“Mi hanno ammanettato davanti ai miei figli perché nero”: parla il 43enne tenuto 12 ore in Questura a Milano

Per 12 ore, tra sabato 9 e domenica 10 maggio, Diala Kante è stato trattenuto in Questura a Milano perché accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il 43enne, orafo di origine senegalese e cittadino italiano, era stato ammanettato davanti al ristorante Baobab, in zona Lima, da un gruppo di poliziotti in presenza dei suoi figli minorenni. "Ho detto solo: ‘Controlli sempre i locali africani, ce l'hai con quelli neri?' e mi hanno portato via", ha raccontato Kante a Fanpage.it: "È stato un abuso di potere, presenteremo una denuncia su quanto accaduto".
Ci puoi raccontare cos'è successo al ristorante?
Quando sono arrivato al ristorante ho visto un gruppo di poliziotti che stavano discutendo con altri due ragazzi in strada che aspettavano il cibo da portare via che avevano ordinato. Gli hanno detto che non potevano stare là, o dentro o via e loro se ne sono andati. Poi per entrare nel locale sono dovuto passare tra gli stessi agenti. Una volta all'interno, ho visto un poliziotto in giacca e cravatta e gli ho detto: ‘Ah, tu sei ancora qui?'.
Quindi non era la prima volta che incrociavi quel poliziotto.
No, lo vedo spesso. Un giorno discutendo mi ha detto: ‘Voi senegalesi siete i peggiori'. Usa proprio parole forti, di razzismo puro, come: ‘Siete troppi qua, andate via'. Anche gli altri agenti a volte ci dicono di non discutere con lui.
Come sono arrivati a metterti le manette?
Gli detto ancora: ‘Ma controlli sempre i locali africani, ce l'hai con quelli neri? Che problema hai?', e lui mi ha chiesto i documenti. Gli ho dato la patente e ho aggiunto: ‘Se vuoi portarmi in Questura, fallo pure. Non ho paura, sono pulito'. Mentre stavamo parlando, un altro poliziotto da dietro mi ha messo le manette e mi hanno spinto in quattro, o in cinque. Tutto questo davanti ai miei figli, che sono minorenni. Quando mi hanno caricato sulla Volante, li hanno lasciati lì da soli, senza nemmeno chiamare la loro mamma. Già è sbagliato per un poliziotto fare una scenata del genere davanti a bambini che urlano, ma poi non li lasci così senza custodia. Mi avessero detto ‘seguici in macchina', lo avrei fatto tranquillamente. Non c'era nessun motivo per usare la forza in quel modo.
E poi ti hanno portato in Questura.
Sì, ma con me c'erano altre tre persone. Due erano arrivate per mangiare, volevano solo capire cosa stesse accedendo e li hanno buttati sulla macchina. Il quarto è il marito della proprietaria del ristorante. Ha detto: ‘Se portate via loro, portate via anche me', e così hanno fatto. Arrivati in Questura ci hanno messo in un posto molto sporco, con gente con cui non ho nulla a che fare. Per me era la prima volta, è stata un'esperienza bruttissima. Mi avevano messo anche le manette talmente strette che mi sono tagliato, ho ancora la ferita sulle mani. Mi hanno chiesto i dati. Gli ho detto che quello che stavano facendo era un abuso di potere.
Dopo quanto tempo ti hanno lasciato andare?
Erano passate ormai 12 ore. Non avevano capito nemmeno che sono italiano, ma non mi sembra giusto che dovessi essere io a dirglielo, perché la legge deve essere uguale per tutti, indipendentemente dal colore della pelle o se sei cittadino italiano o africano. Devono trattare tutti nello stesso modo. Mi hanno portato all'ufficio immigrazione, mi hanno chiesto quando sono arrivato in Italia. Gli ho detto: ‘Ma fate sul serio? Il mio passaporto scade tra 6 mesi, quindi sono più di 10 anni che sono cittadino italiano'. Poco dopo le 8 mi hanno fatto uscire. Hanno detto: ‘Ci dispiace', ma ormai il male era stato fatto.
Cosa pensi di fare ora?
Faremo sicuramente una causa collettiva, con le altre tre persone coinvolte. Prima di farci uscire volevano che firmassimo un verbale, ma non lo abbiamo fatto perché altrimenti avrebbe voluto dire che eravamo d'accordo con quello che c'era scritto. L'ho letto e dicevano che avevamo fatto resistenza, ma non è vero. Il video che è stato pubblicato parla da solo: sono alto 1 metro e 86, non sono piccolo. Avessi fatto resistenza non sarebbero riusciti a portarmi via. Sono in Italia dal 2011, non ho mai commesso un reato, non ho mai creato problemi. Vivo in questo Paese, che amo, e gli devo rispetto. Mi trovo bene qua, però questa è una di quelle esperienze che ti fanno odiare un po' il posto, anche se sai che non tutti gli italiani sono così.
