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Trova e visita un bilocale in affitto a Milano, ma è una truffa: “Ho versato e perso 2.340 euro”

Una ragazza sarda che cercava un appartamento a Milano è stata ingannata con un annuncio online. Tutto sembrava a posto, compresi i documenti, ma poi, come ha raccontato a Fanpage.it, i finti proprietari sono svaniti nel nulla.
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Una truffa sofisticata che, per chi non è addentro al mercato immobiliare, diventa difficile da smascherare. Stefania (il nome è di fantasia, perché la persona preferisce mantenere l’anonimato) è una ragazza sarda che vive a Milano da diversi anni. Per questioni personali, negli ultimi mesi, ha cercato un appartamento in affitto nella città lombarda dove vivere da sola dopo anni di convivenza. Ha trovato un bilocale che le piaceva. Ma è stata raggirata.

La testimonianza di Stefania

Stavo cercando casa un po’ in tutta la città”, ha raccontato a Fanpage.it.Lavoro nel quartiere Gioia: e cercavo un appartamento che bastava fosse a mezz’ora di distanza dal posto di lavoro. Sicuramente, se fosse capitata in zona De Angeli, mi sarebbe interessata di più”.

“All’inizio ho effettuato la ricerca tramite un'agenzia, ma i costi erano insostenibili. Quindi ho iniziato a cercare tra i privati. Ho utilizzato i siti: Casa.it, Immobiliare.it e Subito.it, di cui ho anche scaricato le applicazioni. Ho trovato diversi annunci che mi sembravano sospetti perché chiedevano di passare tramite Booking e li ho lasciati perdere”.

A fine marzo si è imbattuta sull'annuncio di un "bilocale ammobiliato" al secondo piano di un condominio di via Trivulzio: “Quello in cui mi sono imbattuta a fine marzo sembrava più serio. Ho trovato lo stesso annuncio con le stesse foto e lo stesso riferimento sia su immobiliare.it sia su Subito.it”.

“Ho lasciato il mio numero WhatsApp nella chat di Subito”, prosegue Stefania, “e poi sono stata ricontattata in privato, fuori dalla piattaforma”. Il primo messaggio WhatsApp tra Stefania e Francesco (il nome indicato nell’annuncio) risale al 23 marzo, come mostrano le chat tra i due che Fanpage.it ha potuto visionare.

Ho chiesto se si poteva fissare un giorno per visitare la casa. All’inizio mi sono state date disponibilità al mattino che non coincidevano con i miei orari, perché lavoro di mattina. Così, dopo qualche scambio di messaggi per stabilire l’appuntamento, abbiamo concordato una visita per sabato 28 marzo. Poi, Francesco mi ha ricontattato per spostare l’orario, perché mi ha detto che c’erano anche altre visite, quindi abbiamo deciso per le 11”, ricorda Stefania. “Solo dopo mi ha detto che, per mostrarmi l’appartamento, ci sarebbe stata una sua collaboratrice, Giovanna (questo è il nome con cui è stata presentata), perché Francesco ha detto di trovarsi a Roma, dove abita”.

Uno screen della conversazione
Uno screen della conversazione

“Sono andata a vedere il bilocale e mi è piaciuto molto. La signora che me lo ha mostrato è italiana, di mezza età (55-60 anni). Ha risposto a tutte le domande che le avevo rivolto; è stata molto gentile. C’erano dettagli, come il fatto che i nuovi condizionatori split sarebbero stati installati a luglio, che mi avevano indotto a prendere per buone tutte le informazioni”.

“C’erano tutti i mobili, con le pentole e le lenzuola”, racconta Stefania. “Giovanna mi ha detto che, siccome era stato affittato fino ad allora su Airbnb, stavano aspettando di sapere se fosse necessario tenere tutto per il nuovo affittuario. Era fine marzo, mi avevano detto che avrei potuto avere la casa a partire dal primo di maggio, perché avrebbero dovuto ridipingere le pareti. Così li ho informati che la volevo svuotata di tegami e di biancheria”.

Nello stesso giorno ho scritto in chat a Francesco, dicendogli che l’appartamento mi interessava. Ho fornito tutti i miei dettagli. Su Subito, Francesco risultava registrato come proprietario dell’immobile; poi mi ha detto che la casa era di proprietà della madre e che lui se ne occupava”.

