Studente iraniano al politecnico di Milano: “Per la guerra non riesco a pagare le tasse, ma se torno mi torturano”

"Se tornassi in Iran potrei essere arrestato o torturato". A parlare è Kasra, studente iraniano al Politecnico di Milano, che a Fanpage.it ha raccontato la condizioni di precarietà, isolamento e abbandono istituzionale che centinaia di giovani si trovano a vivere a causa della guerra.
Da mesi, infatti, il conflitto e la crisi interna che stanno travolgendo l'Iran hanno prodotto conseguenze devastanti anche per chi si trova all'estero: trasferimenti di denaro bloccati, famiglie impossibilitate a sostenere economicamente i figli, connessioni internet oscurate e comunicazioni quasi interrotte con il Paese. Una situazione che sta lasciando decine di studenti del Politecnico di Milano intrappolati in un limbo economico e psicologico, mentre l'università "continua a chiedere il pagamento delle tasse universitarie".
Kasra: "Ci sentiamo soli, ci serve aiuto"
"Ci sono due temi molto importanti di cui vogliamo parlare", ha esordito Kasra a Fanpage.it. "Il primo riguarda quello che sta succedendo in Iran con il regime della Repubblica Islamica: ogni giorno ci sono arresti, torture, uccisioni. Tantissimi studenti vengono perseguitati soltanto perché chiedono libertà e diritti umani".
Parole che descrivono un clima drammatico che, però, si intrecciano con una seconda emergenza più invisibile, ma altrettanto soffocante: quella vissuta dagli studenti iraniani all'estero. "Al Politecnico di Milano siamo circa 300", ha continuato. "La situazione per molti di noi è diventata pesante economicamente e psicologicamente. Molti di noi non riescono a comunicare con le famiglie da più di 80 giorni perché hanno bloccato la connessione internet".
Da quasi tre mesi, infatti, in Iran le comunicazioni sono fortemente limitate. Internet viene oscurato o rallentato, le chiamate internazionali diventano impossibili. Per chi vive lontano significa passare settimane senza sapere se i propri genitori siano vivi, malati o al sicuro. "Mio padre, mia madre e mia sorella di 10 anni sono in Iran", ha specificato Kasra a Fanpage.it. "Mia mamma è malata, non può lavorare e non so neanche come sta".
Ma il blackout non riguarda solo le comunicazioni: anche i trasferimenti di denaro sono diventati estremamente complicati o del tutto impossibili. Per molti studenti questo significa ritrovarsi improvvisamente senza alcun sostegno economico. Famiglie bloccate in Iran che non possono inviare soldi ai figli, conti congelati, canali bancari interrotti. E dall'altra parte ragazzi che, pur trovandosi in una delle città più costose d'Italia, devono continuare a pagare l'affitto, bollette, trasporti e migliaia di euro di tasse universitarie. Mentre tutto questo accade, infatti, il sistema universitario continua a presentare il conto. Nessuna sospensione straordinaria, nessun alleggerimento concreto. "Il Politecnico di Milano non ci è venuto incontro e pretende il pagamento completo delle tasse universitarie che per alcuni arrivano a quasi 4mila euro", ha denunciato Kasra. "Ci sentiamo lasciati soli e non sappiamo come fare: non abbiamo i soldi per pagare". Così, per sopravvivere, "ho iniziato a fare un lavoro part-time in un bar", ha aggiunto. "Ma i soldi non bastano tra affitto, tasse universitarie e costo della vita e studiando non ho tempo per fare un lavoro full-time".
Una situazione che si complica ulteriormente per colpa del cortocircuito burocratico che intrappola questi studenti: senza pagamento delle tasse non si ottengono i documenti universitari necessari per rinnovare il permesso di soggiorno. Tuttavia, senza il permesso di soggiorno il rischio è quello di diventare irregolari perché tornare in Iran non è un'opzione. "Molti di noi sono attivisti per la libertà del proprio Paese", ha spiegato ancora Kasra. "Se tornassimo verremmo arrestati o torturati dal regime".
Il punto più contestato dagli studenti, però, riguarda proprio l'assenza di misure straordinarie messe in atto dal Politecnico di Milano. In altri contesti internazionali di crisi, diverse università milanesi hanno attivato fondi d'emergenza, esenzioni parziali o totali, supporto psicologico e proroghe amministrative per studenti provenienti da Paesi in guerra. L'Ateneo, interpellato da Fanpage.it, ha risposto così: "Il Politecnico di Milano segue da sempre con attenzione le eventuali situazioni di difficoltà che possono coinvolgere studentesse e studenti internazionali, anche in relazione a contesti di crisi nei Paesi di origine. Non sono previste misure automatiche, le richieste vengono valutate caso per caso dagli uffici competenti, sulla base della situazione specifica. Gli studenti che si trovano in condizioni di difficoltà sono invitati a rivolgersi agli uffici competenti utilizzando i canali standard di contatto, così da permettere una valutazione puntuale della singola situazione".
Una risposta che agli studenti non basta. Perché mentre gli uffici "valutano caso per caso", c'è chi vive "sospeso tra la paura di perdere il proprio futuro in Italia e quella di non poter riabbracciare la propria famiglia". E la sensazione, ha concluso Kasra a Fanpage.it, è che "l'università sta chiedendo normalità amministrativa a chi sta vivendo un'emergenza umana".