All'inizio erano 1.500 euro al mese, diventati poi 3.500 e poi 4mila nell'ottobre scorso. Mazzette pagate regolarmente ogni mese, come fosse uno stipendio extra, col solo scopo di pilotare gli appalti, assegnarli con procedura d'urgenza e ovviamente alla stessa persona: l'imprenditore Salvatore Abbate, quello che nascosti in cantina aveva più quattro milioni e mezzo di euro in contanti. L'ulteriore tassello sul sistema di corruzione del depuratore di Napoli Est, secondo la Procura gestito in effetti in maniera clientelare, arriva dalle dichiarazioni di Giacomo Perna, ovvero il funzionario che ricopriva il delicatissimo ruolo di rup (responsabile unico del procedimento) per le gare legate alla bonifica degli impianti di depurazione.

La vicenda è quella della Sma Campania, la società in house della Regione travolta dall'inchiesta giudiziaria che era sfociata due settimane fa negli arresti per i vertici. Un complesso sistema di corruzione, che si intreccia con quello raccontato da Fanpage.it con l‘inchiesta giornalistica esclusiva Bloody Money agli inizi del 2018. Secondo la tesi degli inquirenti gli indagati avevano messo su un sistema clientelare con cui gestire gli appalti per la bonifica, assicurandosi che finissero sempre allo stesso imprenditore o comunque a società compiacenti (tra cui imprenditori collegati ad esponenti del clan Cimmino del Vomero) e che gli incarichi venissero rinnovati aggirando tutte le procedure e le gare d'appalto. Un sistema chiuso, insomma, dove era possibile anche far risultare (e far pagare) interventi mai realizzati, come riparazioni e sostituzioni. Le posizioni degli indagati passeranno al vaglio del Riesame a partire dal prossimo lunedì.

Durante l'interrogatorio Perna ha ammesso la corruzione, parlando del denaro che ogni mese gli veniva versato per garantire che tutto filasse per il meglio. Ha spiegato di avere cominciato ad alterare i lavori a partire dal 2016, falsificando certificati relativi ad attività che non venivano effettuate. In cambio di denaro: all'inizio degli una tantum, poi è diventato un fisso mensile, come uno stipendio. Nell'ottobre 2020, quando il funzionario è cresciuto di livello all'interno dell'azienda, c'è stato anche l'adeguamento: 3.500 e 4mila euro al mese. Perna ha chiamato in causa anche collaboratori interni, indicando gli altri che, come lui, percepivano denaro per far sì che il sistema non si inceppasse.

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