Cattura

Oggi è iniziata in Aula alla Camera la discussione sul dl sulla legalizzazione della cannabis, proposto dall'intergruppo parlamentare guidato da Benedetto della Vedova e firmato da oltre duecento deputati e senatori. Al di là delle ferme opposizioni e della valanga di emendamenti presentati al testo, è la prima volta che il Parlamento italiano si occupa di un tema del genere. Purtroppo questa circostanza è risultata assolutamente evidente, ieri e nei giorni precedenti. Nessun intervento o dichiarazione, però, ha toccato le vette raggiunte dal discorso proposto da Paola Binetti. La deputata di Area Popolare ha parlato per oltre trenta minuti di "droga" – in generale – in un'aula semivuota, spaziando tra "coca party" e ragazzi "più inclini alla violenza".

L'intervento è iniziato con il sottolineare la fondamentale importanza delle "informazioni sulla droga", poiché "è tristemente nota non solo la mancanza di informazioni, ma soprattutto la distorsione delle informazioni sulla droga, legata spesso ad un approccio ideologico". Da questo assunto quasi condivisibile, tutto è poi inesorabilmente precipitato. Le "droghe", secondo l'onorevole, si sono diffuse come "colonna sonora" dei movimenti ribelli:

Le droghe sono diventate parte della nostra cultura dalla metà dell'ultimo secolo: alla fine degli anni Sessanta queste sostanze diventarono la colonna sonora di molti movimenti giovanili, che intendevano liberarsi da condizionamenti, regole e da qualsiasi forma di autorità. Si era alla ricerca di emozioni forti che garantissero un senso alla propria vita, andando oltre l'esperienza dei propri limiti. Erano pubblicizzate dalla musica e dai mass media, dai leader del tempo e caratterizzavano i grandi raduni giovanili, concerti, permeando ogni aspetto della nostra società.

Poi si è passati alle testimonianze di tossicodipendenti. Peccato che tutte si riferissero ad altre e sostanze, e solo di sfuggita alla cannabis. L'onorevole, infatti, continuava a parlare indistintamente di "droga", ignorando non solo differenze non marginali, ma anche e soprattutto l'oggetto del disegno di legge in discussione. Successivamente Binetti si è spinta in un'analisi sociologica del "perché le persone assumono la droga":

Le persone assumono droga perché vogliono cambiare qualcosa nella propria vita e spesso i giovani hanno fornito queste spiegazioni per giustificare l'uso di droga: per inserirmi nel gruppo dei coetanei, per evadere, per rilassarmi, per ammazzare la noia, per sembrare più grande, per ribellarmi, per sperimentare.

Solo dopo svariati minuti di racconti di persone che si facevano di cocaina, ecstasy o quant'altro, Binetti ha deciso di "entrare nel vivo della legge" e "comprendere meglio cosa implichi il termine ‘cannabis', perché di questo si tratta in questa legge, dal momento che si riferisce a diverse droghe che derivano dalla canapa indiana, marijuana e hashish compresi". Dopo aver spiegato la sostanza, l'onorevole ha avvertito che "quando fumati, sia la marijuana che l'hashish rilasciano un caratteristico odore dolciastro, che è quello che si percepisce perfettamente in certi ambienti" – purtroppo non ha specificato quali. Il discorso è poi proseguito con enucleazione dei "ricoveri per cannabis", "sondaggi nazionali" secondo cui "i ragazzi che usano frequentemente marijuana sono quasi quattro volte più inclini della norma ad agire con violenza, a causare danni materiali" e "cinque volte più propensi a rubare rispetto a chi non fa uso della droga".

L'apice dell'intervento, probabilmente, è stato raggiunto con l'analisi della proposta di legge. Con un virtuosismo di ragionamento, dalla "non punibilità" prevista dall'articolo 3 si è arrivati inspiegabilmente allo scenario di "coca party" – o "droga party" –  sempre più "facilmente immaginabili":

Si realizza una sorta di legalizzazione dello spaccio, perché in casa ogni persona avrà i suoi 15 grammi lordi. E possiamo facilmente immaginare il coca-party o comunque il droga-party che tipo di affetti potrebbe avere.

La legalizzazione della cannabis, poi, faciliterebbe anche l'utilizzo dei minori per spacciare:

L'articolo 3 dice che la punibilità è comunque esclusa, qualora la cessione gratuita di cannabis avvenga tra persone minori. Signori, qui si tratta semplicemente di uno stimolo, di un incoraggiamento veramente delinquenziale, perché si tratta di stimolare i più piccoli a diffondere droga – perché non punibili – non solo tra i loro amici, ma tra gli amici dei fratelli più grandi o tra gli amici del papà o della mamma. E questo perché si crea? Perché si crea una sorta di impunità per i pusher minorenni.

Infine, nel calderone è finito l'articolo 5 che "istituisce il monopolio della cannabis analogamente a quanto accade per i tabacchi con conseguenze tutt'altro che irrilevanti", perché "se le dogane possono autorizzare, allora si consente discrezionalità all'amministrazione nella scelta di chi sarà autorizzato, il prezzo di vendita sarà prefissato e non libero, posto che si tratta di un monopolio di Stato, le modalità di confezionamento e lavorazione saranno rigidamente strutturate, la vendita però sarà effettuata anche nelle tabaccherie esistenti, esattamente come accade per il tabacco". Il risultato secondo Binetti sarà "una distribuzione non più soltanto di ‘gratta e vinci' e, quindi, di dipendenza dal gioco d'azzardo" ma anche "un'ulteriore forma di pluri-dipendenza attraverso la somministrazione e attraverso la vendita di cannabis".

Ascoltando interventi di questo tipo è evidente come il fatto che il Parlamento discuta per la prima volta di legalizzare la cannabis sia sicuramente una cosa importante, ma da sola non sufficiente affinché si avvii un dibattito serio su certi temi. Finché per parlare di cannabis si utilizzeranno dogmi, scenari apocalittici, si terranno fuori dati e ricerche e si continuerà a tacere su ciò che ha portato alla situazione attuale e soprattutto sul fatto che la droga è già libera ma che serve un approccio diverso, il piano non potrà che restare ideologico. Riprendendo la prima frase del discorso dell'onorevole Binetti – "è tristemente nota non solo la mancanza di informazioni, ma soprattutto la distorsione delle informazioni sulla droga" – viene da pensare solo una cosa: è maledettamente vero.