Uccide un 13enne a Milano, pusher condannato a 9 anni. La giudice: “Non poteva sapere l’età, errore scusabile”

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L'auto con la quale il 13enne è stato accompagnato e abbandonato all'ospedale dopo l'accoltellamento in Porta Venezia a Milano
Randi Martinez Despaigne è stato condannato a 9 anni in primo grado con rito abbreviato per l’omicidio di un 13enne avvenuto a maggio 2025 in zona Porta Venezia a Milano. Secondo la gup, il pusher non poteva sapere che quel ragazzo era minorenne perché aveva “una fisicità più facilmente riscontrabile in un individuo maggiorenne”.

Non poteva sapere che il ragazzo che stava accoltellando aveva solo 13 anni, poiché aveva "una fisicità" con "ogni evidenza, più facilmente riscontrabile in un individuo maggiorenne che non in un ragazzino". Lo ha scritto la giudice dell'udienza preliminare Francesca Ballesi del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 4 giugno ha condannato Randi Martinez Despaigne in primo grado con rito abbreviato (quindi con pena ridotta di un terzo) a 9 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario, non riconoscendo l'aggravante della minore età.

L'accoltellamento in pieno giorno a Milano

Nel pomeriggio del 16 maggio dello scorso anno il 13enne aveva accompagnato, insieme al suo Rottweiler, un amico di 22 anni in fondo alla scalinata che da viale Vittorio Veneto porta ai Bastioni di Porta Venezia per incontrare il pusher Despaigne. Stando a quanto ricostruito dalle indagini coordinate dalla pm Francesca Crupi, tra i tre sarebbe scoppiata una violenta lite in merito alla qualità dell'hashish oggetto della trattativa.

Despaigne aveva ferito con un coltello il 13enne e il suo cane, per poi scappare. Il ragazzino era stato, poi, abbandonato insieme al Rottweiler davanti all'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Aveva una grave ferita al costato e un polmone perforato e due settimane dopo è deceduto. Il pusher 28enne di origine cubana, invece, è stato rintracciato e arrestato pochi giorni dopo a Pozzuolo Martesana, nella casa dove viveva con la madre.

La condanna in primo grado per Despaigne

Lo scorso 4 giugno Despaigne, difeso dall'avvocato Lamberto Rongo, è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a 9 anni e 4 mesi di reclusione. La giudice Ballesi ha confermato il capo di imputazione di omicidio volontario, ma ha riconosciuto le attenuanti generiche e fatto cadere l'aggravante della minore età della vittima per un "errore scusabile" come peraltro chiesto anche dalla stessa Procura (che però aveva chiesto una pena di 10 anni e 10 mesi). Come riportato nelle motivazioni della sentenza, le attenuanti generiche sono state concesse perché il 28enne ha "sostanzialmente ammesso gli addebiti" e ha fatto ritrovare l'arma. Inoltre era incensurato, e non si sarebbe trattato di "dolo intenzionale, bensì eventuale, non avendo avuto l'imputato l'intenzione di uccidere la vittima".

Per quanto riguarda l'aggravante della minore età non riconosciuta, secondo la giudice Despaigne non era "a conoscenza della reale età della vittima, assumendo che la stessa fosse maggiorenne". La fisionomia e la corporatura del 13enne, si legge, "erano tali da risultare compatibili con quelle" di un maggiorenne in quanto era alto un metro e 80 centimetri e con un "peso di 86 chilogrammi". In conclusione, il non aver riconosciuto che la persona che stava accoltellando era minorenne per Despaigne sarebbe stato un "errore scusabile". Il suo avvocato aveva chiesto la derubricazione del reato in omicidio preterintenzionale e legittima difesa, mentre invece per i familiari della vittima, costituiti parti civili con l'avvocato Francesco Egidi, la pena sarebbe troppo bassa.

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