Abc diventa Spa, l’azienda speciale dell’acquedotto di Napoli sarà trasformata in una partecipata a proprietà pubblica

Abc, l'azienda che gestisce l'acquedotto di Napoli, diventerà una Spa, una società per azioni, ma a capitale interamente pubblico. Da azienda speciale, in pratica una costola del Comune di Napoli, si trasformerà in una società partecipata di diritto privato, ma di proprietà pubblica. Se ne è discusso ieri, giovedì 4 giugno, presso il Comitato Esecutivo dell'Eic, l'Ente Idrico della Campania, presieduto da Luca Mascolo, dove la soluzione della trasformazione della forma giuridica societaria è stata ritenuta necessaria ed urgente. All'incontro erano presenti anche i Comitati per l'acqua pubblica, che sebbene abbiano potuto ascoltare la discussione, non hanno però avuto facoltà di parlare.
Il progetto di riforma dell'Abc in Spa
Abc – acronimo che sta per Acqua Bene Comune – diventerà una spa come l'attuale Napoli Servizi, altra partecipata del Comune di Napoli. La trasformazione societaria sarebbe necessaria, secondo l'Eic, a seguito del decreto legislativo 201 del 2022 che ha modificato le regole per le società che gestiscono i servizi pubblici in rete. Nella riunione all'Eic, a quanto apprende Fanpage.it, è emersa la necessità urgente di procedere alla trasformazione perché la società ha bisogno di stabilità e di fare gli investimenti. Un cambiamento che discenderebbe, come detto, dalle norme nazionali. L'ipotesi è quella di creare una SPA, una società di benefit, di proprietà al 100% pubblica nelle mani del Comune di Napoli, con affidamento in house per 30 anni, a partire dalla scadenza del contratto nel 2027. Il sindaco Gaetano Manfredi ha scritto al governatore della Campania, Roberto Fico, specificando che nello statuto si prevede di inserire "meccanismi stringenti a presidio dell'acqua pubblica, un controllo della finalità di servizio pubblico e il mantenimento della governance in mano pubblica".
L'Eic sta spingendo il Comune a presentare a breve la proposta, in modo che non si rischi la perdita del servizio idrico in mancanza di un affidamento. "Le norme – spiega Salvatore Parisi, membro del Comitato Esecutivo dell'Eic – consentirebbero di non dover passare per una gara pubblica, nel caso il Comune volesse fare un affidamento in house. Abc sarebbe una società partecipata sottoposta a controllo analogo del consiglio comunale, senza nessuna possibilità si intromissione di privati. Se pure decidesse di vendere quote della società, perderebbe l'affidamento. Questa trasformazione si può fare modificando lo statuto. Non si tratta di privatizzazione. L'azienda resterebbe pubblica come lo sono oggi Napoli Servizi ed Asìa". Mercoledì prossimo, 10 giugno, è previsto un incontro al Comune tra i gruppi di maggioranza e l'amministrazione per discutere della proposta di trasformazione.
"Questo percorso deve essere partecipato – sottolinea Parisi – va fatto assieme ai comitati. La battaglia nazionale per la difesa dell'acqua pubblica è aperta e sempre attuale. Ma le preoccupazioni su una privatizzazione dell'acqua a Napoli sono infondate. Ieri, all'Eic ho chiesto al coordinatore del distretto di ascoltare i rappresentanti dei comitati che assistevano alla riunione. Si è ritenuto, purtroppo, di non farlo. I comitati svolgono, anche quando non si è d'accordo, una funzione civica importante da tenere sempre in considerazione".
