Saluti romani per Ramelli, condanne definitive per 13 militanti di estrema destra: è manifestazione fascista
La Cassazione ha rigettato i ricorsi e ha reso definitive le condanne a 4 mesi per i 13 militanti di estrema destra che il 29 aprile del 2018 a Milano fecero il saluto romano nel corso del corteo che si tiene ogni anno in memoria di Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù ucciso da Avanguardia Operaia nel 1975. Gli imputati sono accusati di manifestazione fascista come sancito dall'articolo 5 della legge Scelba. "Parliamo di un reato di pericolo e la pericolosità concreta sta nelle modalità adottate", ha affermato in aula la pg Assunta Cocomello.
A luglio 2023 il Tribunale di Milano aveva condannato in primo grado i 13 militanti a quattro mesi di reclusione. La sentenza era stata poi confermata in Appello, accogliendo la tesi dell'accusa secondo cui i saluti romani, eseguiti al termine del corteo davanti alla targa di Ramelli, non erano un semplice gesto commemorativo, ma una manifestazione di matrice fascista potenzialmente pericolosa per l'ordinamento costituzionale. Anche l'Anpi si era costituita parte civile nel processo.
Chi era Sergio Ramelli
Sergio Ramelli era militante del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Il 13 marzo del 1975, all'epoca 19enne, Ramelli venne aggredito da quattro membri di Avanguardia operaia che, dopo averlo colpito con una chiave inglese, lo ridussero in fin di vita. Il giovane morì il 29 aprile 1975.
Da allora, ogni anno, i militanti dei partiti e delle organizzazioni di estrema destra sfilano per la città di Milano, terminando il loro corteo in via Paladini dove Ramelli viveva e dove oggi c'è un murale con la scritta "Ciao Sergio". Al termine della manifestazione, i militanti si esibiscono nel rito del "presente" e con i saluti romani in memoria del "camerata".