Comunali a Milano, la capogruppo Pd Uguccioni: “Basta personalismi, i partiti puntino a ciò che li unisce”
La mole di nomi emersa per il prossimo o prossima sindaco o sindaca di Milano, potrebbe essere considerata sintomo di una confusione nel centro-sinistra; ma in realtà potrebbe essere anche ritenuta un balsamo per il dibattito politico. A ogni modo, toto-nomi o meno, è necessario definire prima possibile la coalizione e un programma. E questi sono punti ribaditi con decisione da Beatrice Uguccioni, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Milano, in un'intervista con Fanpage.it.
Come bisogna interpretare questa mole di nomi emersi fino a questo momento? Questa frenesia è positiva al dibattito pubblico o rischia di creare confusione tra i cittadini?
Sicuramente contribuisce a fornire idee per il dibattito in funzione delle primarie. All'esterno, potrebbe però essere percepita come confusionaria. Sono da sempre favorevole alle primarie, ma avrei preferito che si partisse dalla definizione della coalizione e delle idee base sulle quali costruire le primarie. Poi si sarebbe potuto iniziare a discutere di possibili candidati.
Invece è accaduto esattamente il contrario: sono nate spontaneamente alcune candidature, tutte legittime; presumibilmente tra settembre-ottobre si definiranno meglio le linee entro cui fare le primarie, verrà poi stabilito il perimetro in cui si muoverà la coalizione fino ad arrivare alle primarie stesse. A breve comunque si tireranno sicuramente le fila.
La nuova amministrazione dovrà sciogliere alcuni nodi, che in questi cinque anni sono diventati sempre più preminenti: sicurezza, abitare, costo della vita e anche questione climatica. Il prossimo inquilino o la prossima inquilina di Palazzo Marino, come dovrebbe muoversi su questi punti?
In ogni città, la questione sicurezza è un tema caldo. E questo va al di là del fatto che la città sia o meno sicura o il senso di insicurezza sia reale o percepito. Personalmente non faccio alcuna differenza tra reale e percepito. Ci sono i dati, forniti dal Viminale, che possono essere una rassicurazione perché indicano come Milano non sia una città insicura. D’altro canto, se le persone si sentono insicure, chi amministra la città deve farsene carico.
La sicurezza è un tema decisamente di sinistra e non deve essere lasciato in mano ai populisti, che tendenzialmente pongono sempre domande sulle questioni ma non individuano mai risposte adeguate.
In questi anni sono stati assunti 500 agenti di polizia locale e questo ha contribuito a implementare i controlli del territorio. Ricordo però che la sicurezza è solo in parte delega dell’ente locale. È infatti prevalentemente a carico dello Stato.
Una proposta potrebbe essere quella di riproporre i vigili di quartiere che conoscevano gli abitanti, i commercianti e le realtà del territorio e avevano una visione complessiva della zona. Inoltre garantivano un senso di sicurezza.
Dall’altro lato, bisogna lavorare molto di più sulla prevenzione. È vero che quando accadono alcuni eventi bisogna attivarsi con forme repressive, ma non è possibile limitarsi solo a queste. La prevenzione può svilupparsi su più fronti: dal controllo preventivo, quindi con la presenza sul territorio, all’individuazione di spazi – che potrebbero essere messi a disposizione dal Comune – in cui le persone possono ritrovarsi per svolgere attività anche gratuitamente. Ancora, l’educativa di strada (interventi sociali e pedagogici in cui educatori incontrano i giovani nei loro luoghi di ritrovo, ndr).
Anche per quanto riguarda i temi ambientali, occorre fare di più. Le azioni messe in campo finora sono state positive. Per quanto riguarda il tema caldo, il consiglio comunale ha approvato un documento in cui sono state inserite azioni per mitigare le temperature permettendo a chi è rimasto a Milano di vivere meglio la città. Per esempio, sono stati individuati punti di distribuzione di acqua gratuita, sono state previste convenzioni o sollecitazioni con i commercianti, trovati punti di refrigerio, quindi aree come musei o biblioteche dove potersi rinfrescare o luoghi all'aperto con punti di distribuzione d’acqua o con gazebo.
La prossima amministrazione dovrà proseguire con la depavimentazione. Quindi continuare a restituire spazi verdi, in modo da mitigare le temperature.
