La storia di Sofia: “Tra finte Partite Iva e molestie, lavorare come designer a Milano è stata un’amara scoperta”

La nostra redazione riceve lettere e testimonianze relative a storie che riguardano il mondo del lavoro tra disagi, difficoltà e problematiche riscontrate, per lo più dovuti a contratti non regolari o stipendi bassi non in linea con i costi proibitivi che si incontrano a Milano. Invitiamo i nostri lettori a scriverci le loro storie cliccando qui.
"Il mondo del lavoro è stata un'amara scoperta, soprattutto se sei giovane e donna. A 19 anni mi sono trasferita da Napoli a Milano e ho cominciato subito a lavorare per mantenermi gli studi all'università. Quello a cui ho assistito non me lo sarei mai immaginata", ha detto a Fanpage.it Sofia (nome di fantasia) – oggi 29enne, attiva nell'ambito dell'interior design e residente a Milano – a cui ha deciso di raccontare la sua storia prima da studentessa lavoratrice e oggi da lavoratrice, sempre però con Partita Iva o meglio "finta Partita Iva", come lei stessa ha lamentato.
"Ho aperto la Partita Iva fin da subito, da quando ho iniziato a collaborare con uno studio di architettura e con uno cinematografico. La realtà però è che sono sempre stata trattata come una dipendente. Orari fissi da rispettare: dalle 8 alle 18 o dalle 9 alle 19, tutti i giorni. Non ho mai collaborato come freelance ma ho sempre portato avanti finte collaborazioni, per una paga spesso veramente ridicola. All'inizio guadagnavo 1.300 euro lordi, circa 800 euro netti", ha spiegato ancora Sofia puntando il dito contro un sistema lavorativo che tende sempre più a penalizzare giovani lavoratori e i liberi professionisti. "Stai alle loro condizioni oppure è difficile trovare un lavoro decente e pagato regolarmente".
"Adesso, dopo la laurea e dopo sei anni di lavoro da designer, guadagno 2.200 euro lordi che sono circa 1.500 euro netti, a cui devo togliere 800 euro al mese di affitto in monolocale in zona Bovisa", ha detto ancora Sofia sottolineando anche come negli anni abbia dovuto tagliare tante passioni (come cinema, musei, teatro, piccoli viaggi, uscite in pizzeria) per riuscire a stare dentro a tutte le spese e pagare le tasse. "È davvero dura andare avanti così".
"Spero tanto di andare via da Milano, non ce la faccio più. Ho provato a guardarmi intorno e credo che al momento l'unica soluzione sia scappare all'estero. Ho già fatto alcuni colloqui con aziende, per esempio francesi, e mi hanno fatto delle buone offerte, l'unica cosa è che chiedono la disponibilità immediata e non è neanche così semplice lasciare un lavoro, un affitto e fare un trasloco da un giorno all'altro. Quindi sto continuando a cercare".
La storia di Sofia, come quella di tanti altri giovani lavoratori e lavoratrici, è all'attenzione di Generazione Sospesa, la campagna di mobilitazione lanciata dal movimento Adesso! impegnato a far ripartire l’ascensore sociale: "stipendi giusti, opportunità concrete e democrazia vera".
"Stipendi bassi e poche prospettive di crescita spingono molti giovani all'estero e altri a rimandare i loro progetti, è urgente invertire la tendenza – dichiara Tomaso Greco, portavoce di Adesso! – Con l’ultimo referendum, i giovani hanno dimostrato di poter essere decisivi. Ma dare la loro partecipazione e il loro impegno per scontati in vista del 2027 sarebbe un grave errore, è fondamentale che trovino nell'offerta politica la risposta ai loro problemi. Generazione Sospesa è il nostro contributo".
Ma la storia di Sofia e le sue difficoltà riscontrate in ambito lavorativo non finiscono qui. Come lei stessa racconta nell'arco della sua testimonianza a Fanpage.it, nel tempo sarebbe stata anche vittima di soprusi e molestie sessuali da parte di capi e responsabili con cui ha avuto a che fare al lavoro.
"Come giovane donna nel mondo del lavoro mi è capitato di subire molestie. In più occasioni, a 19-20 anni, mi è capitato di dover fare da accompagnatrice, fuori dal mio orario di lavoro, a eventi a cui erano invitati i miei capi. Ho partecipato a cene indesiderate, ho ricevuto attenzioni indesiderate e regali del tutto fuori luogo. Quando ero più giovane non avevo la prontezza di alzare e andarmene, quindi rimanevo lì nel disagio più assoluto non sapendo cosa fare".