L’obiettivo è quello di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare sulle stragi nel Mediterraneo. Realizzando, inoltre, una missione in Libia. Ma prima una richiesta urgente rivolta al governo: offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch 3, l’imbarcazione che una settimana fa ha salvato 47 migranti e ora si trova al largo delle coste siciliane. L’appello viene lanciato da Luigi Manconi, attraverso un post sul suo blog sull’Huffington Post. Un manifesto sottoscritto da tanti nomi conosciuti nel mondo dello spettacolo, della politica, del giornalismo e tanto altro ancora. Tra i firmatari si leggono i nomi di Luigi Manconi, Roberto Benigni, Sandro Veronesi, Massimo Cacciari, Gad Lerner, Armando Spataro, Gabriele Muccino, Paolo Virzì, Roberto Saviano. “Non possiamo e non vogliamo essere complici di questa strage”, afferma Manconi sottolineando che lunedì 28 gennaio si terrà una manifestazione a Roma, a piazza Montecitorio, alle 17.

Il titolo del manifesto è ‘Non siamo pesci’. Tre parole pronunciate da Fanny, “fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch”, come spiega Manconi. Che spiega poi da cosa nasce l’esigenza del manifesto:

Qualche giorno fa, in una manciata di ore, hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo 170 tra migranti e profughi. Quarantasette sono stati tratti in salvo dall’organizzazione non governativa Sea Watch e circa 100 sono stati raccolti dal cargo battente bandiera della Sierra Leone e avviati verso il porto di Misurata dove, prevedibilmente, saranno reclusi in uno dei centri di detenzione, legali o illegali, della Libia. Centri dove, secondo i rapporti delle Nazioni Unite e di tutte le agenzie indipendenti, si praticano quotidianamente abusi, violenze, stupri, torture.

Ciò che emerge è il deprezzamento del senso e del valore della vita umana. Sea Watch, va ricordato, è l'unica Ong oggi presente nel Mar Mediterraneo, ormai privo di qualsiasi presidio sanitario, di soccorso e di protezione dei naufraghi. Altro che fattore di attrazione per i flussi migratori, altro che "alleati degli scafisti" o "taxi del mare": le navi umanitarie, le poche rimaste, salvano l'onore di un'Europa che dà il peggio di sé e si mostra incapace persino di provare vergogna.

Vogliamo dare voce a un'opinione pubblica che esiste e che di fronte a una tale tragedia chiede di ripristinare il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia. A cominciare con il consentire alle navi militari e alle Ong che salvano le vite in mare di poter intervenire.

Il Pd porterà la questione in Parlamento

La richiesta avanzata dagli ideatori del manifesto verrà portata in Parlamento dal gruppo del Pd, come annuncia il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio: “Facciamo nostro l'appello lanciato da Luigi Manconi col manifesto ‘Non siamo pesci' e chiediamo al Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo. Già dalla prossima settimana depositeremo la proposta di legge per l'istituzione della commissione. Di fronte alla tragedia che in questi giorni si sta consumando nelle acque del Mediterraneo speriamo che nessuna forza politica si tiri fuori da una analisi seria delle cause, che il governo non si limiti alle lacrime di coccodrillo e che si smetta di insultare le Ong. L'Italia è sempre stata maestra d'umanità. Il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, una lotta senza quartiere ai trafficanti di uomini e il soccorso di quanti fuggono, a rischio della vita, dalla guerra e della miseria possono e devono stare insieme”. Ribadisce il sostegno del Pd anche il presidente del partito, Matteo Orfini: “Il manifesto è perfettamente condivisibile. Sono convinto che il Pd non possa che recepirlo, portando quelle richieste in Parlamento”.