Lascia l’auto nel parcheggio Atm di San Donato, ma la ritrova vandalizzata: “Rimborso negato e video inesistenti”

Scegliere un parcheggio a pagamento per proteggere la propria auto e ritrovarla comunque vandalizzata. Chiedere un rimborso simbolico e ricevere, come risposta, una comunicazione che solleva dubbi sulla gestione delle immagini di videosorveglianza. È la vicenda raccontata da Pietro (nome di fantasia) che a Fanpage.it ha deciso di condividere quanto accaduto tra il 26 e il 29 giugno scorsi quando, dopo aver lasciato la propria auto nel parcheggio multipiano Atm di San Donato, ha trovato il finestrino posteriore in frantumi e l'abitacolo saccheggiato.
L'automobilista ha chiesto ad Atm un rimborso simbolico di 74,50 euro, pari alla franchigia dell'assicurazione per il vetro rotto e al costo del parcheggio. La richiesta è stata respinta, ma a far discutere è stata soprattutto la risposta dell'azienda: le immagini di videosorveglianza non erano più disponibili perché conservate per non oltre 48 ore. Eppure, come dimostrano i documenti che Fanpage.it ha potuto visionare, il furto era stato segnalato immediatamente all'operatore presente nel parcheggio e formalizzato via PEC meno di 15 ore dopo, senza che venissero adottate misure per preservare i filmati. "Il bottino dei ladri è quasi grottesco: tre barrette energetiche del valore di meno di 3 euro", ha commentato Pietro a Fanpage.it. "I danni, invece, ammontano a centinaia di euro".
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La segnalazione di Pietro
"Voglio segnalare una vicenda paradossale che ritengo sia di forte interesse pubblico per i cittadini milanesi e i pendolari, in quanto fa luce su come Atm gestisce (o meglio, non gestisce) la sicurezza e le responsabilità all'interno dei propri parcheggi multipiano a pagamento", ha esordito Pietro a Fanpage.it, raccontando che, tra il 26 e il 29 giugno scorsi, ha lasciato la propria auto nel parcheggio multipiano Atm di San Donato. "Al mio ritorno, ho trovato il vetro posteriore frantumato e l'abitacolo saccheggiato".
Consapevole della clausola di "sosta non custodita", ma forte del fatto che la struttura sia chiusa, a pagamento e dotata di telecamere, Pietro ha deciso di chiedere ad Atm un rimborso puramente simbolico di 74,50 euro, corrispondenti ai 50 euro di franchigia dell'assicurazione sui cristalli e ai 24,50 euro del biglietto del parcheggio stesso. "Una cifra irrisoria, proposta per chiudere bonariamente la questione", ha commentato l'automobilista. Tuttavia, "l'Ufficio Sinistri di Atm non solo ha innalzato un muro di gomma negando ogni responsabilità stragiudiziale per non rimborsare 74 euro, ma ha messo per iscritto un'ammissione gravissima", ha continuato a raccontare Pietro a Fanpage.it. "Mi hanno risposto ufficialmente via PEC che le immagini delle telecamere ‘non sono disponibili' perché ‘conservate per un periodo non superiore alle 48 ore'. Peccato che la cronologia dei fatti li smentisca".
Stando ai documenti che Fanpage.it ha potuto consultare, infatti, scoperto il furto alle 21:28 del 29 giugno, Pietro ha immediatamente segnalato l'accaduto all'operatore Atm presente in loco con la compilazione dell'apposito modulo. "Ho inviato la PEC formale di denuncia la mattina seguente, il 30 giugno, alle 11:42", ha poi spiegato, sottolineando che tra la scoperta del danno e la ricezione della PEC formale "sono trascorse meno di 15 ore".
"Atm ha ignorato una segnalazione tempestiva e ha lasciato che il sistema cancellasse in automatico i filmati, compiendo di fatto una spoliazione della prova, essenziale non solo per la mia pratica, ma per l'individuazione degli autori di reati all'interno delle loro strutture", ha concluso Pietro a Fanpage.it. "Oltre a procedere per vie legali e con un esposto al Garante della Privacy, ritengo fondamentale che l'opinione pubblica sappia che pagare un parcheggio Atm non garantisce alcuna tutela e che le telecamere presenti sono del tutto inutili se l'azienda cancella le prove ignorando le segnalazioni".