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“La Corte dei Conti dice che l’acqua può restare pubblica e in mano ad aziende speciali. No a privatizzare Abc a Napoli” parla l’avvocato Montalto

L’ex presidente di Abc Maurizio Montalto: “La Corte dei Conti ha chiarito che si possono affidare gli acquedotti pubblici anche alle aziende speciali come Abc. No alla privatizzazione”
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"Per la Corte dei Conti della Campania la gestione dell'acqua pubblica può essere affidata alle aziende speciali, come l'Abc a Napoli". Lo sostiene Maurizio Montalto, avvocato, manager pubblico – in passato presidente della stessa Abc, la società dell'acquedotto di Napoli – ed esperto di tematiche ambientali legate alla gestione idrica. Il provvedimento che richiama Montalto è la delibera della Sezione di Controllo della Campania della magistratura contabile del 29 aprile scorso in merito alla società dell'acquedotto del Comune di Mugnano di Napoli, nella quale viene richiamato il decreto legislativo 201 del 2022, quello sul "Riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica". Testo citato più volte negli scorsi mesi nell'ambito del dibattito sulla riforma della forma giuridica di Abc. In pratica, secondo anche l'Antitrust l'acquedotto di Napoli non potrebbe più essere gestito dall'azienda speciale, praticamente come una costola del Comune di Napoli, ma dovrebbe trasformarsi in una società privata, mista o in house.

L'affidamento ad Abc scade nel 2027

Il tema è caldo, perché l'attuale affidamento ad Abc, fatto nel 2022, vale fino al 1 dicembre 2027, ma l'Eic, l'Ente Idrico della Campania, può estenderlo fino a 30 anni, quindi in teoria fino al 2052. Per l'Antitrust, però, alla luce del decreto legislativo del 2022, un eventuale nuovo affidamento dovrà "escludere la forma giuridica di Azienda speciale dalla gestione del servizio pubblico locale a rete quale quello idrico". Da qui, l'interlocuzione avviata dal sindaco Gaetano Manfredi con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per discutere della nuova forma societaria di Abc. Manfredi nella lettera al governatore del 18 marzo 2026, parla dell'"ipotesi di trasformare Abc in "società di Benefit interamente pubblica, partecipata al 100% dal Comune di Napoli e in house" e di inserire nello statuto "meccanismi stringenti a presidio dell'acqua pubblica, un controllo della finalità di servizio pubblico e il mantenimento della governance in mano pubblica".

Maurizio Montalto
Maurizio Montalto

La delibera della Corte dei Conti citata da Montalto, però, sembrerebbe invece salvaguardare la possibilità che Abc resti azienda speciale. "Dai comunicati dei sindacati – scrive Montalto, che è anche curatore di Rapporti mondiali delle Nazioni Unite sulla gestione delle risorse idriche e Consigliere dell'Università per la Pace dell'ONU in Italia – leggo che ABC ha ottenuto l’ennesimo autorevole parere legale, che sostiene che si debba riprivatizzare. Ebbene, la Corte dei Conti nel provvedimento, oltre a smontare l’operazione societaria su Napoli nord, sostiene a pagina 14 che tra le ipotesi di gestione si possa ricorrere ad Azienda speciale, come riteniamo noi. Nel corso di questi 25 anni le risorse pubbliche per gli investimenti sono state rese in gran parte disponibili per le gestioni privatizzate e ABC è stata affamata".

La delibera della Corte dei Conti sull'acqua

Ma cosa dice nello specifico la Corte dei Conti? Il tema, come detto, è quello del progetto del Comune di Mugnano di costituire una Società Acqua Pubblica Napoli Nord spa. Il Consiglio di distretto di Napoli Nord ad agosto 2022 si era espresso a favore di una forma di gestione interamente pubblica del servizio nel territorio di propria competenza. Tuttavia, a marzo 2024, dopo il decreto legislativo 201 di dicembre 2022, ha cambiato idea "ritenendo preferibile l’affidamento ad una società a capitale misto pubblico/privato, con partecipazione pubblica pari al 55%".

