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Studenti borsisti al CampusX Bicocca di Novate Milanese: “Ci hanno detto pagate o vi blocchiamo la carriera”

Uno studente borsista al CampusX di Novate Milanese, a nome di tanti studenti nella sua situazione, ha raccontato a Fanpage.it la strategia di monetizzazione messa in atto dal gestore privato e il DSU, Servizio Diritto allo Studio.
CampusX (CX) di Novate Milanese
CampusX (CX) di Novate Milanese

"Siamo esasperati. Essere studenti borsisti a Milano si è trasformato in un incubo amministrativo in cui si è soli a subire una spirale di addebiti forfettari e ingiustificati", a parlare sono gli studenti universitari vincitori di borsa di studio residenti presso la struttura CampusX (CX) di Novate Milanese. Ragazzi con ISEE basso, che dovrebbero essere tutelati dal Servizio Diritto allo Studio (DSU), si ritrovano invece "in balia di un gestore privato che li utilizza per fare cassa, con il DSU che funge da vero e proprio ‘braccio armato' pronto a minacciare il blocco delle carriere accademiche di chi non paga". 

Come raccontato a Fanpage.it da uno studente borsista, lo scandalo più grande riguarderebbe il mese di agosto: "L'Articolo 5.1 del Bando DSU, stabilisce chiaramente che ad agosto "lo studente dovrà riporre gli effetti personali nell’armadio" per permettere le manutenzioni, per poi tornare a settembre. È un diritto sancito e gratuito. Eppure, CX ha deciso unilateralmente di imporre una tassa di 350 euro ai borsisti anche solo per lasciare le proprie valigie chiuse nell’armadio. O paghi, o svuoti completamente l'alloggio. Davanti a questa palese violazione di un bando pubblico, il DSU Bicocca ha eretto un muro di gomma, ignorando le richieste di chiarimento e lasciando gli studenti costretti a pagare per non subire lo sgombero". 

Gli studenti borsisti denunciano una "strategia di monetizzazione"

Inoltre gli studenti borsisti denunciano e lamentano una vera e propria "strategia di monetizzazione" messa in atto in diversi ambiti tra cui anche quello dei guasti che si verificano all'interno del Campus: "Agli studenti vengono addebitate cifre colossali e fuori mercato (centinaia di euro) per danni insignificanti o per la fisiologica usura degli arredi. La direzione liquida sistematicamente queste rotture come "incuria" o "danno doloso" dei residenti, quando invece si tratta di palesi vizi occulti e cedimenti strutturali di materiali di scarsa qualità".

Come spiegato ancora a Fanpage.it da uno studente "il meccanismo per silenziare le proteste è ben collaudato: per impedire agli studenti di dimostrare il vizio preesistente, i manutentori di CX provvedono alla rimozione immediata del pezzo usurato senza rilasciare alcun verbale, negando agli assegnatari la possibilità di far ispezionare il bene e pretendendo il pagamento "sulla fiducia", senza mai fornire fatture giustificative dei costi reali".

"Di fronte al legittimo rifiuto di sottostare a queste penali arbitrarie, entra in gioco il DSU: senza compiere alcuna indagine indipendente, l'ente pubblico si schiaccia sulle posizioni del privato e intima agli studenti di pagare, pena il blocco della carriera universitaria. Un'estorsione istituzionale inaccettabile", ha detto lo studente borsista con tono indignato.

L'appello degli studenti: soli, esasperati e usati come bancomat

"Siamo studenti borsisti. Questo significa, per definizione, che partiamo da una condizione economica precaria e fragile. Lo Stato e l'Università ci hanno riconosciuto il diritto di studiare, ma a Milano siamo finiti in una vera e propria trappola: un sistema che sembra studiato scientificamente per fregarci e lucrare sui nostri pochi fondi", dice ancora lo studente borsista a Fanpage.it parlando a nome di tanti altri suoi colleghi nella stessa situazione.

"Siamo esasperati. Siamo in tanti, siamo arrabbiati e ci sentiamo abbandonati, senza sapere più a quale porta bussare o a chi chiedere aiuto in questo muro di gomma. Ci stiamo organizzando in un'azione collettiva e abbiamo già iniziato a predisporre esposti formali per il Difensore Regionale della Lombardia e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Chiediamo alle istituzioni accademiche, al Rettore e all'opinione pubblica di intervenire per fermare questo tritacarne e far luce su come i colossi immobiliari privati stiano letteralmente spremendo il diritto allo studio milanese, in combutta con l’ente che, sulla carta, dovrebbe proteggerlo", conclude.

Gli studenti hanno inoltre fondato un sindacato studentesco per raccogliere segnalazioni e procedere con class-action/azioni comuni e per cominciare hanno aperto una casella mail a cui inviare materiale: cx.tenants.union@gmail.com

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