L'A-team italiano è pronto a sbarcare in Egitto per dare la la caccia alla tomba della Regina Nefertiti, a Luxor, nella valle dei Re. Gli esperti del politecnico di Torino hanno finalmente ottenuto il via libera dalle autorità egiziane per l'impiego di attrezzature geo-radar decisive dall’interno della tomba di Tutankhamon. Fino al 6 febbraio gli archeologi italiani saranno impegnati in queste ricerche, frutto di alcuni dati venuti fuori da una precedente indagine che aveva individuato delle stanze inesplorate non lontano dalla Kv62 (nome in codice per la tomba di Tutankhamon), ai lati della camera mortuaria.

Manca al momento la conferma che queste cavità sospette siano direttamente collegate alla KV62, un tassello essenziale di questo puzzle che le misure geo-radar fornirà e che permetterà di rispondere al mistero sulla tomba della regina Nefertiti. Il team italiano, sotto la guida dal professore Franco Porcelli, ha chiesto di verificare l'ipotesi del 2016 dell’archeologo inglese Nicholas Reeves, secondo il quale la sposa del faraone Akhenaton, sarebbe stata sepolta nella camera mortuaria di Tutankhamon, dietro a porte murate.

Quella di Tutankhamon è stata aperta, esplorata e anche più volte saccheggiata, mentre finora di Nefertiti non si è trovata traccia. La tesi è che il faraone bambino sia morto senza il tempo di realizzare una dimora eterna apposita, costringendo i notabili egiziani a usare l'anticamera di un’altra tomba. Da domani e fino al 6 febbraio si faranno le rilevazioni non invasive, invece, grazie ai georadar di ultima generazione che saranno utilizzati dall'A-team italiano, saremo forse in grado di fornire una risposta certa sull’esistenza di strutture nascoste di rilevanza archeologica adiacenti alla tomba di Tutankhamon.