“Il primo aprile gli ho scritto di nuovo, volevo capire se avesse preso una decisione, perché lui non si era più fatto sentire”, continua Stefania. “Mi ha detto che avevo fatto un’ottima impressione su Giovanna e che aveva deciso di affittarmi il bilocale. Mi ha chiesto le mie buste paga, la mia carta d’identità e il mio codice fiscale per poter compilare il contratto. Io gli ho mandato tutto, lui mi ha inviato il contratto con l’intestazione alla sua fantomatica mamma, con i documenti di lei (una persona ignara di tutto), la visura catastale intestata a questa donna, l’attestazione energetica dell’immobile. Mi ha chiesto anche un bonifico di 2.340 euro a titolo di caparra sul conto intestato alla stessa signora, i cui estremi erano indicati nel contratto. Io ho firmato, ho mandato la caparra. Francesco mi ha detto che si sarebbe fatto sentire quando sarebbe arrivato il bonifico”.

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“Il 7 aprile mi ha scritto e mi ha detto che il bonifico era stato ricevuto. Dopo qualche giorno, il 13 aprile, gli ho scritto di nuovo per chiedergli quando avrebbe registrato il contratto: mi ha detto che aveva fissato un appuntamento per il 28 aprile. In quel periodo ho avuto anche problemi di salute. A un certo punto mi è venuto in mente che avrei potuto iniziare a fare le volture della luce e del gas. Gli ho chiesto i dati per procedere e il 17 aprile mi ha risposto: “Va bene”. Poi è sparito”.

“Il 20 aprile ho provato a scrivergli di nuovo, ma il suo contatto non risultava più su WhatsApp. Ho provato a chiamare, ma il telefono risultava non raggiungibile. Ho iniziato a pensare che ci fosse qualcosa che non andava. Sono andata nell’edificio in cui si trova l’appartamento e ho parlato con il portinaio: mi ha detto di non conoscere il proprietario, perché, a suo dire, vive in Brasile e affitta l’appartamento per brevi periodi. Mi ha anche dato un nome che non corrispondeva al mio contatto: Giancarlo, non Francesco”.

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“Ho continuato ad aspettare. Il 28 aprile (data in cui doveva esserci la registrazione del contratto), Francesco non si è fatto sentire. Il 1° maggio era prevista la consegna delle chiavi e io sono andata in questura”.

“Solo allora ho verificato la visura catastale presso l’Agenzia delle Entrate, dove a un determinato codice fiscale corrisponde un immobile di proprietà. Al codice fiscale della signora non risultava intestato nulla e la visura catastale presentata da Francesco (che, per la sua forma, sembrava regolarissima) di fatto non esisteva. Ho sentito l’amministratore del condominio: mi ha detto che non c'è nessuna persona con il cognome della intestataria di un locale nell’edificio”.

“In questura mi hanno detto che è una truffa molto comune. I truffatori prendono in affitto per qualche giorno degli appartamenti su Booking o Airbnb per farli vedere, poi li fanno apparire intestati ad altre persone, spesso ignare di tutto. Francesco ha continuato a mantenere i contatti con me perché probabilmente gli serviva tempo per svuotare il conto falso. Quando gli ho detto che volevo i codici per le volture, ha capito che era il momento di dileguarsi”.

“Dalla Questura mi hanno scoraggiato sui possibili esiti dell’indagine: mi hanno detto solo di dare per persi i soldi che avevo versato”, riferisce Stefania. “Con tutti gli annunci che si trovano a Milano, è difficile capire chi è onesto e chi no. Fortunatamente avevo le spalle coperte e posso continuare ad abitare nella mia casa, ma anche l’investimento emotivo e psicologico che ci avevo messo per trasferirmi mi ha frustrato: avevo già fatto gli scatoloni!”

Il commento e i consigli di Subito.it

Fanpage.it ha contattato Subito.it, che, chiaramente, non è responsabile dell’accaduto, anche perché gli scambi di messaggi, la visita dell’immobile e la successiva caparra versata da Stefania alla presunta madre di Francesco sono stati effettuati al di fuori della piattaforma.

