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Salvato da Gaza, bimbo palestinese di 5 anni non può riabbracciare la mamma per “errori della Questura di Monza”

Salvato dopo un bombardamento a Gaza e operato a Monza, un bimbo palestinese di 5 anni non riesce a riabbracciare la mamma per “errori burocratici che potevano essere evitati” dalla Questura di Monza: la sua storia a Fanpage.it.
A cura di Giulia Ghirardi
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Immagine di repertorio
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La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di persone intrappolate in lunghe trafile burocratiche, tra ritardi, errori amministrativi e diritti negati. Decidiamo di pubblicarle per spingere a una riflessione sulle difficoltà che molte persone fragili si trovano ad affrontare nel rapporto con le istituzioni. Se anche tu hai avuto un'esperienza simile, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

Arrivato in Italia con un volo militare dall'Egitto, dopo aver ricevuto cure urgenti e quello che molti avevano raccontato come il "miracolo" dell'Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza, la storia di un bambino palestinese di 5 anni sopravvissuto a un bombardamento a Gaza si sarebbe lentamente arenata in una lunga serie di "errori burocratici". Una vicenda che, dal clamore dell'arrivo in Italia e dell'intervento che gli ha salvato la vita, si è trasformata in un estenuante labirinto burocratico che – di fatto – impedisce al bambino di riabbracciare la mamma.

La storia del bimbo palestinese

Il bimbo è arrivato in Italia nel febbraio 2024 insieme alla nonna, dopo essere rimasto gravemente ferito nell'esplosione di una bomba avvenuta pochi mesi prima a Gaza. Sopravvissuto all'attacco, ha riportato diffuse lesioni craniche e numerose schegge metalliche conficcate nel corpo. A Monza gli specialisti del San Gerardo sono riusciti a operarlo con successo, rimuovendo le schegge e ricostruendo parte della scatola cranica danneggiata.

Da allora il piccolo prosegue il suo percorso di cura tra controlli periodici, terapie e riabilitazione. Oggi "frequenta la scuola, fa nuoto, gioca e corre come gli altri bambini", hanno raccontato a Fanpage.it alcuni conoscenti vicini al nucleo familiare (nonna e bimbo). Nonostante questo, "la sua quotidianità resta segnata da conseguenze pesanti". Deve assumere farmaci costantemente perché le lesioni cerebrali riportate durante l'esplosione potrebbero provocargli crisi epilettiche in caso di interruzione della terapia. "Fa quello che fanno tutti i bambini, ma lo fa con un vissuto molto difficile che si porterà dietro per sempre". E, soprattutto, continua a "convivere con la lontananza della mamma", rimasta negli Emirati Arabi insieme al figlio più piccolo.

"Ogni giorno chiede di poter vedere la mamma", hanno riferito ancora a Fanpage.it alcuni conoscenti, sottolineando che ora l'obiettivo del nucleo familiare è quello di riuscire a organizzare un viaggio durante le vacanze estive, senza interrompere il percorso scolastico e terapeutico del bimbo, per rivedere la mamma. Ma è proprio qui che iniziano i problemi.

Gli "errori della Questura di Monza"

Come previsto dalla procedura per chi arriva da un contesto di guerra, la nonna e il bimbo hanno presentato domanda di protezione internazionale. Dopo mesi di attesa è arrivato il riconoscimento dell'asilo politico, passaggio necessario per ottenere il permesso di soggiorno e successivamente il titolo di viaggio per rifugiati, documento indispensabile per uscire dall'Italia e così raggiungere la mamma.

Secondo quanto riferito a Fanpage.it, però, l'iter si sarebbe arenato in una lunga serie di errori attribuiti alla Questura di Monza. In una prima fase, infatti, il permesso della nonna non sarebbe stato collegato correttamente a quello del bambino, nonostante il minore non possa – naturalmente – viaggiare da solo. Questo avrebbe costretto la famiglia a rifare parte della procedura. Durante il nuovo passaggio, sempre secondo il racconto, la pratica della donna sarebbe stata cancellata per errore.

Da lì, nuovi appuntamenti e nuove attese. Le impronte digitali della nonna, necessarie per i documenti, non sarebbero state rilevate dal macchinario utilizzato in Questura. "Metteva le mani e non andava", raccontano, sottolineando che una poliziotta avrebbe persino suggerito alla donna di fare una "cura dermatologica" per risolvere il problema, nonostante all'appuntamento successivo sarebbe bastato usare un'altra macchina per acquisire correttamente le impronte. Ancora: a dicembre, raccontano, alla famiglia sarebbe stato detto che non era necessario portare il bambino all'appuntamento in Questura. Una volta arrivati allo sportello, però, gli operatori avrebbero chiesto proprio la presenza del minore, costringendoli così a chiedere un altro appuntamento.

Alla fine, dopo un anno di attese, a fine marzo 2026, vengono finalmente consegnati loro i permessi di soggiorno. Ma anche qui sarebbe emerso l'ennesimo errore: sul documento della nonna, alla voce nazionalità, non sarebbe stato scritto "palestinese" bensì "XXX". La donna segnala immediatamente il problema ma, secondo quanto riferito a Fanpage.it, sarebbe stata rassicurata dagli operatori: "Non cambia nulla". Un mese dopo, però, durante l'appuntamento per il rilascio del titolo di viaggio, sarebbe emerso proprio il contrario. Dopo ore di attesa, gli uffici avrebbero comunicato che il documento non può essere emesso proprio a causa di quella dicitura. Così, bisogna rifare il permesso della nonna un'altra volta, con una nuova procedura postale e ulteriori mesi di attesa. Fortunatamente, alla fine, sarebbe stato fissato un nuovo appuntamento il prossimo 4 giugno.

Stando a quanto riferito a Fanpage.it, però, il caso del bimbo palestinese non sarebbe un caso isolato. Diverse persone hanno parlato di "disinformazione di base" all'interno della Questura di Monza, di "indicazioni contraddittorie" fornite dagli operatori e di una totale assenza di coordinamento tra i diversi sportelli. Così, però, il risultato, stando a quanto segnalato, è che le persone, soprattutto quelle più fragili, finiscono intrappolate in un limbo burocratico. Proprio come in questo caso, dove un bambino salvato dalla guerra, portato in Italia con un trasferimento sanitario internazionale e operato d'urgenza dopo un bombardamento, oggi non può fare qualcosa di molto più semplice, prendere un aereo e riabbracciare sua madre. E questo proprio a causa di una catena di "errori burocratici banali" che potevano essere evitati.

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