“Mi pagano 28 ore, ma ne lavoro più di 40. È caporalato”: mamma single sfruttata per 14 anni a Luino

Per contratto dovrebbe lavorare 28 ore alla settimana. In realtà sostiene di farne oltre 40, sette giorni su sette, senza un giorno di riposo. Inizia così il racconto a Fanpage.it di Laura (nome di fantasia), mamma single con diversi problemi di salute che da 14 anni lavora come operatrice ecologica in una cooperativa di Luino, un comune in provincia di Varese. È lì che, stando al suo racconto, da anni sarebbe costretta a subire "minacce, insulti e violenze" in uno scenario che ha definito di "caporalato, sfruttamento e sopraffazione quotidiana".
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La storia di Laura
"Lavoro come operatrice ecologica a Luino e da anni vivo quotidianamente condizioni estreme", ha esordito Laura a Fanpage.it. In particolare, la donna lavorerebbe per una cooperativa incaricata dal Comune del servizio di pulizia delle strade e dello svuotamento dei cestini. Un appalto pubblico che, secondo la lavoratrice, nasconderebbe "violenze, paura e diritti negati".
Laura ha raccontato di convivere da 14 anni con condizioni lavorative che ha definito "pietose". Prima tra tutte, la discrepanza tra le ore retribuite e quelle effettivamente lavorate. "Se qualcuno prova a lamentarsi sono insulti, botte e il rischio di non essere rinnovata e perdere il lavoro", ha spiegato. Una prospettiva che pesa ancora di più sulle spalle di una madre che cresce da sola un figlio e che teme di non trovare un'altra occupazione a causa dei problemi di salute.
Le accuse non si fermano allo sfruttamento economico. Laura ha parlato anche di un clima di "violenza e sopraffazione". "C'è un collega violento, cattivo. Una volta l'ho visto tirare un pugno a una mia collega, le ha spaccato la bocca", ha riferito, prima di aggiungere: "Io stessa ho subito molestie in passato".
In più, ogni giorno Laura sarebbe costretta a percorrere chilometri spingendo a mano un carretto per la raccolta dei rifiuti. Lo farebbe sotto al sole estivo, con la pioggia, il vento e il gelo dell'inverno. "Con meno dieci gradi o quaranta sono sempre fuori", ha specificato Laura a Fanpage.it. "Non abbiamo cambi turno per stare un po' al caldo d'inverno o all'ombra d'estate". Nel frattempo, le sue condizioni fisiche peggiorano: problemi alle ginocchia e una patologia reumatica rendono quel lavoro sempre più pesante, ma "fermarsi non è un'opzione". "Ho segnalato tutto all'Ispettorato del lavoro di Varese attraverso raccomandata", ha concluso Laura con amarezza. "Sono passati mesi, ma nulla è cambiato".
Se le accuse di Laura trovassero riscontro, non si tratterebbe di semplici irregolarità amministrative, ma di una grave violazione dei diritti fondamentali di chi lavora. Perché il caporalato non è un fenomeno confinato ai campi agricoli: può assumere forme diverse e insinuarsi ovunque il bisogno diventi uno strumento di riscatto.