli) è retrocessa al ruolo di balia ogni quindici giorni.

Come scriveva, infine, su Repubblica nell’agosto 2018 l’avvocato Bernardini De Pace, specializzata in diritto di famiglia, il provvedimento si configura come “rivoluzione rozza e inutilmente populista. Che fa affondare tutti, avvocati, genitori, uomini e donne, giudici, psicologi nel letame di un’assurda parità materiale e di contabilità, a favore solo del molesto pianto greco di un’obiettiva minoranza di papà separati e inadempienti”.

Solo per citare qualche esempio l'obbligo di un mediatore determina una violazione della Costituzione e e delle Convenzione di Instabul che nega qualsiasi possibilità di mediazione in caso di violenza (perché Pillon lo sa che una delle cause maggiori delle separazioni sono le violenze, vero?). L'idea dei coordinatori genitoriali che affiancano i genitori sono un'ulteriore svilimento della figura paterna e materna. Anche l'affido condiviso è una bufala ideologica: è già così nell'89% dei casi, il tema vero piuttosto è l'altissimo numero di condanne per per violazione degli obblighi di mantenimento.

Il grande assente, nel provvedimento, è piuttosto il benessere psicofisico dei figli. Ma loro, dicono, lo fanno da buoni padri di famiglia. E se lo dicono loro ciecherei da fidarsi.