Bloody Money, l'inchiesta giornalistica di Fanpage.it che nel febbraio 2018 fa portò alla luce il marcio intorno al business dello smaltimento dei fanghi di depurazione in Campania, ha trovato corrispondenza anche nell'inchiesta dell'autorità giudiziaria.

A tre anni esatti da un lavoro che tenne banco per settimane su giornali e scatenò una tempesta politico-giudiziaria, un altro poderoso lavoro,  condotto dalla Procura di Napoli, oggi estrinsecato in oltre 660 pagine di ordinanza di custodia cautelare, ha portato ad arresti in carcere per 3 persone e per altri 14 arresti domiciliari più 2 misure interdittive. I soggetti sono accusati, a vario titolo, di corruzione, riciclaggio, inquinamento ambientale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e trasferimento fraudolento di valori.

Contestualmente, sono in corso sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di oltre 4 milioni di euro. Fra gli arrestati (ai domiciliari) ci sono nomi noti dell'inchiesta Bloody Money: Agostino Chiatto, dipendente della società Sma Campania e segretario particolare dell'allora consigliere regionale di Fratelli d'Italia Luciano Passariello (quest'ultimo risulta indagato); Lorenzo Di Domenico, consigliere delegato della Sma fino al 17 febbraio 2018, quando fu costretto alle dimissioni dopo il reportage giornalistico.

Occorre anzitutto ricordare come nacque questa inchiesta, frutto sì di una intuizione, di un lavoro con testimonianze e telecamere nascoste all'interno dei meccanismi del business dei rifiuti ma anche di una "guida" che portò i cronisti di Fanpage.it nell'inferno dell'affare dei rifiuti in Campania, Nunzio Perrella, primo boss pentito di camorra a raccontare del traffico illecito di rifiuti, il cui ruolo e le cui informazioni suscitarono dibattito nazionale sulla figura del cosiddetto «agente provocatore».

Nunzio Perrella, ex boss di camorra, nell'inchiesta di Fanpage.it.

La vicenda oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare è nel complesso ancora più articolata  e ‘contiene' anche la storia di Bloody Money. Ma è da quello che la procura di Napoli definisce «scoop giornalistico di elevato impatto mediatico» che parte tutto.

La storia dell'inchiesta Bloody Money

Occorre a questo punto ricapitolare la storia. Nel 2018 Fanpage.it inizia una inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti, partendo dalla Campania. Per farlo si avvale della collaborazione di Perrella.  Quest'ultimo aveva già addirittura scritto un libro sulla storia dei rifiuti in Campania vista dal lato della camorra. E si propone di fare da intermediario – munito di telecamera nascosta – per dimostrare quanto il sistema fosse ancora marcio. E così accade. Si dimostra quanto il sistema sia congeniale a corruzione, tangenti, tariffe gonfiate, malavita e colletti bianchi.

Gran parte della storia ruota intorno ad una azienda della Regione Campania, anche all'epoca dei fatti guidata da Vincenzo De Luca. Si tratta di Sma Campania.

Cos'è Sma? È una società in house della Regione Campania, le cui attività sono molteplici: si va dalla prevenzione e contrasto degli incendi nelle aree boschive, al risanamento ambientale, al monitoraggio del territorio, al riassetto idrogeologico e all'azione di bonifica dei siti inquinati sul territorio regionale e alle depurazioni.

Scrive la procura:

Perrella, figura di certo ambigua in considerazione dei suoi accertati rapporti a diversi livelli, con l’ausilio dei giornalisti di Fanpage.it, avviò lo scoop infiltrandosi nell’ambiente in passato a lui congeniale ed al fine di acquisire la certezza della permanenza del diffuso sistema di tangenti in favore di dirigenti amministrativi oltre che dei politici nella gestione degli appalti aventi ad oggetto il ciclo dello smaltimento dei rifiuti.

In particolare il Perrella entra in contatto con i vertici di Sma con cui avvia una trattativa volta ad ottenere l’assegnazione del servizio di smaltimento dei fanghi inerenti i depuratori gestiti dalla società in house in favore di ditte compiacenti ; queste ultime all’atto del conferimento del servizio avrebbero dovuto, come da accordi video-registrati, corrispondere ai pubblici amministratori la tangente concordata – l'importo della stessa è palesemente indicato su alcuni fogli scritti dal Chiatto ed acquisiti in atti – e come emerge dalle registrazioni, sarebbe servita per finanziare la campagna elettorale, politiche, del 2018, del Consigliere Regionale, Luciano Passariello.

Dalla fine di dicembre 2017 agli inizi del 2018 i cronisti di Fanpage.it si muovono sul territorio nazionale per documentare, ascoltare, capire. A metà 2018 viene messa online la prima puntata del servizio ed è un terremoto politico-giudiziario.

In concomitanza di tale situazione la Procura avvia un'indagine dando luogo, il 15.2.2018, a numerose perquisizioni nei confronti dei dirigenti e del personale della SMA e dello stesso Passariello Luciano. Le conseguenze di tale scoop e l’avvio del procedimento penale sono devastanti : Passariello dovrà rinunciare a candidarsi alle Politiche del 2018, seguirà poi il suo ritiro anche dalle Elezioni Regionali per la Campania del 2020, il Di Domenico si dimetterà dalla carica di direttore generale della Sma, il Chiatto dipendente della SMA nonché RUP di una delle procedure incriminate risulterebbe, invece, essere stato licenziato.

Finiscono in quei drammatici mesi sotto accusa anche il direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini e il videoreporter Sacha Biazzo, il loro procedimento viene poi archiviato, gran parte del mondo del giornalismo italiano dibatte sul metodo d'indagine di Fanpage.it poi diventato modello per altre inchieste. La redazione di Fanpage.it è "visitata" dagli inquirenti che acquisiscono gli atti, peraltro forniti con la massima collaborazione dal giornale.

Intanto il dado è tratto. La storia raccontata in Bloody Money è l'innesco per una bomba giudiziaria che poi come in un effetto domino porterà ad altro e ad altro ancora. Tanto che la Procura usa tutto il materiale di Fanpage.it nella sua ordinanza:

Si opta per la scelta riportare l’intero materiale acquisito in relazione a tale vicenda giornalistica e ciò perché la stessa è la spia, una sorta di cartina i tornasole, delle vicende corruttive

Sma e rifiuti: l'inchiesta di oggi

La storia di oggi, dunque, è ancora più ampia: gli anni sono serviti ad allargare il raggio delle indagini: nell'inchiesta odierna figurano rappresentanti di forze dell'ordine, della criminalità organizzata, imprenditori e diversi amministratori pubblici della Sma Campania. Viene contestato a Di Lorenzo, all'epoca dei fatti direttore generale "pro tempore" della Sma, di avere accettato la promessa di una tangente del 7% dell'importo pattuito per l'indebito affidamento con procedure d'urgenza dello smaltimento dei fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni.  Coinvolti anche Luigi Riccardi (coordinatore degli impianti di depurazione della Sma Campania, direttore dell'impianto di depurazione di Napoli Est e all'epoca dei fatti anche dell'impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta), per il quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari, tra i destinatari delle 16 misure cautelari notificate oggi dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza.

Gli arresti domiciliari oltre che per Chiatto sono stati disposti anche Errico Foglia (direttore dell'impianto di depurazione di Acerra, all'epoca dei fatti gestito dalla Sma); l'ingegnere Giacomo Perna (responsabile della manutenzione presso Sma), il dirigente della Regione Campania Lucio Varriale.

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