Nel corso dell'argomentazione, a pagina 14 della delibera, il Collegio della Corte dei Conti evidenzia che l’articolo 14 del decreto legislativo 201/2022 prevede che "gli enti locali possano provvedere all’organizzazione del servizio mediante aziende speciali di cui all'articolo 114 TUEL, “limitatamente a servizi diversi da quelli a rete” (art. 14 co. 1 lett. d, d.lgs. 201/2022). Si rileva, altresì, che il medesimo d.lgs. 201/2002, nell’ambito delle disposizioni di coordinamento in materia di servizio idrico e di gestione dei rifiuti urbani, prevede che “Fermo restando quanto previsto dall'articolo 147, comma 2-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la gestione in economia o mediante aziende speciali, consentita nei casi di cui all'articolo 14, comma 1, lettera d), è altresì ammessa in relazione alle gestioni in forma autonoma del servizio idrico integrato di cui all'articolo 147, comma 2-bis, lettere a) e b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, conformi alla normativa vigente” (art. 33 co. 3)".

Parole inequivocabili per Montalto, secondo il quale la Corte dei Conti confermerebbe quindi un'interpretazione del decreto legislativo 201 nel senso della possibilità di mantenere anche le aziende speciali. L'avvocato ripercorre poi tutti i tentativi di privatizzazione dell'acqua che sarebbero intervenuti negli ultimi 25 anni. "Nel 2001 – racconta l'ex presidente di Abc – ero uno dei delegati del sindaco di Napoli nell’assemblea dei sindaci dell’Ente Idrico. Con autorevole parere hanno sostenuto che si dovesse necessariamente ricorrere alla società per azioni con quota ai privati per gestire il servizio idrico integrato. Era l’epoca in cui costruivano la stessa operazione nel sarnese vesuviano. Gli contestai che era possibile una società a totale capitale pubblico e che il parere fosse sbagliato. I sindaci nel 2004 raggiunsero i numeri necessari a deliberare col mio voto contrario".

La lotta dei movimenti per l'acqua

"Lo fecero – prosegue – ma nel 2005 i Movimenti per l’acqua, di cui creammo una prima formazione, fecero pressione e ottennero la revoca della delibera. Noi a quel punto rilanciammo e chiedemmo di affidare il servizio idrico a un’azienda speciale per realizzare una gestione senza scopo di lucro. Pure qui autorevoli pareri sostennero l’impossibilità dell’operazione. Con l’avvocato Consiglia Gianniello e il notaio Laura Lemme ipotizzammo la possibilità di trasformare una SpA (ARIN) in azienda speciale grazie ad alcune modifiche che nel frattempo erano state introdotte nel codice civile. Il sindaco Iervolino fu informata e portò la questione in Giunta, ma non aveva i numeri per far passare l’idea in Consiglio comunale".

La nascita di Abc nel 2011

"Spettò al nuovo sindaco Luigi de Magistris nel 2011 – conclude Montalto – dopo il referendum, soddisfare i nostri desideri, trasformando ARIN in ABC. Nel 2015 emerse la necessità di formalizzare l’affidamento dell’intero ciclo integrato all’ABC. Poiché l’Ente d’Ambito non ne aveva alcuna intenzione, chiesi al Sindaco di far deliberare l’affidamento al Consiglio comunale di Napoli. Sostenni che nell’inerzia dell’Ente d’Ambito, che è un consorzio obbligatorio dei Comuni, cui sono delegate funzioni dei Comuni, si potessero esercitare direttamente le funzioni. Pure qui autorevoli pareri escludevano la possibilità. Scrissi la delibera che fu adottata dal Consiglio comunale e impugnata dall’Ente d’ambito sia al Tar che al Consiglio di Stato. Il Comune di Napoli vinse in entrambe i casi e ABC ottenne un affidamento del ciclo integrato per 30 anni. Arrivato però il sindaco Manfredi quell’affidamento è stato ridotto a 1/3 in accordo con l’Ente d’Ambito, oggi EIC. Per questo oggi siamo costretti a ragionare su una proroga dell’affidamento. Ebbene pure qui autorevoli pareri sostengono la necessità di riprivatizzare l’ABC e trasformarla in una SPA".

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