"Il D.Lgs. 201/2022 – prosegue Parisi – ha introdotto un’anomalia che penalizza un solo modello di gestione pubblica, l’Azienda Speciale, escludendola dai servizi a rete senza alcun fondamento europeo. Le direttive UE e la giurisprudenza della Corte di Giustizia riconoscono pienamente la legittimità delle forme pubbliche non societarie; la restrizione è dunque una scelta tutta italiana, non imposta dall’Europa. Il paradosso è evidente. Le S.p.A. in house, interamente pubbliche, possono gestire il servizio idrico; le Aziende Speciali, anche quando efficienti, trasparenti e radicate nel territorio come ABC Napoli, ne sono escluse per legge. Una discriminazione che limita l’autonomia dei Comuni, contraddice lo spirito del Referendum del 2011 e colpisce proprio il modello più pubblico, quello che garantisce assenza di profitto, controllo democratico e piena responsabilità pubblica". "Nel quadro imposto dal D.Lgs. 201/2022 – conclude – la via per evitare la gara esiste: trasformare ABC in una S.p.A. a totale partecipazione pubblica, coerente con il modello in house previsto dall’art. 16 del TUSP. È una scelta che non snatura la natura pubblica del servizio, ma la mette al riparo dai rischi aperti dalla normativa vigente. L’obiettivo è mettere in sicurezza l’acqua di Napoli con gli strumenti giuridici disponibili e, allo stesso tempo, continuare la pressione politica per sanare l’anomalia nazionale e restituire piena dignità alle Aziende Speciali. Difendere l’acqua pubblica significa governare il presente per proteggere il futuro".
Acampora (Pd): "Nessuna privatizzazione dell'acqua"
Sulla vicenda interviene Gennaro Acampora, capogruppo Pd in consiglio comunale: "Abc resterà pubblica, ma si valuti con la Regione la formula migliore. Nessuna privatizzazione di Acqua Bene Comune, basta con l'inutile allarmismo: a Napoli l'acqua è pubblica e resterà pubblica, in linea con l'identità del Partito Democratico e con quanto deciso dai cittadini nel referendum del giugno del 2011. Ma serve anche un'azienda più solida, con una struttura che valorizzi i 130 milioni fatturati e li investa al meglio, tanto in assunzioni per progressioni e concorsi, quanto nella qualità della rete. Noi vogliamo solo un miglioramento dell'azienda, anche attraverso un dialogo con la Regione competente in materia, ma senza mai mettere dubbio la natura e le finalità pubbliche". Così in una nota il gruppo dem nel consiglio comunale di Napoli".
"A chi paventa la presunta privatizzazione della forma giuridica di ABC – spiega – bisogna chiarire che la trasformazione dell'azienda speciale nasce innanzitutto da un obbligo di legge da parte dello Stato – precisa il capogruppo Gennaro Acampora – tale obbligo tuttavia non intacca in alcun modo la natura del capitale che resterà pubblico, con una società che sarà interamente partecipata dal Comune di Napoli. Infatti – aggiunge Acampora – come dimostrano tanto il diritto quanto la giurisprudenza europea, accompagnare il vincolo della gestione in house a una nuova S.p.A. significa sottoporla automaticamente a un totale controllo pubblico. In sostanza non può privatizzarsi, non può aprire ai privati, non può neppure prevederlo nel proprio statuto, altrimenti configurerebbe un illecito. Nel frattempo si confermano il reinvestimento obbligatorio degli utili nel servizio quanto il divieto assoluto di logiche di mercato – ricorda Acampora – in questo modo diventerà un modello di gestione pubblica blindato contro qualsiasi logica di privatizzazione".
Ciononostante, Acampora ha annunciato un ordine del giorno del gruppo Pd con tre obiettivi: "Serve un'interlocuzione con la Regione per chiedere innanzitutto un parere circa la possibilità di proroga del Servizio Idrico Integrato ad ABC Napoli Azienda Speciale. Se tale parere fosse negativo, chiediamo che la Regione si esprima sulle forme societarie compatibili con la normativa vigente in cui andrebbe trasformata ABC Napoli al fine di ottenere l’affidamento in house. Infine – conclude Acampora – chiediamo sempre alla Regione di verificare la possibilità di accedere dal 2028 a fondi regionali (anche di natura nazionale e comunitaria) per finanziare le opere del Servizio Idrico Integrato che prevedano come soggetto beneficiario e/o attuatore ABC Napoli Azienda Speciale".