Inoltre, Subito.it offre garanzie di protezione solo per gli acquisti online: per gli affitti si presume comunque un contatto offline fra gli utenti, anche solo per la visita degli immobili.

La piattaforma effettua comunque verifiche preliminari su tutti gli annunci pubblicati, spiega a Fanpage.it Massimiliano Dotti, Customer Experience Director ed esperto antifrode di Subito. “Abbiamo attività preventive: rivediamo tutti gli annunci. C’è un controllo formale, in modo che la categoria sia corretta e le foto siano veritiere. Adesso facciamo anche controlli su chi pubblica, come la verifica dell'email e del numero di cellulare. Se veniamo contattati con una segnalazione, facciamo indagini più approfondite che ci aiutano a ricollegare tutti i dati, anche perché collaboriamo con le forze dell’ordine, e forniamo le nostre informazioni ai carabinieri e alla polizia postale. Ogni truffa è un danno anche per le piattaforme”.

Nel caso specifico, l’annuncio è rimasto online per 96 ore: poi è stato rimosso dal servizio clienti a seguito di una segnalazione. “Purtroppo bastano poche ore online, per agganciare il truffato”, prosegue Dotti.

Per fortuna, è una truffa rara, perché è estremamente sofisticata: avere accesso all’immobile, avere documenti falsi, redigere un contratto, sono elementi che fanno pensare a chi fa questo di mestiere. In questo caso, c’è un lavoro professionale e mi spiace molto per la ragazza truffata”, prosegue Dotti, che illustra come il modus operandi dei delinquenti sia cambiato nel tempo. “Anni fa succedeva che l’annuncio fosse falso, con foto che non corrispondevano alla realtà (magari scatti di un appartamento di New York spacciati per un locale a Milano); adesso le truffe si sono spostate sul furto di dati o di informazioni di pagamento, per cui risultano nomi dei proprietari o degli utenti non corrispondenti al vero. Molti tentano di raccogliere i dati di altre persone per poi utilizzarli in truffe, per cui oggi noi stiamo facendo grandi investimenti nell’antiphishing”.

“Comunque anche per i raggiri sull’affitto di immobili offline ci sono dei consigli da seguire”, che Dotti elenca con dovizia di particolari. Eccoli:

  • È buona regola fare un piccolo investimento in una visura
  • È necessario parlare con il proprietario dell’immobile di persona almeno una volta, anche solo in videochiamata per vedere se la faccia corrisponde al documento
  • I finti delegati sono un segnale negativo: bisogna chiedere il documento del delegato, ma anche una delega
  • Le richieste non piacciono ai truffatori: fare domande (anche se a volte ci sembra di scocciare) è il modo migliore per farli scappare.
  • La fretta è qualcosa che bisogna evitare
  • Si può fare il controllo dell’intestazione dell’IBAN e oggi le regole nuove di Sepa permettono di associare il conto corrente alla persona di cui abbiamo il nominativo
  • Un’accurata ispezione in loco è utile: chiamare l’amministratore del condominio; oppure verificare la cassetta postale, il campanello, per vedere se i nomi corrispondono
  • Spesso il documento corrisponde a una persona ignara dei fatti
  • Non bisogna condividere dati personali o documenti, che poi sono utilizzati per altre truffe
  • Se nell’offerta c’è un prezzo di mercato, è molto difficile, ma se i truffatori abbassano l’offerta anche solo del 5% rispetto al prezzo medio, bisogna insospettirsi.

Se poi ci sono annunci su cui si hanno dubbi, si può contattare il servizio clienti di Subito.it, che può effettuare ulteriori verifiche incrociate.

“Noi sconsigliamo di uscire dalla piattaforma per la tutela del consumatore, così, quando si condividono numeri di telefono o email privati, avvisiamo con un alert automatico di stare attenti”, conclude Dotti. “Tendenzialmente blocchiamo anche i link esterni perché possono essere tentativi di phishing. Se si esce dalla piattaforma, non si sa più come tutelare gli utenti. L’unico modo è quello che stiamo facendo: informare ed educare le persone al mondo digitale e a quello delle truffe, per evitare questi raggiri”.

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