Sull’abitare, invece, deve esserci sicuramente una maggiore regia pubblica. Milano ha bisogno di più case di edilizia convenzionate e in affitto, perché sono poche, e di edilizia residenziale sociale e pubblica. Il tema riguarda sia le persone e le famiglie particolarmente fragili, a cui sono destinate case popolari che devono essere ancora meglio manutenute e messe a disposizione; sia la fascia di persone, per cui non sono previsti aiuti né statali né comunali perché non sono ritenute fragili, ma che comunque non riescono ad accendere un mutuo o affrontare il costo di un affitto con il privato. È necessario proseguire e implementare la disponibilità di case in edilizia convenzionata ed edilizia sociale anche mettendo a disposizione terreni comunali o aree da ristrutturare così da poter realizzare appartamenti a prezzi accessibili.
C’è poi un altro tema che non dipende dal Comune: gli affitti brevi, che hanno sottratto case perché destinate all'affitto turistico. Il problema non è creato tanto da chi ha un appartamento ereditato dai genitori che sceglie di metterlo in affitto, ma è dato da tutti quegli edifici messi interamente in affitto attraverso agenzie o immobiliaristi. Questi affitti temporanei turistici sviano il mercato e determinano un aumento degli affitti destinati ai cittadini. Questo è un aspetto che però andrebbe legiferato a livello nazionale.
Il Comune, infine, potrebbe valutare la possibilità di realizzare sistemi di pannelli fotovoltaici, in particolare per le abitazioni dell’edilizia pubblica, in modo da aiutare, agevolare e sostenere le famiglie attraverso una diminuzione del costo delle bollette, che incide sulle spese.
Per quanto riguarda il costo della vita e in generale il tema lavoro, un sostegno reale agli stipendi può arrivare solo a livello nazionale. Come Comune di Milano, abbiamo destinato risorse agli stipendi dei dipendenti comunali. Queste sono state inserite nell'ultimo bilancio approvato a fine luglio. Per i cittadini, invece, abbiamo diminuito il costo della Tari. Per quanto riguarda le gare e gli appalti, si sta lavorando su una rimodulazione. Si sta inoltre lavorando per dare sostegno a quelle realtà che danno lavoro a persone fragili e partecipano ai nostri bandi. Tutte quelle citate, sono azioni piccole o grandi che sommate possono fare la differenza. Ovviamente bisognerà lavorare sempre di più e dovrà farlo anche la nuova amministrazione.
Azione, in queste ultime settimane, non ha nascosto che la sua adesione alla coalizione dipenderà dal candidato scelto. Cosa ne pensa?
Credo che, sia a livello nazionale che locale, bisognerebbe mettere da parte i personalismi e guardare a ciò che ci unisce, che è tanto, rispetto a evidenziare le piccole cose che ci differenziano. Occorre mettersi attorno a un tavolo, individuare il perimetro entro cui si vuole giocare la partita e poi individuare un candidato. Mettere sempre in evidenza ciò che ci differenzia rispetto a quello che ci unisce e per cui si può lavorare insieme, non fa bene al centro sinistra e, probabilmente, è il motivo che ha permesso al centrodestra di essere al Governo.
A livello locale, partirei dalla coalizione che ha amministrato Milano fino a oggi: Azione, Italia Viva, Partito Democratico e fino ai Verdi. Questa è la coalizione di base, che si può certamente allargare. Occorre definire il perimetro focalizzandoci sul fatto che bisogna vincere, evitando quindi di soffermarci su ciò che ci differenzia, e lavorare per poter amministrare nei prossimi anni.
Infine, va esplicitato all’esterno il programma della coalizione, che deve avere parole chiare e ben definite e in grado di caratterizzare la politica dei prossimi anni.
Senta, Vannacci ha presentato il suo candidato a Milano. Pensa che Futuro Nazionale possa ottenere voti a Milano?
Vannacci fa affermazioni fuori da ogni logica, che aborro totalmente. Soprattutto, al di là di come le dice, sono idee irrealizzabili. Basterebbe fare un ragionamento su come potrebbe realizzarle fattivamente. Quando parla di remigrazione, bisognerebbe fare un ragionamento sul significato di questa parola. Remigrazione significa portare via le persone con origini straniere che vivono, lavorano, studiano, abitano in Italia, pagano regolarmente le tasse e non hanno commesso alcun reato. Perché se la questione è rimpatriare chi delinque, esistono già misure precise.
A ogni modo, credo che potrebbe prendere qualche voto perché non sempre la razionalità domina.